Andrea Leone: c’era una volta l’Eur Adesso trionfa il degrado

Il figlio del grande regista: ostaggi delle prostitute. «L’unico momento in cui è stato risolto il problema delle lucciole fu quando Gava era ministro dell’Interno»

Source: roma.corriere.it

Testimonianze sul degrado inarrestabile dei quartieri di Roma. Questa volta tocca all’Eur..

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Come va? (140 risposte possibili)

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“Come va?”

1. Icaro: “Uno schianto”
2. Proserpina: “Mi sento giù”
3. Prometeo: “Mi rode…”
4. Teseo: “Finché mi danno corda…”
5. Edipo: “La mamma è contenta”
6. Damocle: “Potrebbe andar peggio”
7. Priapo: “Cazzi miei”
8. Ulisse: “Siamo a cavallo”
9. Omero: “Me la vedo nera”
10. Eraclito: “Va, va…”
11. Parmenide: “Non va”
12. Talete: “Ho l’acqua alla gola”
13. Epimenide: “Mentirei se glielo dicessi”
14. Gorgia: “Mah!”
15. Demostene: “Difficile a dirsi”
16. Pitagora: “Tutto quadra”
17. Ippocrate: “Finché c’è la salute…”
18. Socrate: “Non so”
19. Diogene: “Da cani”
20. Platone: “Idealmente”
21. Aristotele: “Mi sento in forma”
22. Plotino: “Da Dio”
23. Catilina: “Finché dura…”
24. Epicuro: “Di traverso”
25. Muzio Scevola: “Se solo mi dessero una mano…”
26. Attilio Regolo: “Sono in una botte di ferro”
27. Fabio Massimo: “Un momento…”
28. Giulio Cesare: “Sa, si vive per i figli, e poi marzo è il mio mese preferito…”
29. Lucifero: “Come Dio comanda”
30. Giobbe: “Non mi lamento, basta aver pazienza”
31. Geremia: “Sapesse, ora le dico…”
32. Noè: “Guardi che mare…”
33. Onan: “Mi accontento”
34. Mosè: “Facendo le corna…”
35. Cheope: “A me basta un posticino al sole…”
36. Sheherazade: “In breve, ora le dico…”
37. Boezio: “Mi consolo”
38. Carlo Magno: “Francamente bene”
39. Dante: “Sono al settimo cielo”
40. Giovanna d’Arco: “Si suda”
41. San Tommaso: “Tutto sommato bene”
42. Erasmo: “Bene da matti”
43. Colombo: “Si tira avanti”
44. Lucrezia Borgia: “Prima beve qualcosa?”
45. Giordano Bruno: “Infinitamente bene”
46. Lorenzo de’ Medici: “Magnificamente”
47. Cartesio: “Bene, penso”
48. Berkeley: “Bene, mi sembra”
49. Hume: “Credo bene”
50. Pascal: “Sa, ho tanti pensieri…”
51. Enrico VIII: “Io bene, è mia moglie che…”
52. Galileo: “Gira bene”
53. Torricelli: “Tra alti e bassi”
54. Pontorno: “In una bella maniera”
55. Desdemona: “Dormo tra due guanciali…”
56. Newton: “Regolarmente”
57. Leibniz: “Non potrebbe andar meglio”
58. Spinoza: “In sostanza, bene”
59. Hobbes: “Tempo da lupi”
60. Vico: “Va e viene”
61. Papin: “Ho la pressione alta”
62. Montgolfier: “Ho la pressione bassa”
63. Franklin: “Mi sento elettrizzato”
64. Robespierre: “Cè da perderci la testa”
65. Marat: “Un bagno”
66. Casanova: “Vengo”
67. Goethe: “C’è poca luce”
68. Beethoven: “Non mi sento bene”
69. Shubert: “Non mi interrompa, per Dio”
70. Novalis: “Un sogno”
71. Leopardi: “Sfotte?”
72. Foscolo: “Dopo morto, meglio”
73. Manzoni: “Grazie a Dio, bene”
74. Sacher-Masoch: “Grazie a Dio, male”
75. Sade: “A me bene”
76. D’Alambert e Diderot: “Non si può dire in due parole”
77. Kant: “Situazione critica”
78. Hegel: “In sintesi, bene”
79. Schopenhauer: “La volontà non manca”
80. Cambronne: “Boccaccia mia…”
81. Marx: “Andrà meglio…”
82. Carlo Alberto: “A carte 48”
83. Paganini: “L’ho già detto”
84. Darwin: “Ci si adatta”
85. Livingstone: “Mi sento un po’ perso”
86. Nievo: “Le dirò, da piccolo…”
87. Nietzsche: “Al di là del bene, grazie”
88. Mallarme’: “Sono andato in bianco”
89. Proust: “Diamo tempo al tempo”
90. Henry James: “Secondo i punti di vista”
91. Kafka: “Mi sento un verme”
92. Musil: “Così così”
93. Joyce: “Fine yes yes yes”
94. Nobel: “Sono in pieno boom”
95. Larousse: “In poche parole, male”
96. Curie: “Sono raggiante”
97. Dracula: “Sono in vena”
98. Croce: “Non possiamo non dirci in buone condizioni di spirito”
99. Picasso: “Va a periodi”
100. Lenin: “Cosa vuole che faccia?”
101. Hitler: “Forse ho trovato la soluzione”
102. Heisemberg: “Dipende”
103. Pirandello: “Secondo chi?”
104. Sotheby: “D’incanto”
105. Bloch: “Spero bene”
106. Freud: “Dica lei”
107. D’Annunzio: “Va che è un piacere”
108. Popper: “Provi che vado male”
109. Ungaretti: “Bene (a capo) grazie”
110. Fermi: “O la va o la spacca”
111. Camus: “Di peste”
112. Matusalemme: “Tiro a campare”
113. Lazzaro: “Mi sento rivivere”
114. Giuda: “Al bacio”
115. Ponzio Pilato: “Fate voi”
116. San Pietro: “Mi sento un cerchio alla testa”
117. Nerone: “Guardi che luce”
118. Maometto: “Male, vado in montagna”
119. Savonarola: “E’ il fumo che mi fa male”
120. Orlando “Scusi, vado di furia”
121. Cyrano: “A naso, bene”
122. Volta: “Più o meno”
123. Pietro Micca: “Non ha letto che è vietato fumare”
124. Jacquard: “Faccio la spola”
125. Malthus: “Cè una ressa…”
126. Bellini: “Secondo la norma”
127. Lumiere: “Attento al treno!”
128. Gandhi: “L’appetito non manca”
129. Agatha Christie: “Indovini”
130. Einstein: “Rispetto a chi?”
131. Stakanov: “Non vedo l’ora che arrivi ferragosto…”
132. Rubbia: “Come fisico, bene”
133. Sig.ra Riello: “Sono stufa!”
134. La Palisse: “Va esattamente nella maniera in cui va”
135. Shakespeare: “Ho un problema: va bene o non va bene?”
136. Alice: “Una meraviglia”
137. Dr. Zap: “Bene, la sai l’ultima?”
138. Verga: “Di malavoglia”
139: Heidegger: “Quante chiacchiere!”
140. Grimm: “Una favola!”

─ Umberto Eco, Il secondo diario minimo

E tu? Come va? ;-)

Dieci anni fa, papà

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Sono passati dieci anni da quando te ne sei andato, papà. Tutto sommato, non moltissime cose sono cambiate da allora. Sono tanti, sembravano meno. Quaggiù si sta sempre un po’ più soli, sai…

Scrivevo nella lettera d’addio `Sei circondato dall’affetto dei cari, sui quali leggi la tua sofferenza. Arrivi a dire qualcosa come “sono un po’ in ribasso”, e’ la tua dignita’, che ti chiede di non usare frasi grosse. Ci hai sempre voluto tranquillizzare, mentre ti allontanavi sempre di piu’.

Eravamo tutti un po’ scioccati da come te ne sei andato. Forse io ero un po’ più preparato perché parlavo coi medici, mamma meno, lei in cuor suo non ci voleva credere.

Caro papà, oggi sono 10 anni. Allora sembrava che potessi fare chissà cosa, oggi posso dire di essere molto cambiato, forse anche un po’ scoraggiato. So che questa è una parola che a te non piaceva. Me lo ricordo bene, spesso passavamo giornate a discutere sui voli pindarici che tu facevi, pieno di idee e di volontà di realizzare tutto, e i miei dubbi, il mio realismo, e insieme le possibilità che si spalancavano e facevano sognare. La nostra diversità ci ha spesso allontanato e poi riavvicinato, come un balletto, poi è arrivata la malattia e allora io ho smesso di stare sempre a discutere.

Sai papà, sapevo quanto ci tenevi al nostro rapporto, e di quanto soffrivi dei miei silenzi, o del fatto che non parlassi volentieri con te dei miei problemi. Che erano tanti, ero un ragazzo difficile e lo sono stato a lungo, forse tuttora, ben oltre la soglia dell’adolescenza quando uno dovrebbe essere maturo, responsabile, e autosufficiente..

Sicuramente ti avevo idealizzato io stesso, come si fa con i papà forti, quelli che lasciano un segno indelebile nella tua vita. Con molta fatica ho potuto fare i conti con la tua figura grande e affettuosa, soprattutto perché non ho avuto tempo, è come se si fosse interrotto un percorso che a fatica avevamo finalmente iniziato. Chissà, magari ci saremmo potuti capire, anche se il più ermetico dei due ero io, perché tu papà le cose le dicevi in faccia, anche se a volte credo che esagerassi. E anch’io, certo, l’ho fatto. Ma mi volevi talmente bene che mi scusavi sempre, anche nei momenti in cui – col senno di poi – avrei dovuto tacere, oppure moderare il mio temperamento. Altri tempi.

Dieci anni, papà, eppure sembra l’altro ieri. In qualche caso saresti stato anche fiero di me. Ho terminato quella maledetta laurea, ho lavorato in grandi aziende I.T. e in piccole società di software, facendo esperienze e trovando conflitti che in qualche caso ho affrontato e risolto, in altri casi no. Invece la rivista, te la ricordi? – quella che avevi scoperto per caso da una lettera in cui mi chiamavano “direttore”, quella poi l’ho sospesa, così come anche altre cose di ciò che sembrava un’intramontabile passione per l’informatica… Tu che mi ritenevi un genietto dei computer, alla fine avevi accettato che passassi le mie giornate con Internet, la programmazione, gli articoli…

Lo so che ci tenevi, papà, anche a un’altra cosa. Purtroppo, come penso saprai, non ho novità in quel senso. Ci ho provato, ma probabilmente non sono giusto per questo genere di cose.

Una volta mi ricordo che una cara amica parlò di te. Non ti aveva conosciuto direttamente, ma sapeva della tua storia. Disse che tu eri stato un giusto, usò quell’appellativo che sta ad indicare un uomo che nella vita si è comportato rettamente, senza cedere all’incoerenza, all’odio, alle mezze misure, ma che aveva saputo donare speranza, amore. Oh sì, eri anche intransigente, ma nessuno è perfetto, papà, sennò saresti stato un santo, invece come ogni uomo davvero giusto, sapevi che avevi commesso anche tanti errori.. Mi piaceva quel termine, poi richiamava anche il nostro cognome, piccoli giusti..

Invece, io, ecco. Piccolo di sicuro, giusto non credo, cerco di ricordarti come la persona che mi ha dato tanto e chiesto anche tanto. Ma soprattutto, nel mio percorso di crescita che ho affrontato questi anni, ho capito anche che qualche problema tra noi era inevitabile, e che forse non l’abbiamo mai affrontato veramente, ma che l’amore che mi hai dato mi ha aiutato, molto, davvero. Mi dispiace di non averti potuto dire grazie. Forse è arrivato, in questi anni. Col cuore non si scherza.

FCA è bellissimo. Anche perché non lo vedrà nessuno

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Allora. Lungi da me difendere la Fiat. E l’excusatio non petita è ok. Questo post è per parlare del logo. La scelta del logo FCA, con la A a forma di freccia, il font un po’ alla Star Trek, l’acronimo che sembra un’altra cosa (ah ah ah), il posizionamento, l’utilizzo, il contesto, il colore, ecc.

Il mio proposito è questo: siccome scrivo ogni tanto robe che riguardano il mondo automotive, e pur non intendendomi in senso stretto di loghi e creatività, di quel mondo qualcosa ci capisco, sto per scrivere qualcosa che difende la scelta del Gruppo Fiat. Riguardo al logo (e al nome, naturalmente). E metto le mani avanti: vorrei circoscrivere l’argomento, anche se so che è difficile. Marchionne ha scelto la sede legale in Olanda? Ok, non è bellissimo, ma non centra col logo. Vogliono pagare meno tasse mettendo la residenza in UK? Non è che come italiano sia proprio felicissimo, ma è legittimo, e tanto Befera (Equitalia) ha già dichiarato prontamente che verificherà. Peraltro queste scelte di posizionamento societario sono comuni a moltissimi gruppi, per dire anche alla Renault, con tutto lo sciovinismo dei francesi. E comunque: anche se Marchionne si mette un maglione a pois arancioni su background verdolino – comunque non centra col logo e con la scelta del nome.

Quando è stato presentato il nuovo logo in pompa magna, si sono alzati strali contro quello che è stato ritenuto come il  nuovo logo della Fiat. Ho letto su Facebook  commenti sarcastici e velenosi,  poi li ho letti sul gruppo Creativi e sui vari profili di Facebook di “addetti ai lavori”, e  sul sito di Tiragraffi sul quale sono stato chiamato a dire la mia (grazie Valentina!). E tra un “Che schifo!”, un “Hanno sbagliato tutto!”, un “Non capiscono un ca**o come sempre”, e un “Ma chi ha fatto il logo, la zia di Marchionne!?” (è stata la Robilant, tra parentesi, che ci ha anche scritto qualche cosa su un po’ appiccicata), ho provato con scarso successo a commentare.

Purtroppo, si è verificato un tipico effetto Dunning-Kruger. L’effetto D-K è quando si parla di qualcosa per cui si ritiene di avere una qualche competenza, tendenzialmente mutuata dalla rete, e invece non è così.

FCA è il logo del nuovo Gruppo che nasce per gestire (e possedere) i Marchi Fiat e Chrysler, non sostituisce i loghi Fiat e Chrysler. E’ l’equivalente, per rimanere vicino, della PSA (Peugeot, Citroen), che gestisce i rispettivi Marchi oltralpe e nel mondo. Sono società e loghi che hanno senso in campo economico e finanziario e che non vedremo mai sulle macchine.

Riassumendo: nel mondo automotive è nato un nuovo Gruppo automobilistico: FCA. Non è nato un nuovo marchio di automobili, né vedremo mai il nome FCA su alcun cofano e neanche sotto il cofano, neanche sul libretto di istruzioni, o sul modello di finanziamento, su un contratto d’acquisto. Forse, ma non è detto, lo vedrà qualche contabile amministrativo, e probabilmente, in forma del tutto dematerializzata, qualche investitore, e sicuramente, sarà presente nella borsa di New York e in quella di Milano.

L’articolo continua su Tiragraffi Magazine

Qualcosa sull’incontro: Vinton Cerf e le terrazze romane

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Grazie alla gentilezza di Padre Antonio Spadaro ho potuto partecipare all’incontro che si è tenuto a Roma alla splendida Terrazza Caffarelli con Vinton Cerf, l’uomo che oltre alla sua poderosa formazione culturale e professionale vanta un titolo che renderebbe orgoglioso chiunque: è infatti l’inventore di Internet. Vint Cerf e Tim Berners-Lee si dividono la fama l’uno della creazione e fondazione dell’infrastruttura della rete, e l’altro del Web, ovvero della struttura di protocolli (il World Wide Web appunto) che ci permette dagli anni ’90 di navigare su Internet.

In quest’occasione si è potuto parlare di temi che sono fondamentali nell’aspetto umano dell’interazione telematica, e a farlo, insieme ad Antonio Spadaro e oltre a Vinton Cerf c’era anche mons. Celli, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. Ecco un breve resoconto delle cose che mi hanno colpito di più. Il tema della serata, organizzata insieme a Google e Civiltà Cattolica, era “Internet dono di Dio”.


Celli:
Chi è il tuo prossimo? È una domanda chiave da porsi di fronte a Internet. Nell’insegnamento cristiano il prossimo sono le persone che ti trovi affianco… il tuo vicino di prossimità. Ma la cura che poni nell’affrontare le relazioni con chi ti trovi affianco si può declinare nel mondo del Web con altrettanta efficacia, e soprattutto attenzione. Il dialogo è lo strumento fondamentale, senza dialogo non ci si può porre in una forma di relazione con l’altro che sia amico o semplice internauta casuale. Ma il dialogo, che va sempre bene, dove a volte conta il saper argomentare e altre volte è proprio la rinuncia a voler imporre le proprie idee ad essere necessaria, ha un elemento essenziale: l’ascolto. Senza l’ascolto profondo, attento e rispettoso dell’altro non ci può essere una vera relazione col nostro prossimo.


Spadaro:
Abbiamo un enorme surplus di conoscenza. Diversa da prima che era per piccoli gruppi, testi, didattici ecc. Questo surplus si struttura e dipana appunto in quella che viene chiamata
intelligenza collettiva …ma che cosa ce ne facciamo di tutta questa conoscenza condivisa di intelligenze.. Anche spiritualità condivisa…
E cosa ne può fare la Chiesa?
La dimensione da scoprire e riscoprire è sicuramente la dimensione dell’inclusività. Che è propria di questo Papa. Ed è propria di Internet! Una “chiesa delle porte aperte”. Internet in questo senso è inclusivo senza precedenti.


Celli:
Ma ci toglie tempo. C’è una spiritualita laica dell’uomo. Tu mi chiedevi che cosa ne può fare la chiesa…

L’apporto principale è nella relazione della condivisione: è un camminare con. 
“La mia parrocchia è il vasto mondo”. (Yves Congar)


Cerf:

Internet è un dono. Senza dubbio. La chiesa può fare molto per riuscire a capire e ad interpretare i contenuti sulla rete, che a volte sono interessanti, altre volte da rigettare, e nel mezzo c’è il resto, il dialogo, il continuo intrecciarsi delle idee e delle discussioni costruttive e distruttive.


Spadaro:

Come si fa a fare incontro e dialogo sulla rete? Le risposte che ho da Google che mi conosce e mi corrisponde meglio sono sempre più efficienti ed efficaci. Ma rischio di perdere l’alterità. 


Celli:

Noi abbiamo il “problema” del magistero autoritativo. Invece in rete non c’è. Ci deve essere invece un dialogo rispettoso con l’altro. Con la verità dell’altro. Su Internet non c’è la verità con la V ma “le verità”. Accogliere l’altro come una ricchezza nel mio cammino di ricerca.


Cerf:

Il “dono” della rete è proprio avere risposte da chi non la pensa come te. E tu devi essere pronto a dialogare e ascoltare chi non è d’accordo con te!

L’Harley-Davidson di Papa Francesco venduta ad una cifra record

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Si è svolta ieri al Grand Palais di Parigi l’asta di Bonhams che ha visto come protagonista la moto del Pontefice, donatagli il giugno scorso dalla Casa di Milwaukee in occasione della festa per i 110 anni di Harley-Davidson. La moto ed il giubbotto in pelle, anch’esso firmato, sono stati battuti a 299.000 euro

Luciano Giustini‘s insight:

Venduta in 6 minuti: tanti sono bastati per l’Harley Davidson firmata da Papa Francesco e piazzata alla cifra record di 241.500 euro

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Qualcosa sull’incontro (virtuale e non)

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L’uomo è fatto per l’incontro, si realizza nell’accostarsi all’altro uomo
─ R. Guardini

Questo post nasce da uno scambio di opinioni su Facebook con Simone Sereni (valentissimo editor di Vino Nuovo e mio intern nel vasto mondo della cultura cattolica innovativa). Il tema, neanche a dirlo, è un leit motiv di qualsiasi conversazione o discussione passatempista, semiseria o serissima su un tema delicato quanto attuale: l’incontro, nella specie reale e virtuale. La conversazione a sua volta prendeva spunto da un articolo di Chiara Giaccardi, che a sua volta verteva sul documento che Papa Francesco ha scritto recentemente per la 48a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro“, dove Bergoglio giustamente sottolinea un insieme di concetti che vanno dal tema della prossimità a quello dell’incontro, dalla specificità della comunicazione alla cultura del dono: leggetelo, ne vale la pena. Sul tema ci sono anche tanti interventi – tendenzialmente molto più interessanti del mio – ad es. su Cyberteologia, su Korazym, o ancora Antonio Spadaro su Radio Vaticana.

Ognuno esamina la questione dal lato che più gli appartiene – quello teologico, quello comunicativo, quello emotivo, quello psicologico, quello sociale, ecc.

Io la vorrei vedere dal lato telematico, che conosco meglio. E siccome sono un trombone arruginito dico sempre le stesse cose, da anni (e meno male che non posso linkare Beta): la comunicazione o l’incontro telematico non è uguale né paragonabile né assimilabile, né simile, né paritetico né complementare a quello reale. E’ una cosa diversa, ed è inferiore. Inferiore non nel senso che vale di meno, inferiore nel senso che è un pezzo di comunicazione (ed è più o meno un quinto, vedi nello specifico la mia solita lezione n.2 che sta su Slideshare). In altri termini: stando dietro a uno schermo e battendo sui tasti, al massimo si può arrivare a esprimere 1/5 della comunicazione totale che si potrebbe realizzare direttamente con quella persona. Se ci mettiamo anche Skype o la voce e una webcam, forse ci avviciniamo – molto grossolanamente ed in misura variabile – a 1/4, ma bisogna proprio essere empatici, e senza illudersi. In generale però quella che si sta diffondendo in questo periodo non è la webcam, ma è la chat. E cioè sempre di verbalizzazione stiamo parlando.

 

Nella comunicazione telematica c’è solo la verbalizzazione, e in particolare un suo sottinsieme: la forma scritta, che è quella più fredda, razionale, forbita, controllata, accurata, della comunicazione, e – sì – ci puoi mettere tanti punti esclamativi e faccine sorridenti, ma se ti sbagli o non ci metti la faccina o comunque ti impegni e crei valore sulla tua macro o micro-conversazione, non avrai trasmesso che 1/5. Il tono della tua voce non l’ha sentito nessuno, la tua espressione nessuno l’ha vista, e men che meno qualcuno conosce il tuo stato d’animo in quel momento. Anzi, che hai alzato leggermente la spalla mentre lo dicevi o che hai fatto una faccetta un po’ schifata, il tuo interlocutore non s’è proprio accorto. Per non parlare del rumore di fondo, del tuo amico, compagno, fidanzata o bambino schiamazzante che hai intorno, o del vigile che ti sta guardando mentre rispondi su Messenger, o dell’aria pesante o pensosa o divertita che stai assumendo mentre lo scrivi. E nessuno neanche sa che due minuti prima hai appena discusso con tua madre, o che la telefonata che dovevi fare al tuo collega più anziano ti ha messo una certa ansia.

Anzi, diciamo proprio che, forse, neanche vedendoti sarebbe così evidente, figuriamoci a distanza. Molto probabilmente, nulla di tutto questo è passato nel tuo commento asettico o magari anche intelligente che hai appena scritto e anzi, se vuoi saperla tutta, siccome c’è anche la regola del tono standard che vira al negativo (* te la spiego fra un attimo) quanto hai appena comunicato in forma scritta è molto probabile che gli altri convenuti adesso lo stiano valutando come un’offesa al tizio che ha risposto quattro commenti fa. Ed al tuo amico. E ti stanno rispondendo in modo aggressivo, e dentro di te stanno avendo la meglio alcune emozioni che non solo non traspaiono, o che vorresti non trasparissero, ma che proprio non c’entrano niente col contesto. Il contesto in questa forma scritta di conversazione sta infatti vivendo di vita propria, e magari in quest’attimo sta diventando infuocato. Strano? Questa è la regola che chiamo del “righino rosso” (il famoso flame), che ho già trattato e non rimetto per non appesantire il discorso. 

Ora. Lungi da te, ovvio, offendere qualcuno. Ma ognuno ha le sue idee, e tu hai solo espresso le tue, in modo lucido, forse elegante, ma soprattutto dannatamente scritto. E quegli altri stanno fraintendendo.. Non è strano? Assolutamente no. Anzi: fraintendere è la regola. Hai appena verificato la decontestualizzazione esperienziale (parolone che ti spiego fra pochissimo) e il nocciolo di quanto vado dicendo sulla comunicazione telematica, e cioè che eliminando tono, espressione, emozione, ambiente, e tante altre cose per le quali è importante conoscere meccanismi, dinamiche, e connotazione, si perde la specie dell’incontro e della conversazione, anche se purtroppo  noi nella comunicazione e nell’incontro virtuali siamo – costantemente – immersi. Per questo credo valga la pena saperne qualcosa di più su come funziona…

Oltre alla regola fondamentale del quinto c’è un altro paio di cose da sapere. Una è l’asterisco di poco fa: la forma scritta telematica ha una particolare caratteristica che possiamo chiamare di distorsione (bias) standard.

 
1) La distorsione standard

Ci avete mai fatto caso? Quando vi arriva una mail date sempre voi un tono a quello che leggete. Se hai scritto una bella mail e ci metti un po’ a limarla, eliminando le parole che ti sembrano fuori posto, la mandi pensando che il tono che viene assegnato dalla persona che la riceve sarà lo stesso che hai dato tu. Giusto? Sbagliato. Il tono del messaggio in arrivo è sempre leggermente più negativo di quello in partenza. Se per esempio all’andata vale “-1” (tono un po’ imbronciato), all’arrivo è “-2” (un bel po’ incazzato), se all’andata vale “0” (neutro), arriva “-1”, e via dicendo.

Ad esempio, se non metti nella tua mail nessun segno di esclamazione, o punteggiatura frivola, o faccina  (che poi è sempre un escamotage, nella finzione scenica state accordandovi sul fatto di dare un tono specifico a quella frase perché c’è la faccina), il tono assegnato dalla persona sarà “molto serio”. Magari eri sereno e tranquillo e avevi un’espressione rilassata quando l’hai scritta, anzi probabilmente eri quasi divertito e disponibile, ma la persona che sta leggendo adesso la tua mail ha attivato il radar visivo e sta ponendo le tue frasi sulla sua corteccia cerebrale, e sta stabilendo che quella mail scritta in modo asettico e lucido è “molto seria” (e, magari, tu eri anche un po’ incazzato con lui).

Se ci metti un punto esclamativo, e invece di scrivere “ciao” scrivi “Ciao!”, è un’ottima mossa, ma la mail adesso non diventa gioiosa e straripante felicità, passa solo da “molto serio” (o “un po’ incazzato”, ricordiamo) a “vediamo che vuole”.

Se ci metti qualche altro punto esclamativo, riesci ad aggiungere 2 punti. Solo che adesso che hai scritto “Ciao!!!” il tuo destinatario pensa che hai bevuto un po’, o ancora meglio, che “ti stai prendendo troppe confidenze”. Nei casi peggiori si arriva a “ti stai prendendo gioco di lui” oppure la versione che io preferisco “mi sta mancando di rispetto”. Non è fantastico? Scrivere mail dovrebbe essere un lavoro pagato.

A parte gli scherzi. La scrittura telematica, mail o commenti o tweet che siano, richiede uno sforzo, che – a parte il contenuto e la cura e il valore del testo – è direttamente proporzionale a controbilanciare la distorsione (leggermente virante al negativo) che porta con sé. E’ una battaglia persa in partenza se si continua a pensare che la comunicazione telematica è comunicazione tout court. Bisogna sapere che c’è un differenziale, e bisogna pensare che quel differenziale non si potrà eliminarlo mai del tutto e con questa serena certezza si potrà allora scrivere magari anche qualche fesseria, un commento frivolo, una mail con troppi esclamativi (nel caso, meglio metterli che non metterli), sapendo che solo con una telefonata o ancora meglio con un bell’incontro di persona ci si potrà capire e comprendere, guardarsi in faccia ed accrescere il livello di comunicazione non di 2 o 3 punti, ma di decine. Solo allora potrete dire di aver abbattuto veramente le barriere dello spazio e del tempo, ma non con un click.

Continua a leggere “Qualcosa sull’incontro (virtuale e non)”

La mia booklist e playlist 2013

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Ecco le mie top ten di libri e musica per l’anno che si sta concludendo. Qualcuno è del 2013 qualcun altro un po’ più vecchiotto, ma tutti sono nella mia lista dei consigliati.
 
Booklist
– Principi di Web Design, Joel Sklar, Apogeo. Un testo fondamentale per chiunque si occupi professionalmente di sviluppo web, o di formazione in quest’ambito. (link)

– Programmazione Web lato server (2a edizione aggiornata, che è praticamente la 3a, attenzione), di Vincenzo Della Mea, Luca di Gaspero, Ivan Scagnetto. Ben fatto ma soprattutto, cosa rara nel campo del Web tecnico, non è una traduzione da un testo americano ma è stato scritto da tre (bravi) docenti universitari italiani. (link)

– Cyberteologia, Antonio Spadaro S.J. E’ del 2012 ma lo consiglio vivamente lo stesso, anche a chi non è credente. (link)
Tutti i racconti, Flannery O’Connor, Bompiani. Consiglio in particolare ‘Everything that rises must converge’ e ‘La vita che salvi può essere la tua’. (link)
Ergonomia cognitiva, F. Di Nocera, Carocci. Un approccio molto tecnico ma una materia fortemente innovativa. Se interessati, consiglio anche i companion Che cos’è l’Ergonomia cognitiva dello stesso autore e Metodi di Ergonomia cognitiva, di Fabio Ferlazzo. (link)
Cognizione e comunicazione, E. Arielli, il Mulino. Di qualche anno fa, ma rimane un testo fondamentale scritto in modo tecnico e preciso.(link)
L’etica della comunicazione nell’era digitale, Ignazio Sanna. Piccolo saggio economico e molto interessante, è un insieme omogeneo di contributi di vari autori, tra cui il già citato Antonio Spadaro e Chiara Giaccardi (link)
– God Mechanics, Guy Consolmagno (si trova purtroppo solo su Amazon US), il gesuita astronomo che è tra l’altro intervenuto al nostro TEDxVDC con uno degli interventi più intriganti.
HTML 5 e CSS 3, di Gabriele Gigliotti, “tecnico ma non troppo”, è utile sia per chi vuole aggiornarsi alla prossima (ma già attuale) versione dei due linguaggi del Web, sia per un approccio iniziale all’argomento. (link)
JQuery, Guida per lo sviluppatore, Rob Larsen e Cesar Otero. Un testo tecnico di ottimo livello per approfondire il “secondo” linguaggio del Web dopo quelli appena citati. (link)

 
Playlist
No rest for the wicked – Dub FX (artista geniale e inconsueto) Youtube-link (se vi piace, consiglio anche questo YT-link )
Never let me down again – Depeche Mode YT-link
Nothing’s Impossible – Depeche Mode YT-link
Safe and Sound – Capital Cities YT-link
The Lamb – Tenebrae Choir YT-link (che fa parte della colonna sonora de La grande bellezza di Sorrentino, che merita tutta)
Go Slow – Nolan ft. Amber Jolene (Per lavorare bene al computer) YT-link
Missing – Everything but the girl – Missing (I miss you like the desert miss the rain..) YT-link

Let her go – Passenger  YT-link
Moonlight Sonata di Beethoven YT-link Per andare sul classico.
Tutti di Adele, ma un paio d’anni fa è uscito questo remix (YT-link) di Rolling in the deep a cura di Tom Buster che, se vi piace sgranchirvi un po’, è ottimo.

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La mia booklist e playlist 2013

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Ecco le mie top ten di libri e musica per l’anno che si sta concludendo. Qualcuno è del 2013 qualcun altro un po’ più vecchiotto, ma tutti sono nella mia lista dei consigliati.
 
Booklist
– Principi di Web Design, Joel Sklar, Apogeo. Un testo fondamentale per chiunque si occupi professionalmente di sviluppo web, o di formazione in quest’ambito. (link)

– Programmazione Web lato server (2a edizione aggiornata, che è praticamente la 3a, attenzione), di Vincenzo Della Mea, Luca di Gaspero, Ivan Scagnetto. Ben fatto ma soprattutto, cosa rara nel campo del Web tecnico, non è una traduzione da un testo americano ma è stato scritto da tre (bravi) docenti universitari italiani. (link)

– Cyberteologia, Antonio Spadaro S.J. E’ del 2012 ma lo consiglio vivamente lo stesso, anche a chi non è credente. (link)
Tutti i racconti, Flannery O’Connor, Bompiani. Consiglio in particolare ‘Everything that rises must converge’ e ‘La vita che salvi può essere la tua’. (link)
Ergonomia cognitiva, F. Di Nocera, Carocci. Un approccio molto tecnico ma una materia fortemente innovativa. Se interessati, consiglio anche i companion Che cos’è l’Ergonomia cognitiva dello stesso autore e Metodi di Ergonomia cognitiva, di Fabio Ferlazzo. (link)
Cognizione e comunicazione, E. Arielli, il Mulino. Di qualche anno fa, ma rimane un testo fondamentale scritto in modo tecnico e preciso.(link)
L’etica della comunicazione nell’era digitale, Ignazio Sanna. Piccolo saggio economico e molto interessante, è un insieme omogeneo di contributi di vari autori, tra cui il già citato Antonio Spadaro e Chiara Giaccardi (link)
– God Mechanics, Guy Consolmagno (si trova purtroppo solo su Amazon US), il gesuita astronomo che è tra l’altro intervenuto al nostro TEDxVDC con uno degli interventi più intriganti.
HTML 5 e CSS 3, di Gabriele Gigliotti, “tecnico ma non troppo”, è utile sia per chi vuole aggiornarsi alla prossima (ma già attuale) versione dei due linguaggi del Web, sia per un approccio iniziale all’argomento. (link)
JQuery, Guida per lo sviluppatore, Rob Larsen e Cesar Otero. Un testo tecnico di ottimo livello per approfondire il “secondo” linguaggio del Web dopo quelli appena citati. (link)

 
Playlist
No rest for the wicked – Dub FX (artista geniale e inconsueto) Youtube-link (se vi piace, consiglio anche questo YT-link )
Never let me down again – Depeche Mode YT-link
Nothing’s Impossible – Depeche Mode YT-link
Safe and Sound – Capital Cities YT-link
The Lamb – Tenebrae Choir YT-link (che fa parte della colonna sonora de La grande bellezza di Sorrentino, che merita tutta)
Go Slow – Nolan ft. Amber Jolene (Per lavorare bene al computer) YT-link
Missing – Everything but the girl – Missing (I miss you like the desert miss the rain..) YT-link

Let her go – Passenger  YT-link
Moonlight Sonata di Beethoven YT-link Per andare sul classico.
Tutti di Adele, ma un paio d’anni fa è uscito questo remix (YT-link) di Rolling in the deep a cura di Tom Buster che, se vi piace sgranchirvi un po’, è ottimo.
Per finire, invece, una mini “all-years” di brani che non potevo non citare..
High Hopes – Pink Floyd (la mia preferita in assoluto, ogni volta mi fa venire la pelle d’oca), ce ne sono molte versioni, qui un live al Royal Festival Hall YT-link
Sadness is a blessing – Lykke Li (meravigliosa lei, bellissimo il video, la canzone e il testo) YT-link
Karmacoma – Massive Attacks YT-link (lo dice la parola stessa, e quella base…)
Liberi liberi – Vasco Rossi (un manifesto per la nostra generazione e l’insoddisfazione implicita che ci accompagna) YT-link
Cry me a river – Justin Timberlake (la più bella canzone mai scritta e videata per una lasciata), in reatlà non proprio tra le mie topen all-years, però onore al merito di provare a rilanciare Myspace al buon Timberlake.. YT-link
Buon anno a tutti!!