Qualcosa sull’automobile: dal diesel(gate), alle alternative a idrogeno ed elettrico

Alcune mie considerazioni sull’argomento diesel, e le alternative elettriche, ibride e ad idrogeno.
(just my 2 cents)

https://i2.wp.com/www.lucianogiustini.org/images/winterkorn.jpg

Premessa

I diesel hanno fatto passi da gigante negli ultimi dieci anni.

Basta vedere per strada una Focus Tdci o una Bravo Jtd dei primi anni 2000: spesso fanno fumo nero dallo scarico, in determinate occasioni come le accelerazioni o le decelerazioni. E poi osservare un diesel di ultima generazione – euro5, che circolano dal 2009, se non si vuole prendere un euro6: nessuna sbuffata nera, ma soprattutto, rispetto ad un’euro3 l’abbattimento delle emissioni inquinanti è superiore all’80%: un abisso. La differenza è ancora più evidente nei piccoli centri, dove non c’è stato, come ad esempio a Roma (quando era sindaco Veltroni) il divieto di circolare introdotto per le auto più inquinanti. A volte quando vado nei paesi e nelle città più piccole, mi stupisco di come lascino ancora girare diesel che inquinano più di 10 furgoncini ante euro!  Per non parlare dei pullman, ma qui andiamo fuori tema..

I motori diesel – per costituzione – sono ben più efficienti dei motori a benzina (è il motivo per cui, tra l’altro, consumano meno dei benzina): i turbodiesel di ultima generazione o comunque ben progettati possono arrivare ad un rendimento fino al 37-38%, mentre i migliori motori a benzina non superano il 26-27%. Il rendimento è la quantità di energia fornita dal carburante che è convertita in moto effettivo: il resto si trasforma in calore (attriti, sprechi, ecc.). Quindi: in un motore a benzina, 3/4 dell’energia finisce in calore (parte del quale va peraltro smaltito per non bloccare il motore stesso, attraverso il raffreddamento, che richiede energia) e solo il restante quarto è quello che viene effettivamente usato per muovere l’auto.

Contina a leggere su: http://www.lucianogiustini.org/blog/archives/2015/09/qualcosa_sullautomobile_dal_dieselg.shtml

aa

Annunci

L’inarrestabile marcia dei mid-SUV (sempre più economici ed urbani)

dacia_duster

Mentre il mercato auto italiano anche a Novembre fa segnare l’ennesimo mese di perdita (-4,5%), tanto che l’Unrae (l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) prevede quest’andamento anche per il 2014, c’è un settore in totale controtendenza che non conosce crisi: è il segmento dei SUV.

Sono diversi anni che i modelli a “ruote alte” godono di ottima salute, e questo andamento continua anche nella fase di crisi come quella attuale, nella quale le vendite delle autovetture in generale subiscono pesanti cali. Il settore dei SUV, invece, continua a macinare trend di crescita a due cifre.

Nella morfologia di questo settore, però, è in cambiamento anche la tipologia delle vetture: se fino a pochi anni fa SUV era sinonimo di auto ingombrante, spesso con consumi più alti e magari dall’aspetto goffo, oggi è diventata molto più urbana ed eco-compatibile, e l’offerta si è molto arricchita e diversificata: sono apparse sul mercato SUV di taglia media e perfino piccola, e dal 4×4 si è passati ad poter scegliere anche 4×2, ovvero con la trazione su due ruote, mentre per i motori c’è stato anche su questo settore un importante downsizing. Per merito di questa evoluzione, così, le vendite ne hanno rapidamente beneficiato e il mercato, complice anche la crisi che imperversa dal 2012, ha spostato la propria attenzione su quest’ultime tipologie di SUV, abbandonando  o quasi  quelli tradizionali di taglia grossa e con motori oversize.

La volta scorsa abbiamo parlato delle problematiche del comparto auto, che perde quasi un milione di pezzi immatricolati (dato riferito all’Italia). In questa prospettiva, dunque, il segmento dei SUV è quello con le maggiori prospettive di «tenuta» in un momento come l’attuale, che premia i modelli che mantengono meglio il valore nel tempo. Più ponderazione e meno acquisti emozionali: si punta al sodo e con una maggiore attenzione al rapporto qualità/prezzo. La scelta è diventata più matura e anche se un’auto alta dà più sicurezza e infonde un senso di padronanza della strada, la si sceglie con maggiore consapevolezza ed un occhio al portafoglio. Ovvero SUV si, ma “politically correct”.

Nella precedente puntata abbiamo visto la Mokka, sviluppata dalla Opel e venduta anche con marchio Chevrolet come Traxx, con alcune differenze nella linea e negli allestimenti (anche se non sui prezzi).

Questa volta parliamo della Dacia Duster, una proposta molto interessante di SUV mid-size che fa capo al gruppo Renault, forte di un numero di vendite vicine ai 450.000 esemplari in tre anni di vita ed un successo che non sembra conoscere ostacoli. La Duster è stata interessata proprio in queste settimane da un leggero restyling, che ha riguardato sostanzialmente gli interni, e che conferma lo stile e le qualità di questo modello, rendendolo più ricco e confortevole e facendogli perdere definitivamente il soprannome di low-cost. La Duster è una vettura versatile, che alla sua anima di SUV che integra prerogative della categoria  (la statura e l’altezza da terra destinate a favorire la marcia sui fondi off-road, sebbene non estremi) a spaziosità e robustezza, insieme ad una sorta di “snobismo SUV” peculiare di questo modello – il prezzo è infatti molto più conveniente in rapporto alle altre concorrenti sul mercato.

– Continua a leggere su: lucianogiustini.org