E’ morto Giovanni Agnelli

Si sapeva. Ma, citando il portale auto di Kataweb “La notizia arriva a sorpresa, anche se come tutti sanno l’Avvocato stava male da mesi. Il fatto è che personaggi come lui muoiono sempre a sorpresa, non foss’altro per quell’aura di leggenda che li circonda, e che li fa sembrare immortali anche quando sono vecchi e malati.”

Quattroruote – probabilmente la testata piu’ appropriata per dedicare un approfondimento su un personaggio come lui – gli dedica un ampio ricordo, e l’incipit e’ questo ” È un giorno molto triste per chi, in Italia, ama l’automobile: è morto l’Avvocato, Gianni Agnelli, l’uomo che per decenni ha impersonato il mito della Fiat, la più importante azienda del Paese.”.
Io amo le automobili, non particolarmente le Fiat, pero’ riconosco che la figura di Agnelli e’ stata sicuramente fondamentale per l’industria automobilistica italiana.

Chissa’, adesso stara’ raccontando al Padreterno qualcosa della sua lunga e vissuta esistenza, soprattutto, nella giovinezza, quando era lo scavezzacollo che tutti ricordano. Comunque, era pur sempre un torinese, e lo era nel midollo, sia per stile (riservatezza) sia per consuetudini industriali (redini dell’impero in famiglia). E Torino e’ oggi la citta’ che sente di piu’ la sua scomparsa..

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Qualche buona notizia

In un periodo come quello attuale, trovare buone notizie e’ gia’ un mezzo miracolo. Se poi riguardano l’informatica, ancora meglio. No, non voglio commentare quello che ha detto il ministro Stanca stasera dopo l’incontro con Berlusconi, bensi’ queste due notizie:

GOOGLE APRE UNA SEDE IN ITALIA…
SU JAVA ACCORDO MICROSOFT-SUN

Sulla prima notizia in effetti non si avrebbe granche’ da commentare. Il motore di ricerca e’ completamente progettato e controllato da giovani ingegneri informatici e, se mi passate il giudizio di parte, difatti funziona molto bene, non ha pubblicita’ occulta e/o intrusiva, e propone servizi utili e veloci. :-) Dico non ci sarebbe da commentare, se non il fatto che la comunita’ informatica vede ormai con occhio sereno e pensiero lucido l’avanzata inarrestabile di Google come una Cosa Buona. Cio’ mi conforta. Sinceramente, pensavo che i portaloni luccicanti avrebbero finito per attrarre di piu’ dell’interfaccia scarna ma efficiente di Google. Bene. E mi conforta il fatto che hanno pensato all’Italia come a un Paese in cui aprire una sia pur piccola filiale, sia pur per la pubblicita’.

La seconda notizia invece racchiude una sua intrinseca importanza. Non per l’accordo in se’ e per se’ – Microsoft cerchera’ sicuramente altre strade, ovviamente poco eleganti, per cercare di fermare l’avanzata di Java. E’ importante perche’ Java e’ un linguaggio eccezionale e va diffuso quanto piu’ possibile. Microsoft con la mossa di eliminarlo dalla dotazione standard di Internet Explorer aveva boicottato in modo pesante Java – ricordo che IE e’ il browser piu’ diffuso (supera abbondantemente l’80% di penetrazione) tra gli utenti Internet. D’accordo che la sua fruibilita’ e’ evidenziata soprattutto in altri ambiti, ma il fatto che Microsoft combatta apertamente un linguaggio di programmazione non fa mai bene al linguaggio (neanche quando lo “abbraccia”, peraltro: molto meglio l’indifferenza). Comunque, IE o no, Java rimane un linguaggio splendido. Non penso ci sia bisogno di spiegare perche’, comunque ricordo solamente le sue caratteristiche principali: e’ orientato completamente agli oggetti ed e’ multipiattaforma (e gia’ questo..), e’ derivato strettamente dal C++ ma con la gestione dei puntatori affidata al programma e piu’ sicura, e’ standard ed e’ praticamente indipendente da Sun, nonostante Sun, e’ molto versatile, e’ perfino didattico e puo’ essere contemporaneamente semplice da usare e potente. Cosa volere di piu’? Che Microsoft non lo boicotti sarebbe tanto.

Johannes Vermeer

Pochi forse conoscono Vermeer, il grande pittore fiammingo la cui vita, a meta’ del 1600, fu un mistero, ma i cui dipinti sono tra i piu’ affascinanti e particolari del periodo ed in assoluto. Pochissimi, presumo, sanno poi che sono un grandissimo appassionato del pittore. Il 17 gennaio 2003 verra’ ufficialmente inaugurato a Delft il sito web che permettera’ di visitare un modello virtuale della casa in cui abito’ Vermeer. La costruzione originale, a Delft, venne distrutta nel XIX secolo e al suo posto sorge oggi una chiesa. Grazie e un minuzioso lavoro di ricerca e a programmi in 3d e’ stato possibile ricostruire sia l’abitazione sia lo studio. L’evento verra’ presentato al pubblico nella chiesa Maria van Jesse, che occupa il luogo originale. Ve ne daro’ sicuramente conto, sperando di avvicinare qualcun altro alle sue opere.
Esistono due siti di riferimento per Vermeer. Il primo e’ sicuramente Kees Kaldenbach, il secondo e’ Roy Williams Clickery, esaustivo. In questo sito, invece, che e’ l’Istituto di Industrial Design dell’Universita’ degli Studi di Delft, tutti i dettagli del progetto.

 

Aggiornamento, 12.1.13

Dieci anni dopo, sono finalmente riuscito ad andare alla mostra di Vermeer organizata a Roma alle Scuderie del Quirinale.

Vedere dal vivo le opere di Vermeer è sicuramente un’altra cosa, soprattutto se, come nella mostra L”Epoca d’oro dell’arte fiamminga” esse vengono mostrate vicino ad altri pittori dello stesso periodo, decisamente meno riuscite, più pompose, con una luce diversa, artificiale.

Dopo averlo visto di persona, per me entra come un capolavoro nel mio immaginario personale artistico questo dipinto del maestro fiammingo, forse meno noto rispetto alla “Ragazza con orecchino di perla”. E’ La Stradina di Delft, del 1658 circa.

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Una “perfetta” operazione di marketing

Omnitel
Omnitel Vodafone
Vodafone Omnitel <– voi siete qui
Vodafone
Si sa per certo che io non sia un amante del marketing, ma non perche' questo e', come dire la cenerentola delle materie economiche. Io apprezzo l'attenzione al consumatore ed alle dinamiche del mercato. Gli e' che, purtroppo, il marketing finisce per essere una pezza a decisioni prese da altri. In altre parole, talune deglutizioni difficili vengono fatte mitigare dalle "azioni di marketing", che con una opportuna dosatura di pubblicita', slogan, offerte e trucchi e zuccherini vari fa mandare giu' il boccone amaro senz'acqua.
E' il caso, direi anzi proprio e' un case study, Omnitel Vodafone.
La storia di Omnitel e' bella. All'inizio era Omnitel Pronto Italia (OPI), una creatura guidata da Francesco Caio pronta a partecipare alla prima gara del secondo gestore Gsm in Italia, nel 1994, che vinse. L'azienda parti' con la pubblicita' a basso costo della cartellonistica, e per essere visibile scelse un bel colore verde per il logo e una caratterizzazione giovane, frizzante (si, ok, c'erano molte tette e culi, tanto per non rischiare di sembrare troppo intelligenti). In particolare, la scelta precisa era di "contrapporsi" allo strapotere dell'ex-monopolista, Telecom Italia, con scelte chiare ed un'attenzione al cliente merce rara a Torino (i grossi call center nacquero da Omnitel, si puo' dire).
Omnitel ha fatto delle scelte precise di management e tecnologia che hanno pagato. Per ottenere un'elevata flessibilità e reattivita' si e' dotata di una struttura organizzativa sostanzialmente piatta (4 livelli gerarchici in tutto), assumendo persone molto giovani (l'età media e' di 29 anni), di buona cultura e impegnate in intensa formazione. Le donne sono state e sono tuttora decisamente prevalenti, rappresentando il 56% della forza totale, e alcune con cariche dirigenziali tra le piu' elevate. I fornitori per le strutture tecnologiche sono stati selezionatissimi, tanto che in alcuni casi si sono ridotti anche a uno. La cultura aziendale e' stata oggetto di puntigliosa attenzione. In Omnitel e' stata introdotta una comunicazione libera: tutti condividono le stesse informazioni aziendali e a questo fine sono fondamentali gli strumenti di e-mail e i pc, posseduti da ogni dipendente. Tot dipendenti, tot computer. Beh, non male soprattutto pensando che queste cose sono state introdotte – e in Italia – nel 1995, quando ancora di internet si parlava solo tra appassionati e informatici.
Il successo enorme, crescita a due cifre e sviluppo costante di copertura e di clienti, hanno fatto di Omnitel un esempio fulgido nel difficile mondo della telefonia mobile, la sua storia e' stata perfino inserita nel corso di Marketing della prestigiosa Universita' di Hardward. A fine 1999 Omnitel era diventata il terzo gestore europeo delle telecomunicazioni mobili con utili per 781 miliardi di lire e un portafoglio di 10 milioni di clienti.
Poi cosa succede? Beh, a parte la crisi della new economy, affiancata dalla bolla speculativa di Borsa, che purtroppo ha trascinato nel casino diverse aziende sane, succedono due cose. All'inizio dell'estate '99, in seguito alla buona riuscita dell'OPA di Olivetti su Telecom Italia (l'intuizione tutt'altro che geniale di Colaninno), Mannesmann acquisisce la quota di Oliman detenuta da Olivetti e sale al 53,7% del capitale di Omnitel, e si decide di sviluppare il portale Omnitel 2000 per i servizi e per l'intrattenimento (che poi sara' fuso con Vizzavi). Arrivano Megan Gale, la cangura australiana che sbarca anche a Sanremo, e quel documentario culturale sul nulla che e' il Grande Fratello, che Omnitel consente di seguire interattivamente via cellulare. Se agli italiani dà i tette e culi ti diranno che sei volgare, ma se gli dai tette e culi in un'elegante confezione multimediale ti sbavano dietro.
Il passaggio sostanziale c'e' nel 2000: il Gruppo Vodafone, gigante britannico della telefonia mobile con mire espansionistiche, si pappa Mannesman e contemporaneamente diviene l'azionista di riferimento di Omnitel. Poco dopo, prende anche Infostrada (che poi rivendera' a Enel un anno dopo).
Vodafone vuole avere ragione del marchio Omnitel del quale se ne sbarazzerebbe ben presto, ma non si puo', non sta bene: gli italiani ci sono affezionati.
Ed e' qui che entra in azione il marketing.
Il processo di avvicinamento al marchio Vodafone inizia subito, con timide comparsate dell'ovale bianco e rosso. Ma Vodafone ci tiene a far bella figura, quindi Omnitel fa tante cose belle: con la partnership con Telethon nella raccolta fondi per la ricerca sulle malattie genetiche, con il progetto AIRC per la ricerca sul cancro; il progetto Medici Senza Frontiere per la riduzione della mortalità materna ad Haiti e di assistenza dei bambini di strada a Manila; e poi mostre d'arte, opere di artisti di rilevanza internazionale, Media Lab e attenzione alla Net Art.
Il processo di avvicinamento e' nel 2001 che subisce un'accelerazione, grazie alla sponsorizzazione del team Ferrari di Formula 1. Ferrari simbolo conosciuto in tutto il mondo, ma soprattutto amato in Italia, diventa cosi' il motore dell'introduzione del logo Vodafone anche nel nostro paese. Intanto, Internet si sbraca e tutti i portali vengono sottodimensionati o accorpati. L'occasione propizia per chiudere e ridenominare Omnitel2000 in Vizzavi: viene conferito il ramo d'azienda alla joint venture Vodafone/Vivendi Universal, sempre in famiglia. L'azionariato di Vizzavi Italia si compone per l'80% da Vizzavi Europe, da Omnitel-Vodafone per il 17.72% da Telepiù per il rimanente 2.28%.
Il 2002 si apre con il Super Messaggio Solidale, strumento di raccolta fondi che consente di devolvere soldi in beneficenza con il semplice invio di un SMS e si chiude con Vodafone Live, alias il tentativo di vendere un telefono e una macchina fotografica digitale spacciandoli per qualcosa di molto fico (beh, ma si possono mandare con gli MMS! Hai detto cotica…).
Siamo cosi' arrivati ai giorni nostri. Ormai il logo e' Vodafone grosso, e Omnitel sempre piu' piccolo e' poco piu' di un nomignolo utile a ricordare che si, stiamo parlando di QUELLA azienda. Il marketing sta dando il meglio di se' (l'idea di non togliere il nome Omnitel dal logo generale ma insinuando il nuovo nome unico chiamando un Servizio "Vodafone Live", e' perifidia geniale).
Ma le cose stanno di nuovo cambiando.
Come ci riferisce Clorofilla, Vodafone Omnitel ha deciso di voltare pagina e di mutare “identità � ai suoi lavoratori stabilendo che dal primo gennaio 2003 i dipendenti cambieranno qualifica passando da metalmeccanici a lavoratori del settore telecomunicazioni. Questa decisione comporterà soprattutto, secondo i lavoratori, la perdita di tutti gli accordi sindacali sanciti precedentemente.
Aggiornamento da .mau.
Ciao Luciano, un punto che manca nella tua analisi e` che – quando nacque Omnitel –
il contratto metalmeccanici era molto meno favorevole ai dipendenti di quello telefonici, soprattutto nei minimi e nei livelli.
Il contratto TLC del 2000, in compenso, e` una copia in peggio di quello metalmeccanici, con minimi piu` bassi, meno permessi, meno tutele per
i malati di lungo corso e via discorrendo.
A questo punto, anche se cambiare il contratto potrebbe permettere ai "vecchi" di mantenere le loro peculiarita` – il che potrebbe non
essere difficile, se i dipendenti saranno abbastanza uniti – in ogni caso Vodafone ci guadagna nel futuro.

Guida e guidatori

Guido spesso, e a volte guido per piacere. Ma la Domenica si accumulano tutti i difetti degli automobilisti italiani. Ecco perche’ propinero’ ai miei (due) affezionati lettori un’altra puntata delle mie Riflessioni di Guida: I k motivi per cui preferisco le Donne al Volante.
1) Una donna non si accoda a un metro dalla tua macchina per sorpassarti in autostrada, innervosendosi se non “ti togli dalle palle”: aspetta educatamente il suo turno.
2) Ha il senso del ridicolo: se guida una Ford Ka, non si accoda in autostrada a un metro da una Alfa 147 “intimando” con i fari di farla passare.
3) Ha il senso del pericolo: se una Ka sta a un metro di distanza con i suoi pneumatici da 135 di 13 pollici senza Abs, e a 130 all’ora una 147 davanti gli frena all’improvviso con i pneumatici da 205, 16 pollici, Abs e correttore dinamico di frenata, la Ka si spiaccica.
4) Non si sente un dio alla guida di una macchina, al massimo una dea. Con la differenza sostanziale che non fa manovre da pericolo pubblico, tuttalpiu’ mosse da tardona in calore.
5) Salvo eccezioni (soprattutto in avanzata eta’), ha l’intelligenza da capire che se un tir a 8 assi ti sta lampeggiando da dietro a distanza ravvicinata, e’ meglio superare i 50 all’ora codice. E’ meglio per tutti.
6) Ok, parcheggia in seconda fila in curva e con lo sportello aperto. Ma quanti semafori rispetta e quante persone pela in meno rispetto a noi uomini? Tante. Il rosso e’ ancora rosso per una donna, mentre e’ un suggerimento bonario per gli altri. Che poi parcheggiano ugualmente in doppia fila.
7) Ok, ok, va piano. E’ difficile vedere una donna andare spedita. Ma e’ perche’ ha il senso della responsabilita’: se una donna e’ nervosa e tutto gli sta andando storto, non sfoghera’ le sue frustrazioni sulla guida, mettendo in pericolo se stessa e gli altri.
8) Non ti insulta. Non esistono donne “gradasso”, come non ci sono ragazze di giovane eta’ che ti intimano di fermarti per farti un cu.. cosi’ se non gli hai concesso la precedenza, paralizzando il traffico dietro di voi. Al massimo pensano tra loro quanto sei coglione.
9) Non concepiscono macchine che “incutono rispetto”. Una macchina nera e dall’aspetto minaccioso e’ una scelta da burini, non da valchiria della strada.
10) Infine se una Bmw o un’Alfa possono essere tuttalpiu’ belle o potenti, non pensano che le rendano superiori alle leggi terrene o, peggio, a quelle della fisica. Cosa che invece sfugge spesso e volentieri a tutti gli assi del volante che circolano sulle nostre strade.
Ok, per ricomporre lo squilibrio cosmico creato con questo blog, prossimamente dissertero’ delle Vigilesse e delle Donne che prendono i bambini a Scuola. Avete mai notato che dove c’e’ una viglilessa c’e’ Il Traffico?…

This is .. Roma

Questa sera ho avuto un intenso momento di pace interiore. Senza pensarci, mi sono ritrovato nei pressi di Piazza di Spagna. Ho fermato l’auto, e mi sono incamminato lentamente verso la scalinata.
E’ stato un momento magico: la gente che passeggiava con elegante disomogeneita’, turisti, giovani, avventori, umanita’ varia che alle 19 di un giorno di mezza settimana animano un posto cosi’, meraviglioso senza auto (la piazza e’ in mezzo ad una vastissima isola pedonale, lodi a chi l’ha pensata). Il ritmo lento, le luci calde, la straordinaria bellezza dei luoghi della Roma storica: e’ una bellezza che bisogna “assorbire”, e ho assorbito, assolutamente e pacatamente. Li’ ho goduto di Roma.
Ho ritrovato me stesso in un momento di visione assoluta della citta’ che doveva essere un tempo. C’era perfino chi vendeva il giornale con le “ultime notizie della sera”, strillando anch’egli pacatamente, quasi a voler rispettare quest’atmosfera magica. Mi sono spostato nel tempo. Ok, poi sono tornato nel traffico cittadino. Ma ero piu’ calmo…
Non c’e’ bisogno di viaggiare, quando abiti in una citta’ come Roma.
(frasona)

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