Errori e falsità del video BBC (parte 2)

“Sex Crimes and the Vatican”
Nella traduzione di Bispensiero
(Google video)

Nota – per riferimenti consultare questa pagina

parte 2

Video Commento

Speaker: Aiden restò così impaurito che ha taciuto per quarant’anni. Il prete che l’ha stuprato non è stato mai punito. Per capire a fondo il Crimen Sollicitationis, Colm si incontrò con Padre Tom Doyle, un esperto di diritto canonico, un tempo stimato in Vaticano, ma oggi non più a causa del suo interessamento agli abusi del clero.
Non è stato mai punito perché si è ucciso prima di arrivare al processo (come si deduce dal seguito del video, peraltro).
Padre Doyle non era assolutamente conosciuto nè aveva alcun ruolo neppure marginale in Vaticano, bensì era un cappellano dell’Ordinariato militare degli Stati Uniti

DOYLE – Il Crimen Sollicitationis prescrive una politica di segretezza assoluta su tutti gli abusi. Quello che leggiamo qui è una chiara politica di copertura dei casi di abuso commessi dai preti. E anche la punizione per quelli che vorrebbero richiamare l’attenzione su questi crimini ad opera del clero. Il che prova che le gerarchie ecclesiastiche sono interessate unicamente al controllo della situazione. C’è la chiara evidenza che la preoccupazione è solo di controllare e contenere il problema. Da nessuna parte c’è scritto di aiutare le vittime. La sola cosa che impone, invece, è di terrorizzare le vittime con la minaccia di punirle se raccontano l’accaduto. L’obiettivo è proteggere la reputazione dei preti, finchè la Chiesa non compia indagini. In pratica copre i preti pedofili.
Nella Crimen sollicitationis non si evince nulla di tutto questo, come è stato detto prima (precedente post): si chiede il segreto a coloro che partecipano al processo canonico. Stop. Non c’è alcun divieto di dire le cose, non c’è alcuna “chiara evidenza” che la Chiesa abbia comportamento omertoso, e infine: come “terrorizzerebbe le vittime”, punendole con cosa? Se ci fosse scritto qualcosa anche lontanamente simile a questo va bene, peccato che invece v’è scritto esattamente il contrario: chi viene a conoscenza di qualcosa deve parlarne con le autorità ecclesiastiche, e immediatamente, pena scomunica.

Infine, Doyle stesso ha dichiarato che alcune parti dove correggeva errori d’interpretazione di O’Gorman sul Crimen Sollicitationis sono state tagliate.


Speaker: Fu Ratzinger a imporlo per 20 anni, l’uomo eletto Papa lo scorso anno. Nel 2001 Ratzinger emanò il seguito del Crimen Sollicitationis. Lo spirito era lo stesso. Ribadiva con enfasi la segretezza, pena la scomunica. Ne inviò una copia ad ogni vescovo del mondo. Recentemente ha aggiunto che tutte le accuse devono essere vagliate esclusivamente dal Vaticano. In altre parole solo Roma può pronunciarsi sugli abusi sessuali sui minori.
1) La Crimen sollicitationis è stata superata nel 1983 a causa della riforma del Codice di Diritto Canonico e 2) il documento non riguardava l’azione della congregazione ma era rivolta ai vescovi. Ratzinger non ha emanato “il seguito”, ma una lettera operativa (De Delictis Gravioribus) che accompagnava la nuova legislazione sugli abusi sessuali emanata da Giovanni Paolo II nel 2001. Lo spirito era lo stesso, vero, ma appunto in significato diametralmente opposto a quel che dice il giornalista, in quanto esattamente come diceva la Crimen sollicitationis la scomunica sopravviene nell’unico caso in cui non si denuncia al proprio superiore quanto si sa. Infine non è che Papa Ratzinger ha “recentemente aggiunto che tutte le accuse devono essere vagliate dal Vaticano” ma questo era scritto nel motu proprio di Giovanni Paolo II.

(…)
COLM: il nuovo documento fu un’opportunità mancata di modernizzare l’atteggiamento della Chiesa, proprio mentre stavano esplodendo gli scandali più gravi negli Stati Uniti.
Peccato che quando uscì il documento tutti i commenti dei giornalisti furono “Finalmente la chiesa usa il pugno di ferro contro i pedofili”!

Speaker: Colm andò allora a Roma per capire se si trattava di casi isolati sfuggiti al controllo del Vaticano o una copertura sistematica da parte delle gerarchie ecclesiastiche.

COLM – Mentre nel 2002 gli scandali esplodevano in Irlanda, centinaia di casi stavano emergendo negli Stati Uniti. Un rapporto degli USA denuncia 4.500 preti accusati di violenza o abusi sessuali sui minori.

Il rapporto è quello del John Jay College, pagato (profumatamente) dalla Chiesa stessa ma indipendente, che invita attentamente a distinguere fra “accusati” e “condannati” e fra “rapporti con minori” e “pedofilia”. Il 78,2% dei casi non sono di pedofilia: cfr. Introvigne.

Speaker: Il centro degli scandali era Boston, e la storia si ripetè ancora una volta: i preti accusati venivano sollecitamente spostati da una parrocchia all’altra. Nuovamente veniva operata una copertura sistematica. Al vescovo prontamente allontanato subentrò allora Padre Patrick Wall, un ex benedettino al quale il Vaticano ordinò di imporre il Crimen Sollicitationis nelle diocesi del Minnesota.
Se i vescovi li spostavano violavano la Crimen solliciationis, inoltre non potevano imporre quel documento perchè non era più valido, e casomai dovevano imporre l’altro, che non diceva di mettere tutto a tacere.

L’espressione “imporre il Crimen Sollicitationis” è assurda, ma non solo e non tanto perché il documento non era più in vigore, ma perché non parlava affatto di casi di fronte a Tribunali dello Stato e dedicava ai casi di abusi con minori una riga (cfr. Introvigne). Inoltre “imporre il Crimen Sollicitationis” avrebbe significato imporre le norme, applicate analogicamente ai casi di abusi di minori, che impongono di denunciare gli abusi entro una settimana pena la scomunica. Infine la frase denuncia ignoranza abissale del diritto canonico: finché una fonte di diritto è in vigore, è in vigore per tutta la Chiesa di rito latino e non c’è bisogno di “imporla” a una diocesi o a una parrocchia.


WALL: Ero parte del sistema, ma mi accorsi di essere manovrato ingannevolmente. Fu la “notte dello spirito”. Tutto quello in cui avevo creduto per 10 anni… Decisi di non lavorare più per una istituzione che si sforzava di sembrare santa, ma che pensava solo a proteggere se stessa.

Speaker: Quando un prete fu accusato di abusi, fu semplicemente trasferito e Padre Patrick prese il suo posto.

WALL: La maggior parte dei casi non fu mai scoperta. La Chiesa è riuscita proprio in questo. Quello che realmente la chiesa vuole nei casi di abuso e violenza sui bambini, è che nessuno lo scopra, che tutto sia messo a tacere, che tutto sia soffocato. Se c’è bisogno di pagare, o di trovare un accomodamento, viene fatto. Avevamo un budget di 7 milioni di dollari nel 1996, destinato a questi casi. Ma soprattutto, dovevamo rispettare l’ordine che imponeva il segreto e dovevamo attenerci a quest’ordine, per soffocare gli scandali. Si poteva fare il possibile per le vittime, ma l’essenziale era mantenere la stabilità, la pace e la calma. Quindi quello che si doveva realmente fare era celare lo scandalo.

(…) (dialoghi di O’Grady dal film)
Speaker: O’Grady fu messo in prigione per sette anni. Adesso vive in Irlanda. Le sue vittime accusano il suo superiore, il cardinale di Los Angeles, Roger Mahoney, di aver trasferito O’Grady da una parrocchia all’altra per evitare lo scandalo.

La Chiesa non aveva “un budget di 7 milioni di dollari” ma è stata condannata a pagare globalmente 7 milioni di dollari con un’applicazione punitiva del principio della responsabilità oggettiva (anche se in parte questo denaro è stato pagato dalle società di assicurazione). Se il padre Patrick nascondeva i casi violava precisamente finché era in vigore l’istruzione “Crimen sollicitationis” che impone la denuncia al tribunale ecclesiastico pena la scomunica. E almeno dal 1984 la prassi negli Stati Uniti è quella di denunciare anche ai tribunali dello Stato i casi di abusi per cui esistano indizi seri e concordanti. Due vescovi in Florida che non hanno seguito questa prassi sono stati rimossi. Il vescovo Mahony non è stato rimosso, anzi è stato promosso cardinale, ma in realtà l’ha seguita (cfr. Introvigne).

(…) Speaker: Nel 2002 la Chiesa cattolica americana reagì allo scandalo che montava, istituendo un’associazione indipendente, chiamata Comitato Nazionale per il Riesame. Questi, per prima cosa, analizzò la reale portata del problema.
(…)
SPEAKER: Nella lettera di dimissioni Keating disse: “i preti non obbediscono ai mandati di comparizione, fanno sparire i nomi degli stupratori. Questa è una organizzazione criminale, non la mia Chiesa”.
Il Comitato comunque andò avanti e produsse una Carta per la protezione dei bambini. In tutto l’Occidente le accuse contri i preti provocarono risposte di questo tipo. In Inghilterra la Chiesa Cattolica ha introdotto un sistema di protezione dei bambini. Ma queste direttive sono frammentarie e il Vaticano non ha un solo documento fatto per proteggere i bambini dagli abusi sessuali da parte dei preti.

COLM: In America, nonostante la spinta alla trasparenza, quando l’attenzione dei Media calò, la Chiesa continuò ad analizzare le accuse in segreto, continuando ad emarginare le vittime.
(…)
PADRE TOM DOYLE: Non esiste nessun accordo per aiutare le vittime e nemmeno quelli che cercano di aiutarle, esiste però un accordo tacito per mentire sulla esistenza del problema. In quanto ai preti incriminati, non vengono sottoposti a inchiesta né perseguiti, ma semplicemente rimossi in segreto e senza rivelare i motivi del provvedimento. C’è una totale mancanza di considerazione per le vittime e per i minori destinati a essere le loro nuove vittime nella nuova parrocchia. Ma questo non accade solo negli Stati Uniti. In ogni paese del mondo avviene nello stesso modo.

Se precedentemente c’era un’associazione creata appositamente per le vittime… Nel caso O’Grady il vescovo Mahony ha sempre negato, sotto giuramento, di essere stato a conoscenza dell’episodio del 1976 quando ha dovuto affrontare quello del 1984. A chi credere? A un cardinale o a un detenuto che sa che, se svolgerà bene il suo compitino contro la Chiesa davanti alle telecamere,
gli sarà condonata metà della pena e tornerà libero di muoversi e magari (come si vede proprio in “Deliver us from evil” di Amy Berg) di andare ad appostarsi vicino agli asili? Questo vale anche per tutte queste frasi sulle vittime. Se O’Grady oggi è un uomo libero è per questo accordo con avvocati e giudici e per essersi schierato contro la Chiesa. Nel 2006 parlando ai vescovi irlandesi Benedetto XVI ha detto che la prima priorità – s’intende nei casi di abusi reali – è proprio privilegiare le vittime.

E’ assurdo che il Vaticano debba “proteggere” i bambini, e mica i bambini si proteggono con documenti. La reazione dell’autorità centrale c’e’ stata eccome, agli errori che sono stati commessi a livello locale. Ma di questo fatto non c’è traccia nel video, mentre si continua a difendere la tesi che sia tutta la Chiesa insieme a commettere questi presunti errori, volontariamente.


SPEAKER: Il Vaticano non ha risposto alle ripetute richieste di un’intervista sui casi esposti qui. Padre Henn ha perduto la sua battaglia contro l’estradizione negli Stati Uniti. Scappò dal quartier generale dei Salvatoriani, a Roma, dove si trovava agli arresti domiciliari. Si crede che si nasconda da qualche parte in Italia. C’è un mandato internazionale per il suo arresto. Il prete cattolico Oliver O’Grady scontò sette anni per abusi sui minori. Anche se gli psichiatri americani lo avevano definito uno stupratore sistematico che aveva bisogno di curarsi per tutta la vita, fu riportato in Irlanda nel 2001. Poiché tutto si svolse negli stati uniti, il suo nome non appare nel Registro dei criminali sessuali irlandesi e non ci sono restrizioni per quanto riguarda i suoi contatti con i bambini.
Qui sembra quasi che sia stato il Vaticano a farlo uscire. Ma il prete O’Grady fu mandato in Irlanda dalla giustizia civile, che evidentemente ha qualche falla.

Per quanto attiene alla vicenda dei Salvatoriani, le questioni di estradizione sono molto complicate. A meno comunque che il sacerdote in questione non esca mai per strada e rimanga sempre in edifici che godono di extraterritorialità (il che sembra rocambolesco) se è a Roma entra in territorio italiano e l’estradizione va chiesta all’Italia… che spesso non la concede verso gli Stati Uniti per ritorsione perché gli Stati Uniti spesso non la concedono verso l’Italia e perché in molti casi ritiene che le garanzie per gli imputati e la situazione carceraria non rispettino gli standard dell’Unione Europea, comunque non per motivi che ineriscano specificamente alla pedofilia o ai preti in genere (Introvigne)


PM: – Che altro è successo dopo tutto quello che è accaduto?

O’GRADY – Niente. La vita è andata avanti.

Da come è riportato il dialogo sembra, ancora, che grazie al Vaticano abbia potuto continuare a fare una vita “normale”. Ora sappiamo che è il contrario, è grazie alla sua partecipazione in quel film.

(2 – fine | parte 1 )

Si ringrazia il dott. Massimo Introvigne per la fattiva collaborazione.

Ha collaborato Duca De Gandia

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Errori e falsità contenuti nel video BBC (parte 1)

“Sex Crimes and the Vatican”
Nella traduzione di Bispensiero
(Google video)
Nota – per riferimenti consultare questa pagina

Video Commento
Inizia il filmato
Interno, Tribunale, il Pubblico Ministero e Padre Oliver O’Grady
Non ci troviamo in un Tribunale perché com’è noto nei Tribunali statunitensi sono vietate le riprese (infatti si vedono spesso i disegni che riproducono la scena processuale), ma in un film Deliver us from evil (2006), dove O’Grady ha recitato la sua parte ottenendo così di essere rilasciato e di aver potuto far ritorno in Irlanda dove ora vive come uomo libero.
Nota. Si può osservare che nella parte bassa dello schermo, dal momento 0.20 al momento 0.24, vi è una banda opaca che probabilmente nasconde una scritta – forse la dicitura originale che non ci troviamo in un’Aula di Tribunale
PM: Mostri alla telecamera come pensa di apparire quando commette un abuso sessuale, come se lo stesse facendo adesso. Non è un PM (Pubblico Ministero), è un attore, e le domande sono quelle fatte nel film, non in Tribunale.
Speaker: questo è padre Oliver O’Grady, un prete cattolico.
L’originale inglese dice “former catholic priest“, cioè “ex prete cattolico”, mentre Bispensiero omette “former” facendo credere che sia ancora un prete. In realtà all’epoca del film sicuramente non lo era più. Non è l’unico errore di traduzione che viene fatto (ad es. un altro c’è dopo poco quando si omette un “qualche volta” negli abusi di pedofilia di Fortune) ma per brevità d’ora in poi non li considereremo.
La Chiesa sapeva che era pedofilo. Invece di denunciare O’Grady la Chiesa lo protesse, nascondendolo alle autorità. O’Grady era stato già segnalato alla polizia, insieme ad altri due preti, da Roger Mahony allora vescovo di Stockton. La polizia solo per O’Grady nel 1984 “archiviò il caso dichiarando il sacerdote innocente”. Mahony non potè far altro che trasferirlo, dopo che due diversi psicologi che lo avevano esaminato per conto della diocesi avevano dichiarato che non costituiva un pericolo (cfr. Introvigne). Quindi non è vero che la Chiesa non lo avesse denunciato e non è vero che lo protesse nascondendolo alle autorità.
Quando si venne a sapere quello che succedeva a Ferns, le autorità ecclesiastiche locali, in ossequio alle direttive segrete della Chiesa Cattolica, misero tutto a tacere. Responsabile di quella imposizione fu il Cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI (…) Primo, unisce due vicende di pedofilia diverse: una, quella di O’Grady, seppure irlandese, si svolge tutta negli Stati Uniti, invece il rapporto Ferns si occupa dei casi avvenuti in Irlanda. Secondo, non era in ossequio ad alcuna direttiva segreta perché (a) il vescovo l’aveva addirittura segnalato all’autorità di polizia e (b) perché la Crimen Sollicitationis non indicava di mantenere alcun segreto (cfr. ivi), e 3) in tutti i casi quella istruzione non era stata emanata da Ratzinger ma da Giovanni XXIII e non era lui il responsabile dell’imposizione perché divenne prefetto della Congregazione nel 1981 (cfr. Wikipedia)
Quattro anni fa, Padre Sean Fortune si trovò al centro di un’inchiesta a largo raggio sugli abusi del clero sui minori. Lo scandalo venne fuori quando si parlò di un documento segreto del Vaticano, che copriva gli stupratori e riduceva al silenzio le vittime degli abusi. (…)
La frase è posta in modo da modificare il senso: non venne fuori lo “scandalo quando si parlò di un documento segreto”, ma per gli abusi di padre Fortune. Il documento infatti cui si riferisce (la Crimen sollicitationis) non è segreto ma è riservato ai vescovi, e non copriva gli stupratori ma al contrario obbligava ad istruire subito un processo canonico, inoltre non riduce al silenzio le vittime degli abusi in nessun paragrafo o parola. Sono deduzioni (false) che fa il giornalista, non vi alcuna dimostrazione o prova di quel che viene detto.
Speaker: la Chiesa locale sapeva che Padre Fortune era un pedofilo, ma invece di informare la Polizia cominciò a trasferirlo da una parrocchia all’altra. Quando esplose lo scandalo Padre Fortune si ammazzò prima del processo. Indagando su chi lo aveva aiutato a nascondere le sue malefatte, Colm riuscì a scoprire che era stato il più vecchio esponente della diocesi: l’Arcivescovo Brendan Comiskey.
Infatti era la “Chiesa locale” a trasferire padre Fortune, non la Chiesa. Si fa una grave confusione tra le due cose: l’arcivescovo Comiskey fu il responsabile di quelle azioni ma non per imposizione di direttive vaticane tant’è vero che una settimana dopo aver riportato quelle dichiarazioni, come viene riferito pochi fotogrammi dopo, ovvero quando il Vaticano ne venne a conoscenza, dovette dare le sue dimissioni (che furono accettate il 6 aprile 2002, cfr. Catholic Hierarchy).
(…) Speaker: le indagini misero in luce come il documento segreto Crimen Sollicitationis decretasse cosa fare con i preti pedofili. Incontrando le altre vittime di Ferns, Colm si rese conto che il documento indicava come mettere a tacere le accuse di abusi.
Le indagini misero sì in luce l’esistenza dell’istruzione Crimen sollicitationis, ma non per mettere a tacere le accuse di abusi come il video fa credere. La Crimen sollicitationis infatti prescrive l’esatto contrario ma l’autore non se ne avvede.
Speaker: Dopo l’aggressione, Aiden raccontò a un altro prete quello che gli era accaduto, ma questi, invece di rivolgersi alle autorità, invocò i dogmi della fede, impedendo ad Aidan di confidarsi con qualcuno.
Molta confusione: il prete a cui Aiden raccontò il fatto, secondo la Crimen sollicitationis avrebbe dovuto rivolgersi alle autorità ecclesiali, non giudiziaria, ma qui non si fa cenno alla cosa, dando per scontato che avrebbe dovuto rivolgersi all’autorità giudiziaria, cosa non vietata peraltro dalla Crimen sollicitationis stessa (vedi oltre), ma diversa. Inoltre, il giornalista probabilmente fa confusione tra “i dogmi della fede” (l’Immacolata Concezione, la Transustanziazione, ecc.) e il sacramento della confessione.
Speaker: Aidan non lo sapeva, ma il dovere del silenzio era parte di una delibera segreta della Chiesa Cattolica, chiamata Crimen Sollicitationis. La direttiva fu emanata nel 1962 ed ai vescovi cattolici di tutto il mondo fu raccomandato di tenerla in cassaforte. Istruisce su come trattare con i preti che adescano dal confessionale. Ma tratta anche di atti esterni ed osceni con bambini di entrambi i sessi, di pedofilia.
La Crimen sollicitationis non era segreta ma riservata ai vescovi, ed indicava loro come comportarsi. Le istruzioni erano per il clero dal clero, per lo svolgimento del processo. Il “dovere del silenzio” di cui si parla è semplicemente il segreto processuale, ovvero la consegna di riservatezza che riguardava soltanto i membri del clero attori nel processo (cfr. Il falso video BBC e cosa dice davvero la Crimen sollicitationis).
Speaker: Originariamente scritto in latino, impone l’assoluta segretezza alla vittima, al prete incriminato, ai testimoni. La pena per chi rompe il giuramento è la scomunica immediata.
Leggendo la Crimen sollicitationis non vi è alcun punto in cui si impone il silenzio alla vittima (cfr. documento originale). Ma qui si sta dicendo una cosa molto più grave, e cioè che la vittima non avrebbe dovuto dire niente alla polizia, pena la scomunica: cioè che la Chiesa terrorizzava con lo spauracchio della scomunica a non dire niente all’autorità giudiziaria, non solo prima che iniziasse il procedimento civile, ma addirittura a procedimento concluso, come si evince dalla dicitura “prete incriminato” invece che presunto prete pedofilo, e che la Chiesa ha così cercato di ostacolare le giustizia. In realtà, nella Crimen sollicitationis, del processo civile e di come comportarsi con l’autorità giudiziaria non si fa alcuna parola! Si può supporre allora che secondo il video il “crimine” sia proprio questo: che nel documento non si parli di aiuti alla vittima e di collegamento con il processo giudiziario, e che questo indica che la Chiesa imponeva il silenzio verso il mondo esterno: ma questa è ovviamente una deduzione sbagliata. Il documento non si occupava di questo e neanche doveva: era un’istruzione su come avviare il processo canonico all’interno del codice di diritto canonico.

(continua – Parte 2)

Il falso video BBC e cosa dice davvero la Crimen sollicitationis

Tutti quelli con un minimo di buona volontà che hanno visto e continuano a vedere il video BBC “Sex crimes and the Vatican” pensano disgustati “non può essere vero”. Infatti non è vero. Quel video è un falso, dall’inizio alla fine. A dimostrarlo ci han già pensato in tanti, ma purtroppo non basta.
Giova quindi ribadire e ricordare ancora una volta le cose. Adotterò uno stile che è abbastanza congeniale e comodo per me: un elenco di punti, massima brevità, cercando di essere il più chiaro possibile. Peraltro il compito mi è semplificato dalla mole di materiale che è già reperibile in rete.
Il falso si dipana in due mosse: prima il falso contenuto, poi la falsa forma. Il video si basa sul documento Crimen sollicitationis, ed è girato in modo da far credere allo spettatore alcune cose che non sono vere. Ad esempio si parte facendo credere che si è in Tribunale e che le domande al prete pedofilo O’Grady siano fatte da un Pubblico ministero, ma non è vero, sono invece le riprese di un film in cui O’Grady è stato pagato; si parla dell’intervista ad un ex-teologo pontificio, che invece ha dichiarato di aver detto cose diverse. E così via: la confutazione, frase per frase, di tutto il video sarà oggetto del mio prossimo post. Il tutto, in Italia, condito con dialoghi italiani falsati inseriti da Bispensiero che, ad esempio, fa terminare la domanda al prete pedofilo “Cosa è successo dopo?” con un “Niente”, che non è vero doppiamente: perché la frase nel video originale non corrisponde a verità, e perché Bispensiero ha anche tradotto in modo sbagliato l’originale in inglese, e non solo in questo ma in moltissimi altri passaggi, sempre in pejus.
L’effetto del falso video è dirompente perché il tema trattato è scandaloso e fa giustamente rabbrividire, mentre l’accusa rivolta contro la Chiesa si basa su una doppia presunta credibilità: da un lato perché si tratta di preti pedofili (il che è verissimo, sono loro e nessun altro) dall’altro perché proviene dalla BBC, quindi non è un romanzo come ad esempio Il Codice Da Vinci, ma un network giornalistico tra i primi al mondo. L’obiettivo editoriale del video, infine, è chiaro e falso: si sostiene che una delibera dell’Autorità centrale ecclesiastica ordinava ed ordina ai preti di mantenere la copertura di tali nefandezze, il che è l’esatto contrario di quello che dice la direttiva stessa. Quindi è una montatura ordita ai danni della Chiesa, ma per dimostrarlo ci vuole approfondimento: in questo post mi limiterò, come dicevo, a toccare i punti principali del falso, mettendo insieme i vari elementi, riassunti in uno schema obiezione-risposta. Qui si trova un utile elenco di articoli, documenti e post che spiegano meglio tutto questo.
1) La Crimen sollicitationis prescrive di mantenere il segreto sui casi di pedofilia ed è stata valida perlomeno fino al 2001.
Falso. La Crimen sollicitationis dice che appena il vescovo diocesano ha notizia della pedofilia deve istruire un processo canonico, discutere ed arrivare ad una sentenza nel più breve tempo possibile (quamtempum).
La Crimen sollicitationis è stata promulgata nel 1962 ed ha perso gradatamente validità dopo il 1983 per la riforma del Diritto Canonico Occidentale e, nel 1990, delle Chiese orientali. Alcuni delitti più gravi sono stati derubricati, e sono stati ripresi con la De Delictis Gravioribus di Ratzinger. Tra il 1983 e il 2001 c’è stata una sorta di vacatio legis su alcune questioni nella quale l’autorità locale inglese ed americana, invitata ad applicare il nuovo Codice di Diritto Canonico, ha invece compiuto una serie di errori anche gravi e di scelte autonome dovute alla differenza del diritto anglosassone (vedi oltre).
Paradossalmente se avessero seguito veramente la Crimen sollicitationis questo non sarebbe successo. Si guardi anche questo chiarimento sull’istruzione stessa, e la discussione su Wikipedia.
2) Nella Crimen sollicitationis si fa più volte riferimento al “secretum” del Sant’Uffizio.
Falso. Questo è dovuto alla mancanza di informazione sulla terminologia ecclesiastica (che alcuni suppongono sia stato frainteso in buona fede dalla BBC, ma io no): non è segreto, ma riservato. La Crimen sollicitationis era un’istruzione riservata ai vescovi. Se io superiore mando una direttiva aziendale a te dipendente non credo che tu vai in giro a farla vedere a tutti i clienti. Ovvio, la metafora non è adatta, ma se la Crimen Sollicitationis serviva per spiegare ai vescovi come comportarsi nei casi descritti nel documento (e infatti nel documentario si vede bene “confidential” e non “top secret”) non vedo in che modo la cosa potesse interessare ai preti o ai fedeli (anche perché sarebbe come far vedere le metodologie d’azione della polizia a tutti, quindi compresi possibili criminali).
Le istruzioni erano per il clero dal clero, per lo svolgimento del processo. Questa consegna di riservatezza riguardava soltantro i membri del clero che sono attori nel processo. Il più delle volte anche il presunto prete pedofilo non sapeva di essere sotto processo.
3) Nel rinnovare le norme si è protratto lo stato di omertà e di copertura dei pedofili.
Falso. Bertone in un’intervista ha riaffermato che “Con le vecchie norme si poteva parlare di pedofilia se un chierico aveva un comportamento delittuoso di questo genere con un minore di 16 anni. Ora questo limite di età è stato innalzato a 18 anni. Poi per questo tipo di delitto abbiamo prolungato la prescrizione a 10 anni e abbiamo stabilito che scatti a partire dal compimento dei 18 anni della vittima a prescindere da quando abbia subito l’abuso”.
Nella stessa afferma poi: “C’era soprattutto nel passato – ma a volte c’è ancora oggi – il rischio di una trascuratezza, di una minore attenzione alla gravità del problema da parte delle diocesi. Poi c’è anche la necessità di un maggiore raccordo tra Chiese locali e il centro della Chiesa universale, di un maggior coordinamento, di un atteggiamento che sia omogeneo da parte delle Chiese locali pur rispettando la diversità delle situazioni e delle persone.”
4) I vescovi Usa pagavano per non far scoppiare lo scandalo.
Falso. Poiché il diritto anglosassone è completamente diverso, lì è possibile un accordo tra gli avvocati per un patteggiamento prima ancora di andare in tribunale, cosa impensabile nel diritto latino.
L’istruzione Crimen sollecitationis è stata parzialmente riveduta nel 2001 dalla Congregazione per la dottrina della fede, con la lettera De delictis gravioribus, anche e proprio per ridurre questo tipo di procedure.
5) Si veniva scomunicati se si denunciava ai superiori il caso di pedofilia
L’esatto contrario: la scomunica incorre se non si denuncia il caso di pedofilia. Il cap. “De inquisizione” recita che avuta la prima denuncia (all’autorita’ ecclesiastica) è obbligo istruire la causa (sempre da parte del vescovo) entro brevissimo tempo. Al capitolo 18 inoltre: “In verità il fedele che consapevolmente omette di denunciare entro un mese colui, dal quale è stato istigato, contro la norma del canone 904 (sopraccitato), incorre nella scomunica latae sententiae (cioè automatica) non riservata ad alcuno (appunto perché automatica), non dovendo essere assolto se non dopo aver adempiuto al suo obbligo di denuncia o se non avrà promesso seriamente di adempierlo (Can. 2368, § 2).
6) C’era obbligo di segretezza e di non denunciare alla giustizia civile il caso di pedofilia
Falso. Nel video si sostiene che la vittima, il prete incriminato e i testimoni sono obbligati al segreto, cioè dopo che vanno davanti al tribunale vescovile gli veniva obbligato di non dire niente a nessuno sotto pena di scomunica. Cioè di non poter andare dal giudice: In realtà, come recita il Par. 11, l’ordine di segretezza pena la scomunica riguarda solo ed escluviamente le persone che
“a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto” cioe’ i giudici o comunque persone che per il proprio lavoro hanno a che fare col processo canonico.

Riassunto delle note ed articoli sul caso “Sex Crimes and the Vatican”

Aggiornamento
La pagina è stata aggiornata:

Ed ora abbiamo anche due icone per chi volesse porle sul proprio sito.
Non si placa l’ondata di interventi che si leggono sulla blogosfera, contro Ratzinger e contro la Chiesa, in merito alle presunte coperture del Vaticano ai preti pedofili, alla puntata di “Annozero”, ed al famigerato video della BBC da cui è rinforzata l’ondata di anticlericalismo all’amatriciana. Giova ricordare che è sempre quella BBC in cui, non più di un anno fa, emerse tra altre cose, da un summit segreto che coinvolse i massimi dirigenti della BBC, che l’emittente ha un pregiudizio negativo nei confronti della Chiesa cristiana ed un pregiudizio positivo verso l’Islam, e, sì quella stessa BBC che fu costretta a chiedere scusa per aver generato un falso documento sulle presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein che ha tra l’altro contribuito a provocare una guerra, quella in Iraq, così sanguinosa.
Nel tentativo di dare una sistematizzazione alla mole di materiale di controinformazione che getta una luce di verità su “Sex Crimes and the Vatican” e su tutta la serie di opinioni che si possono leggere al riguardo, ho fatto una paginetta che tenta di riassumere le note e gli articoli fin qui scritti sulla vicenda.
L’auspicio è che questo possa consentire a chi, come me, volesse ribattere punto per punto ed argomentare con serietà senza dover riscrivere sempre le stesse ormai notissime cose, di proporre un adeguato approfondimento basato su documenti consultabili con facilità, che pongano chiaramente la questione nelle sue dimensioni effettive e con gli attori reali, confutando la tesi, ripresa su Internet con squillo di trombe e rullo di tamburi grazie al tam tam della blogosfera, delle vicende dei preti pedofili in USA e Irlanda. Si è già parlato a proposito del video su questo blog, ricordandone le falsità, la tesi di fondo insussistente e l’attacco a Ratzinger sbagliato nei presupposti e nelle conclusioni, e non tornerò sull’argomento (segnalo solo l’ultimo mio articolo pubblicato sulla Rete Online composto in parte da un sunto degli ultimi post sulla vicenda apparsi qui).
Ecco dunque la pagina che può essere utile come riferimento:
Riassunto delle note ed articoli sul caso del video BBC “Sex Crimes and the Vatican” – Documentazione ed approfondimento
Ovviamente si tratta di un elenco largamente incompleto. Per questo, la mia preghiera è di diffondere e insieme segnalarmi altri interventi sull’argomento, ovviamente che soddisfino i requisiti di completezza, approfondimento e chiarezza che sono esigenza base di qualsiasi discorso serio sulla vicenda. Ringrazio fin da ora chiunque vorrà contribuire e mi scuso per quelli che non sono inclusi: si tratta esclusivamente di una mia mancanza, di tempo soprattutto: per questo rinnovo l’invito a segnalarmi i contributi sulla vicenda..

Ancora sul video della BBC / 5 (continua)

Non si finisce mai di saperne di più sul video della BBC di cui ancora tanto si parla (a sproposito). Mi ero ripromesso di terminare la mia serie di post sulla questione, ma è anche vero che in rete continua il dibattito, anzi è peggiorato dopo la puntata di Santoro. Cercare su Technorati per una parola chiave come quella che ho messo io, dà solo una minima idea della massa montante di sciocchezze che si possono leggere sui blog. L’ultima che ho letto, che mi trovo a rileggere spesso nelle sue varianti è qualcosa che suona come “Guardate e diffondete più che potete perchè la verità non deve rimanere soffocata”.. Tramutare la menzogna in verità: chi è che lo faceva? Non ricordo più…
Comunque, Introvigne mi segnala a sua volta ancora un altro suo articolo, Il documentario sui preti pedofili: tante bugie sul caso O’Grady, che contiene altre informazioni interessanti:

Chi ha visto su Internet o vedrà in televisione il documentario Sex Crimes and the Vatican tratto dal programma Panorama della BBC rimarrà senz’altro colpito dalla sinistra figura dell’ex prete Oliver O’Grady. Il documentario si apre o si chiude con l’ex sacerdote irlandese, che ha vissuto negli Stati Uniti dal 1971 al 2000, ripreso mentre descrive in termini piuttosto espliciti come adescava le sue vittime e quali tipi di ragazzini gli piacevano. Queste riprese sono un pugno nello stomaco: ma sono, a loro modo, anch’esse una bugia.

Non si tratta infatti di uno scoop della BBC ma di sequenze tratte dal film del 2006 Deliver Us from Evil (“Liberaci dal male”) della regista Amy Berg. Un film tecnicamente ben fatto, che ha ricevuto perfino una nomination per l’Oscar, ma dove il ruolo di O’Grady ha sollevato molte perplessità fra i sociologi e i criminologi che studiano i casi di pedofilia di cui sono stati protagonisti sacerdoti. Infatti la collaborazione di O’Grady con Amy Berg non è stata gratuita. È la conseguenza di un accordo con gli avvocati delle sue vittime che – dopo che O’Grady era stato condannato nel 1993 a quattordici anni di reclusione – hanno citato per danni in sede civile la diocesi americana di Stockton, ottenendo trenta milioni di dollari ridotti poi a sette in secondo grado. Gli avvocati che attaccano le diocesi per responsabilità oggettiva di solito lavorano secondo il principio della contingency, il che significa che una buona parte delle somme finisce nelle loro tasche, secondo accordi che per di più sono tenuti nascosti alla stampa. O’Grady si è prestato alle video-interviste degli avvocati – e di Amy Berg – e in cambio essi non si sono opposti al suo rilascio dal carcere dopo sette anni, accompagnato dall’espulsione dagli Stati Uniti verso la natia Irlanda, dove oggi il pedofilo è un uomo libero. Molti hanno criticato la Berg per avere collaborato con un individuo i cui crimini sono francamente ripugnanti, e le cui blande espressioni di pentimento non appaiono sincere. Ma per chi vede il documentario della BBC l’importante è capire che le dichiarazioni di O’Grady s’inquadrano in un accordo con avvocati che avevano bisogno soprattutto di sentirsi dire che il sacerdote pedofilo era stato protetto dalla Chiesa, cui speravano di spillare qualche milione di dollari.

Uno sguardo ai documenti del processo civile di secondo grado – dove i danni sono stati ridotti a meno di un terzo – mostra che O’Grady non la racconta del tutto giusta. Egli afferma – con evidente gioia degli avvocati – che il vescovo di Stockton (e oggi cardinale di Los Angeles) Roger Mahony sapeva che era un pedofilo e, nonostante questo, lo aveva mantenuto nel ministero sacerdotale. La causa racconta un’altra storia. Mahony diventa vescovo di Stockton nel 1980. Tra il 1980 e il 1984 deve occuparsi di tre casi di preti accusati di abusi sessuali su minori. Fa qualche cosa che stupirà i fan del documentario della BBC: non solo indaga, ma segnala i sacerdoti alla polizia. In due casi la polizia conferma che, dietro al fumo, c’è del fuoco: e i sacerdoti sono sospesi a divinis, cioè esclusi dal ministero sacerdotale. Nel terzo caso, quello di O’Grady, la polizia nel 1984 archivia il caso e dichiara il sacerdote innocente. Mahony si limita a trasferirlo, dopo che due diversi psicologi che lo hanno esaminato per conto della diocesi hanno dichiarato che non costituisce un pericolo. Tutti sbagliano: non solo perché già nel 1976 O’Grady aveva “toccato in modo improprio una ragazzina” (tutto si era risolto con una lettera di scuse e, contrariamente a quanto dice l’ex prete, gli avvocati non hanno potuto provare che il vescovo lo sapesse) ma perché si trattava di un soggetto pericoloso, che finirà arrestato e condannato.

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aggiornamento
E segnala anche quest’altro pezzo, L’ennesima bufala: il Papa non è mai stato “incriminato” in una causa in Texas:

In questi giorni leggiamo spesso che il cardinale Joseph Ratzinger sarebbe stato “incriminato” nel 2005 in Texas per avere “protetto i preti pedofili”, e si sarebbe salvato solo perché, eletto Papa, avrebbe iniziato a godere dell’immunità in quanto capo di Stato estero. Si tratta dell’ennesima bufala, lanciata dal parlamentare anticlericale Maurizio Turco e ripresa dal matematico e attivista dell’ateismo militante Piergiorgio Odifreddi. Va bene non conoscere il diritto canonico, ma qualche modesta informazione sul diritto in genere si richiede a chiunque voglia interloquire su questioni del genere.

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Intro vignae (nomen omen)

Forse anche per un cognome così, Massimo Introvigne l’ha presa ben a cuore la questione sui presunti scandali sessuali coperti dal Vaticano, tanto da dedicare un ulteriore articolo alla puntata di Annozero andata in onda giovedì scorso, in particolare sulle deduzioni che Odifreddi ha fatto dopo la trasmissione in cui, come si sa, non ha proprio brillato: Il matematico che sbaglia sui numeri.
D’altronde, male non fa, visto che – esattamente come era stato previsto – l’ondata di attacchi contro la Chiesa cattolica oramai monta sulla blogosfera che è una vergogna. La spazzatura è stata preparata bene, mica si gioca..

Ancora sul video della BBC / 4 (the end)

Appena ho visto che il documentario era stato cambiato, grande è stata la mia delusione. Quando ho visto i primi fotogrammi, la trasmissione di Santoro è iniziata, per come ero pronto a vederla, anche peggio di come avevo scritto: più che ad assistere ad un attacco contro la Chiesa cattolica ordito sulla base di un documentario spazzatura prodotto dalla Bbc, ho pensato che invece avrei assistito ad una buffonata all’italiana, in cui praticamente per paura di mandare in onda una serie di sciocchezze ampiamente sbugiardate su Internet il “buon” Santoro per non perdere la faccia avesse modificato il documentario stesso. Di fatto, così è stato: la censura che era stata fatta su alcune parti, dopo quando è stato trasmesso “per intero”, ha mostrato un documentario diverso, non quello che gira su Internet ma uno dove sono state tolte delle parti (ad esempio quelle dove si fa credere che Ratzinger abbia prodotto o promulgato o coperto il famoso documento “segreto” voluto invece da Giovanni XXIII, come ha fatto notare un ragazzo in studio. Una cosetta da nulla…), e dove è stata rifatta la traduzione in italiano edulcorando e rivedendo alcuni passaggi completamente fallati nell’originale in rete.
A quel punto rimanevano in piedi due accuse: la segretezza e il fatto che la Chiesa non faccia nulla contro i preti pedofili. Senza scomporsi tanto e mostrando un’invidiabile calma di fronte alla quantità di personaggi che il Conducator aveva chiamato all’attacco, Mons. Fisichella ha detto che la segretezza è processuale, esattamente come accade in qualsiasi ambito processuale (perché stiamo parlando di diritto canonico, giova sempre ribadirlo). E lì è finita la prima grande accusa come una bolla di sapone. Sulla seconda, per quanto possa essere vero, anche se relativamente, che fino ad un certo punto la Chiesa di Roma non si fosse resa bene conto di alcune pieghe che stava prendendo il fenomeno, è altrettanto vero, contrariamente a quanto tutti si affrettavano ad affermare, che ha poi preso provvedimenti, e che è stato proprio Ratzinger ad affrontare la situazione e ad avocare al Vaticano le cause in corso, invocando e dimostrando coi fatti una severità molto maggiore per tutti quelli coinvolti nella vicenda, altro che segreto e omertà.
Questo per quanto attiene al documentario in sè. Per il tema in generale, alla fine sono d’accordo con Fisichella, si prova solo una profonda tristezza per tutto quanto accaduto e soprattutto, come ha giustamente ribadito queste persone non dovevano diventare preti. C’era poco da dire che la Chiesa si dovrebbe vergognare, quando i presenti hanno introdotto questo pretestuoso argomento (che credo fosse il leit motiv su cui voleva basarsi Santoro) giustamente c’è stata una reazione forte del prelato: siamo orgogliosi del lavoro che facciamo e si va a testa alta. Certamente, però, si tratta di agire con maggiore determinazione su due campi: la selezione all’ingresso di persone con problemi sessuali, che non possono accedere al sacerdozio, e la severità con cui si puniscono gli eventuali abusi su bambini.
In ogni caso, Santoro ha mantenuto uno stile piuttosto morigerato, è stato a tratti perfino corretto e pacato, e non ha indulgiato sullo scontro verbale e fazioso come in genere fa. Sarà stato un miracolo, chi lo sa…
Odifreddi un po’ una nullità, soprattutto quando si mette a parlare di cose di chiesa, ma questo già si sapeva, e Don Di Noto sembrava un po’ “prete de strada” ma nient’affatto ingenuo. La Borromeo molto carina vestita di nero.
Finisco linkando la “pagella” di Massimo Introvigne sulla trasmissione, che non manca di spunti di interesse e di riflessione.

Ancora sul video della BBC / 3

Da una segnalazione del buon Duca in email, apprendo di un articolo a pag. 2 del Foglio di oggi dove Massimo Introvigne demolisce la BBC, da cui cito un piccolo stralcio:
“…nel 2006 ha “invitato” padre Maciel “a una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando a ogni ministero pubblico”. La procedura mostra da una parte l’estrema durezza della Santa Sede di Benedetto XVI anche in caso di accuse che non è possibile provare con certezza, dall’altra il ruolo della prescrizione cui termini in uso nei moderni tribunali risalgono a un avvocato italiano che si chiamava Cesare ma che di cognome non faceva Previti, come forse crede Santoro, ma Beccaria.
La prescrizione è un principio elementare di civiltà giuridica. Anche Santoro sarebbe in difficoltà se qualcuno lo accusasse oggi di abusi commessi trent’anni fa, chiedendogli di spiegare dov’era un certo pomeriggio del 1977.
Santoro dovrebbe anche spiegare che l’ex prete Oliver O’Grady, il disgustoso pedofilo le cui immagini aprono e chiudono il documentario, non sta parlando con la Bbc. Sta registrando un video concordato con gli avvocati di una causa civile miliardaria, contro la chiesa, che in cambio non si sono opposti a che questo autentico orco ricominciasse a circolare liberamente dopo soli sette anni di prigione. E che le statistiche che cita sono state smontate una per una da studiosi come Philip Jenkins.”

Inoltre un altro articolo del Foglio spiega che all’ultimo momento Santoro non ha più voluto Introvigne in trasmissione: troppo esperto e documentato in materia, evidentemente.
Secondo le notizie in possesso della testata, la difesa delle posizioni della Chiesa stasera verrà affidata a monsignor Fisichella, persona dal cipiglio severo cui Santoro farà fare la parte dell’arrogante. Ovvio che se l’unico a prendere le difese della Chiesa sarà un prete apparirà tutto meno credibile: che può fare un prete se non difendere la bottega che gli dà pane e lavoro?
Il mestiere di Fisichella non è esattamente quello del sociologo… nè del giurista in utroque jure: ma è un teologo! Una persona colta e preparata, indubbiamente, ma forse anche non felice per l’impianto che il faziosissimo Conducator vuole dare alla trasmissione. Vedremo.
Per queste e tutte queste ragioni, insieme ad insigni esponenti del mondo universitario e cattolico, anche politico, ho firmato e condivido l’appello proposto da Introvigne sul suo sito di non trasmettere alcun falso documentario ma invece proporre una trasmissione in cui si discuta seriamente dei problemi della pedofilia nella Chiesa.
Visto che tutti si affannano a prodigare i beni dell’informazione su Internet, che anch’io condivido pienamente, e che corrono a linkare e vedere lo scandaloso video della BBC, cosa su cui poi naturalmente ci sguazza anche Santoro affermando sornione che “Un video che è stato visto da 800.000 persone deve essere trasmesso anche in Rai, eh!”, credo sia cosa buona e giusta fare lo stesso linkando e rilinkando gli articoli del Foglio a seguire. Buona lettura.

LA TV INGLESE HA GIA’ DOVUTO SCUSARSI PER I FILMATI CALUNNIOSI
Da quando la Bbc è screditata la Rai ha deciso di imitarla
LE MOLTE FALSITÀ DI “SEX, CRIMES AND THE VATICAN”, L’INESISTENTE INDULGENZA DI RATZINGER VERSO I PEDOFILI
Usate un collegamento Internet senza fili? Sì? Siete stati dal medico? Dovreste farlo, se credete alla trasmissione Panorama della Bbc, da cui è tratto il documentario contro il Papa “Sex, Crimes and the Vatican”, che ha proclamato che le radiazioni di una rete Wi-Fi sono “tre volte più pericolose di quelle di un cellulare”, gettando nel panico le mamme che mandano i figli nelle scuole britanniche dotate di reti senza fili. Dopo le reazioni delle scuole, la Bbc ha dovuto precisare che parlando al cellulare per venti minuti il pupo assorbe più radiazioni che se utilizzasse senza sosta il Wi-Fi per un anno.
Non vi è simpatica la chiesa di Scientology? Non siete i soli, ma se volete informazioni critiche obiettive non affidatevi a Panorama. Scientology ha risposto a una puntata del programma inglese diffondendo su YouTube un video dove si vede il giornalista di Panorama mentre, fuori onda, inveisce e minaccia contro la chiesa cara a Tom Cruise. E’ dovuto intervenire il Comitato etico della Bbc, pubblicando una presa di distanze da Panorama. Insomma, per dirla con Paul Ockenden, editorialista dell’autorevole rivista d’informatica PC Pro disgustato dalla storia del Wi-Fi, “anni fa Panorama era un buon programma, ma ora è tutta spazzatura da tabloid spacciata in nome della vecchia reputazione”. E parliamo solo delle trasmissioni di un mese: maggio 2007.
Che il marchio Bbc garantisca la qualità di “Sex, Crimes and the Vatican” è uno degli argomenti usati dall’équipe di Annozero di Michele Santoro nella preview della puntata dedicata al documentario messa in onda via Internet. Una preview dove si è continuato a ripetere che chi chiede di non diffondere il filmato non ha argomenti, mentre i ventidue parlamentari e gli ottanta docenti universitari, che hanno sottoscritto l’appello di cui sono promotore, hanno fatto notare una serie di falsità clamorose. Per esempio, si afferma che l’istruzione vaticana “Crimen sollicitationis” del 1962 commina la scomunica a chi denuncia i preti colpevoli di abusi sessuali mentre è esattamente il contrario (è scomunicato chi, essendo a conoscenza degli abusi, non li denuncia); si confondono segretezza del processo canonico (di cui sola si occupano i documenti vaticani) e segreto del delitto, che neppure una riga di quei testi impone di non rivelare alle autorità civili; si pretende che l’istruzione “De delictis gravioribus” del 2001, firmata dal cardinale Ratzinger quando era prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, renda più difficile perseguire i preti accusati di pedofilia mentre al contrario lo rende più facile, tra l’altro allungando i termini di prescrizione fino a quando la vittima minorenne più giovane abbia compiuto i 28 (non i 18, come alcuni dicono) anni di età. Ma tutto serve, per far scorrere immagini di Benedetto XVI che, appena eletto, benedice piazza San Pietro mentre una voce fuori campo ci spiega che quest’uomo, il Papa, da trent’anni protegge i pedofili.
Il caso di padre Maciel
Agli esperti il documentario di Panorama, quando andò in onda, nell’ottobre del 2006, sembrò quasi uno scherzo. Infatti il cardinale Ratzinger aveva fama d’intransigenza assoluta quando sentiva parlare di pedofilia, anzi qualcuno sommessamente lo criticava perché non era abbastanza garantista. Nella preview di Annozero, rincarando la dose rispetto agli inglesi, si presenta come prova del buonismo di Ratzinger la sua presunta indulgenza verso padre Marcias Maciel, fondatore della (benemerita) congregazione dei Legionari di Cristo, accusato di abusi sessuali che risalirebbero in gran parte agli anni Cinquanta. Anche qui, è precisamente il contrario. Una mezza dozzina di ex religiosi ha “ricordato” abusi che padre Maciel avrebbe commesso venti o anche cinquant’anni prima. Altri hanno risposto affermando di avere ricevuto offerte di denaro perché confermassero calunnie inventate. Gli accusatori non si sono mai rivolti ai tribunali secolari, che non avrebbero preso sul serio ricordi a orologeria scattati decenni dopo i fatti. Proprio sulla base delle nuove norme del 2001 – quelle, secondo la Bbc e la Rai, più blande delle precedenti – la congregazione per la Dottrina della fede ha ritenuto di intervenire. Considerata la difficoltà anche per i tribunali ecclesiastici di ricostruire vicende vecchie di mezzo secolo, la congregazione – evitando ogni pronuncia esplicita sui fatti – nel 2006 ha “invitato” padre Maciel “a una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando a ogni ministero pubblico”. La procedura mostra da una parte l’estrema durezza della Santa Sede di Benedetto XVI anche in caso di accuse che non è possibile provare con certezza, dall’altra il ruolo della prescrizione i cui termini in uso nei moderni tribunali risalgono a un avvocato italiano che si chiamava Cesare ma che di cognome non faceva Previti, come forse crede Santoro, ma Beccaria. La prescrizione è un principio elementare di civiltà giuridica. Anche Santoro sarebbe in difficoltà se qualcuno lo accusasse oggi di abusi commessi trent’anni fa, chiedendogli di spiegare dov’era un certo pomeriggio del 1977.
Santoro dovrebbe anche spiegare che l’ex prete Oliver O’Grady, il disgustoso pedofilo le cui immagini aprono e chiudono il documentario, non sta parlando con la Bbc. Sta registrando un video concordato con gli avvocati di una causa civile miliardaria, contro la chiesa, che in cambio non si sono opposti a che questo autentico orco ricominciasse a circolare liberamente dopo soli sette anni di prigione. E che le statistiche che cita sono state smontate una per una da studiosi come Philip Jenkins. Anche un solo prete pedofilo è uno di troppo, e giustifica le severe misure invocate proprio da Benedetto XVI. Negli Stati Uniti, però, i sacerdoti condannati da tribunali federali o statali per abusi sessuali su minori (non tutti “pedofili”, perché chi abusa di una sedicenne è certo un criminale, ma non è un pedofilo) dal 1950 a oggi sono 105. Ce ne sarà certo qualcuno colpevole e non condannato, ma sostenere che le condanne sono migliaia è solo cattivo giornalismo.


In onda (forse) una bufala dolosa, buona per fare la solita caciara
Roma. A commentare il famigerato video della Bbc sui preti pedofili, nella puntata di Annozero intitolata “Non commettere atti impuri”, stasera ci saranno il matematico e ateista osservante Piergiorgio Odifreddi, monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, e don Fortunato di Noto, fondatore del Telefono Arcobaleno e di Meter, associazione che combatte la pedopornografia su Internet. Parteciperà alla trasmissione anche Colm O’Gorman, il giornalista irlandese autore del video della Bbc, mentre non ci sarà il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Centro studi sulle nuove religioni, che da anni si occupa delle polemiche sui casi di pedofilia in cui sono coinvolti sacerdoti cattolici americani. Prima invitato, poi “disinvitato”, a due giorni dalla messa in onda
della trasmissione, Introvigne si è sentito cortesemente spiegare da un collaboratore di Michele Santoro che la sua partecipazione era stata cancellata, a causa di non meglio identificati “motivi di casting”.
(…)
Quello che il video della Bbc definisce “documento segreto”, non soltanto era stato immediatamente pubblicato nel
bollettino ufficiale del Vaticano, ma da allora continua a essere consultabile sul sito della Santa Sede.
E’ solo una delle tante prove che dimostrano come quella della Bbc, rilanciata da Santoro, sia un’operazione basata su menzogne facilmente smascherabili, nella quale la parte di “fiction” prevale di gran lunga su quella “documentazione”. Un’operazione per nulla interessata a raccontare davvero il fenomeno dei preti pedofili e chiaramente indirizzata a costruire una leggenda nera attorno alla figura di Papa Ratzinger, dipinto come trentennale insabbiatore di abusi e protettore di preti criminali.
L’operazione è rozza e gaglioffa, ma per ora appare riuscita, almeno a leggere l’effervescente sito di Annozero. Dove, nel forum governato dalla musa della “generazione zero”, Beatrice Borromeo, si accumulano anatemi contro la chiesa cattolica, si grida alla libertà di informazione conculcata (per via delle polemiche sull’opportunità che la televisione di stato acquistasse e mandasse in onda il video della Bbc, peraltro già dilagante sul web), si alzano barricate virtuali in difesa di un prodotto che documenta semplicemente lo spaventoso pressappochismo e la tendenziosità di chi lo ha confezionato. Ieri, il Consiglio d’amministrazione della Rai ha affrontato la vicenda, e se non interverranno novità nella riunione prevista per stamattina, la gogna santoriana avrà corso come da palinsesto

Ancora sul video della BBC / 2

Interviene anche Sandro Magister dell’Espresso sulla nota questione del video della BBC, qui e qui.
Arrivati a questo punto credo che chiunque abbia abbia commentato sulla vicenda dovrebbe rileggere quello che si è detto e scritto e fare pubblica ammenda, evitando in futuro di prendere posizioni sulla Chiesa cattolica senza documentarsi molto bene prima di postare qualcosa, ma chissà perché sono sicuro che non sarà così, e troveremo ancora tante persone a scrivere a vanvera nella blogosfera :)
Alla BBC “Avvenire” insegna l’abc
Il documentario della BBC sulla pedofilia tra il clero cattolico che la RAI si appresta a ritrasmettere non rivela alcun fatto o documento nuovo. La sua originalità è solo nella tesi accusatoria, puntata contro Joseph Ratzinger cardinale e papa.

Un editoriale di Andrea Galli su “Avvenire” del 19 maggio ha già provveduto a polverizzare il fragilissimo impianto dell’accusa.

Ma chi volesse saperne di più, per quanto riguarda i “delicta graviora” che la congregazione per la dottrina della fede riserva al proprio giudizio, non ha che da andare sul sito del Vaticano, dove troverà gli originali latini del “motu proprio” di Giovanni Paolo II “Sacramentorum sanctitatis tutela” e della successiva lettera “De delictis gravioribus” firmata dall’allora prefetto della congregazione, Razinger, e dal segretario della stessa, Tarcisio Bertone: il “motu proprio” in data 30 aprile e la lettera in data 18 maggio 2001.

Per quanto riguarda invece lo stato della questione, il suo svolgersi negli ultimi decenni e la risposta della gerarchia ecclesiastica e di Ratzinger in particolare, chi è interessato non ha che da ridare un’occhiata al servizio pubblicato su “L’espresso” e su http://www.chiesa lo scorso novembre: “Violenze di preti su minori: bilancio della ‘purificazione’ in corso”. Lì troverà anche i rimandi ad alcuni capitoli della questione.
“Crimen sollicitationis”: il testo autentico

Al post precedente è utile aggiungere un link importante: all’istruzione “Crimen sollicitationis” che nel 1962, regnante Giovanni XXIII, l’allora congregazione vaticana del Sant’Uffizio trasmise ai vescovi di tutto il mondo su come istruire le cause canoniche contro i sacerdoti che abusano del sacramento della confessione per intessere relazioni sessuali con le loro penitenti, come anche con persone dello stesso sesso e con minori prepuberi.

L’istruzione, in latino, occupa una sessantina di pagine. E si deve al CESNUR, il Center for Studies on New Religions diretto da Massimo Introvigne, se ora è possibile leggerla nel suo testo originale, e non solo nell’equivoca traduzione commentata in inglese finora circolante sul web. Ecco il link in pdf: “Crimen sollicitationis”.

Puntuale è anche il commento che ne fa Introvigne. Egli giustamente mette in luce che, stando all’istruzione, lo scomunicato non è chi denuncia gli abusi – come il video della BBC vuole far credere – ma al contrario chi, conoscendoli, non li denuncia.

Ancora sul video della BBC

Mentre anche la BBC ha iniziato a parlare della vicenda Santoro, Cito alcuni passaggi di un post di Bernando (Critica della Ragion Pubblica) del quale vi consiglio la lettura:
(…) Dico subito che il documentario mostra una penosa ignoranza in materia di diritto canonico. La Chiesa Cattolica, com’è noto a chi non fa il gazzettiere tanto nello Stivale quanto nella perfida Albione, ha un proprio diritto penale, che regola il giudizio e le condanne dei sacerdoti. Tale diritto, che prevede pene che vanno dalla sospensione a divinis fino alla scomunica vera e propria, non si sovrappone mai alle leggi dello stato e non le esclude, configurandosi solo come fonte di un giudizio diverso e parallelo.
In quest’ambito, nell’aprile del 2001, Giovanni Paolo II rese pubblica la lettera apostolica “Sacramentorum sanctitatis tutela” contenente le norme per l’attribuzione di alcuni processi penali canonici alla Congregazione per la dottrina della Fede e di altri, invece, ai tribunali diocesani. Il cardinale Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto per la Congregazione della dottrina della Fede, pubblicò il mese successivo la lettera “De delictis gravioribus”, che non è altro che una sorta di regolamento di esecuzione delle norme stabilite dal Papa.
Su questo atto ufficiale i solerti giornalisti della BBC speculano (…) presentandolo in primo luogo come un documento segreto, laddove esso era invece presente il 18 maggio 2001 sia sul bollettino ufficiale della Santa Sede che sul sito del Vaticano, quindi dimenticando di ricordare che non si trattava di un’iniziativa autonoma del cardinale Ratzinger ma di un atto dovuto, necessario a dare applicazione alle norme stabilite in prima persona da Giovanni Paolo II, e infine facendo credere al popolo dei gonzi (…) che l’affermazione contenuta nel documento, secondo cui alcuni crimini più gravi, tra i quali la pedofilia, sono sottoposti alla giurisdizione della Congregazione per la Dottrina della Fede (tra l’altro proprio per evitare che eventuali amicizie in loco dell’imputato possano in qualche modo ammorbidire l’azione del tribunale), vada interpretata come un invito ai vescovi a occultare quei delitti alla giustizia secolare, riservandoli al solo tribunale ecclesiastico. Sia chiaro: questo è chiaramente falso, basta saper leggere. I contenuti dell’istruzione riguardano solo ed esclusivamente la ripartizione delle materie per singoli tribunali e ai sensi del solo diritto canonico, quindi al di fuori di qualsiasi rapporto con la giustizia penale secolare. La BBC specula sull’uso dell’aggettivo “esclusiva” dando a intendere che suggerisca la volontà di sottrarre quei delitti, tenendoli nascosti, alla competenza dei tribunali secolari, laddove siano anche penalmente rilevanti (l’atto di un prete che va a letto con una donna consenziente, per esempio, non lo è), mentre invece vuole solo affermare l’esclusione della competenza degli altri tribunali ecclesiastici su certe materie più gravi, ovviamente, lo ripeto per gli eventuali lobotomizzati all’ascolto, ai sensi e nei limiti del solo diritto canonico.
Questi giornalisti (…), insistono e puntano l’occhiolino strabico sulla nota n. 3 dello stesso documento, dov’è citata l’istruzione “Crimen sollicitationis” promulgata dall’allora Sant’Uffizio nel marzo 1962, sotto il pontificato di Giovanni XXIII. Tale istruzione, non emanata dal cardinale Ratzinger, che all’epoca faceva solo il professore di teologia in Germania, e che non si occupava comunque di pedofilia ma dell’abuso del sacramento della confessione da parte dei sacerdoti al fine di stabilire relazioni sessuali con le loro penitenti, ordinava che i relativi processi canonici si svolgessero a porte chiuse, al fine di tutelare gli imputati, in caso d’innocenza, le vittime e anche i testimoni. E’ opportuno rilevare che, oltre a non avere nulla a che fare con la pedofilia, la disposizione riguardava, anche in questo caso, i soli procedimenti canonici, e che da nessuna parte stava scritto che, nel caso tali abusi avessero anche rilievo penale per la giurisdizione secolare, dovessero essere in qualche modo occultati. C’era anzi l’obbligo dichiarato di denuncia, pena la scomunica, per chiunque fosse venuto a conoscenza di fatti simili. In conclusione: dichiarare che i processi canonici a carico di sacerdoti accusati di usare del sacramento della confessione per porre in essere relazioni sessuali con le penitenti dovessero svolgersi a porte chiuse, non significava in alcun modo manifestare la volontà di sottrarre gli stessi sacerdoti, nel caso avessero commesso atti rilevanti anche per la giustizia penale secolare, ai relativi tribunali civili.
Nel documento del 2001, firmato da Ratzinger, venivano poi adottate norme canoniche – sottolineo canoniche, perché di questo e solo di questo stiamo parlando – più rigide proprio per i casi di pedofilia, a partire dall’ampliamento dei normali termini di prescrizione fino al compimento da parte della vittima addirittura del ventottesimo anno d’età. Con ciò la Chiesa dimostrava e dimostra, contrariamente a quanto lascia intendere il documentario, l’intenzione chiara e ferma di perseguire la pedofilia senza alcuna tolleranza anche nell’ambito della propria disciplina interna.
D’altro canto, la nomina a prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede di un uomo come il cardinale William J. Levada, notoriamente implacabile nei confronti dei preti pedofili, conferma tale atteggiamento.
Per quanto riguarda, infine, gli eventuali ostacoli posti da singoli vescovi alle doverose inchieste delle autorità giudiziarie secolari sulla base di considerazioni di opportunità forse comprensibili ma in alcun modo condivisibili, Benedetto XVI si è espresso chiaramente e più di una volta, dichiarandole inaccettabili (si veda, per esempio, l’allocuzione ai vescovi irlandesi del 28 ottobre scorso). (…)