Qualcosa sull’incontro (virtuale e non)

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L’uomo è fatto per l’incontro, si realizza nell’accostarsi all’altro uomo
─ R. Guardini

Questo post nasce da uno scambio di opinioni su Facebook con Simone Sereni (valentissimo editor di Vino Nuovo e mio intern nel vasto mondo della cultura cattolica innovativa). Il tema, neanche a dirlo, è un leit motiv di qualsiasi conversazione o discussione passatempista, semiseria o serissima su un tema delicato quanto attuale: l’incontro, nella specie reale e virtuale. La conversazione a sua volta prendeva spunto da un articolo di Chiara Giaccardi, che a sua volta verteva sul documento che Papa Francesco ha scritto recentemente per la 48a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro“, dove Bergoglio giustamente sottolinea un insieme di concetti che vanno dal tema della prossimità a quello dell’incontro, dalla specificità della comunicazione alla cultura del dono: leggetelo, ne vale la pena. Sul tema ci sono anche tanti interventi – tendenzialmente molto più interessanti del mio – ad es. su Cyberteologia, su Korazym, o ancora Antonio Spadaro su Radio Vaticana.

Ognuno esamina la questione dal lato che più gli appartiene – quello teologico, quello comunicativo, quello emotivo, quello psicologico, quello sociale, ecc.

Io la vorrei vedere dal lato telematico, che conosco meglio. E siccome sono un trombone arruginito dico sempre le stesse cose, da anni (e meno male che non posso linkare Beta): la comunicazione o l’incontro telematico non è uguale né paragonabile né assimilabile, né simile, né paritetico né complementare a quello reale. E’ una cosa diversa, ed è inferiore. Inferiore non nel senso che vale di meno, inferiore nel senso che è un pezzo di comunicazione (ed è più o meno un quinto, vedi nello specifico la mia solita lezione n.2 che sta su Slideshare). In altri termini: stando dietro a uno schermo e battendo sui tasti, al massimo si può arrivare a esprimere 1/5 della comunicazione totale che si potrebbe realizzare direttamente con quella persona. Se ci mettiamo anche Skype o la voce e una webcam, forse ci avviciniamo – molto grossolanamente ed in misura variabile – a 1/4, ma bisogna proprio essere empatici, e senza illudersi. In generale però quella che si sta diffondendo in questo periodo non è la webcam, ma è la chat. E cioè sempre di verbalizzazione stiamo parlando.

 

Nella comunicazione telematica c’è solo la verbalizzazione, e in particolare un suo sottinsieme: la forma scritta, che è quella più fredda, razionale, forbita, controllata, accurata, della comunicazione, e – sì – ci puoi mettere tanti punti esclamativi e faccine sorridenti, ma se ti sbagli o non ci metti la faccina o comunque ti impegni e crei valore sulla tua macro o micro-conversazione, non avrai trasmesso che 1/5. Il tono della tua voce non l’ha sentito nessuno, la tua espressione nessuno l’ha vista, e men che meno qualcuno conosce il tuo stato d’animo in quel momento. Anzi, che hai alzato leggermente la spalla mentre lo dicevi o che hai fatto una faccetta un po’ schifata, il tuo interlocutore non s’è proprio accorto. Per non parlare del rumore di fondo, del tuo amico, compagno, fidanzata o bambino schiamazzante che hai intorno, o del vigile che ti sta guardando mentre rispondi su Messenger, o dell’aria pesante o pensosa o divertita che stai assumendo mentre lo scrivi. E nessuno neanche sa che due minuti prima hai appena discusso con tua madre, o che la telefonata che dovevi fare al tuo collega più anziano ti ha messo una certa ansia.

Anzi, diciamo proprio che, forse, neanche vedendoti sarebbe così evidente, figuriamoci a distanza. Molto probabilmente, nulla di tutto questo è passato nel tuo commento asettico o magari anche intelligente che hai appena scritto e anzi, se vuoi saperla tutta, siccome c’è anche la regola del tono standard che vira al negativo (* te la spiego fra un attimo) quanto hai appena comunicato in forma scritta è molto probabile che gli altri convenuti adesso lo stiano valutando come un’offesa al tizio che ha risposto quattro commenti fa. Ed al tuo amico. E ti stanno rispondendo in modo aggressivo, e dentro di te stanno avendo la meglio alcune emozioni che non solo non traspaiono, o che vorresti non trasparissero, ma che proprio non c’entrano niente col contesto. Il contesto in questa forma scritta di conversazione sta infatti vivendo di vita propria, e magari in quest’attimo sta diventando infuocato. Strano? Questa è la regola che chiamo del “righino rosso” (il famoso flame), che ho già trattato e non rimetto per non appesantire il discorso. 

Ora. Lungi da te, ovvio, offendere qualcuno. Ma ognuno ha le sue idee, e tu hai solo espresso le tue, in modo lucido, forse elegante, ma soprattutto dannatamente scritto. E quegli altri stanno fraintendendo.. Non è strano? Assolutamente no. Anzi: fraintendere è la regola. Hai appena verificato la decontestualizzazione esperienziale (parolone che ti spiego fra pochissimo) e il nocciolo di quanto vado dicendo sulla comunicazione telematica, e cioè che eliminando tono, espressione, emozione, ambiente, e tante altre cose per le quali è importante conoscere meccanismi, dinamiche, e connotazione, si perde la specie dell’incontro e della conversazione, anche se purtroppo  noi nella comunicazione e nell’incontro virtuali siamo – costantemente – immersi. Per questo credo valga la pena saperne qualcosa di più su come funziona…

Oltre alla regola fondamentale del quinto c’è un altro paio di cose da sapere. Una è l’asterisco di poco fa: la forma scritta telematica ha una particolare caratteristica che possiamo chiamare di distorsione (bias) standard.

 
1) La distorsione standard

Ci avete mai fatto caso? Quando vi arriva una mail date sempre voi un tono a quello che leggete. Se hai scritto una bella mail e ci metti un po’ a limarla, eliminando le parole che ti sembrano fuori posto, la mandi pensando che il tono che viene assegnato dalla persona che la riceve sarà lo stesso che hai dato tu. Giusto? Sbagliato. Il tono del messaggio in arrivo è sempre leggermente più negativo di quello in partenza. Se per esempio all’andata vale “-1” (tono un po’ imbronciato), all’arrivo è “-2” (un bel po’ incazzato), se all’andata vale “0” (neutro), arriva “-1”, e via dicendo.

Ad esempio, se non metti nella tua mail nessun segno di esclamazione, o punteggiatura frivola, o faccina  (che poi è sempre un escamotage, nella finzione scenica state accordandovi sul fatto di dare un tono specifico a quella frase perché c’è la faccina), il tono assegnato dalla persona sarà “molto serio”. Magari eri sereno e tranquillo e avevi un’espressione rilassata quando l’hai scritta, anzi probabilmente eri quasi divertito e disponibile, ma la persona che sta leggendo adesso la tua mail ha attivato il radar visivo e sta ponendo le tue frasi sulla sua corteccia cerebrale, e sta stabilendo che quella mail scritta in modo asettico e lucido è “molto seria” (e, magari, tu eri anche un po’ incazzato con lui).

Se ci metti un punto esclamativo, e invece di scrivere “ciao” scrivi “Ciao!”, è un’ottima mossa, ma la mail adesso non diventa gioiosa e straripante felicità, passa solo da “molto serio” (o “un po’ incazzato”, ricordiamo) a “vediamo che vuole”.

Se ci metti qualche altro punto esclamativo, riesci ad aggiungere 2 punti. Solo che adesso che hai scritto “Ciao!!!” il tuo destinatario pensa che hai bevuto un po’, o ancora meglio, che “ti stai prendendo troppe confidenze”. Nei casi peggiori si arriva a “ti stai prendendo gioco di lui” oppure la versione che io preferisco “mi sta mancando di rispetto”. Non è fantastico? Scrivere mail dovrebbe essere un lavoro pagato.

A parte gli scherzi. La scrittura telematica, mail o commenti o tweet che siano, richiede uno sforzo, che – a parte il contenuto e la cura e il valore del testo – è direttamente proporzionale a controbilanciare la distorsione (leggermente virante al negativo) che porta con sé. E’ una battaglia persa in partenza se si continua a pensare che la comunicazione telematica è comunicazione tout court. Bisogna sapere che c’è un differenziale, e bisogna pensare che quel differenziale non si potrà eliminarlo mai del tutto e con questa serena certezza si potrà allora scrivere magari anche qualche fesseria, un commento frivolo, una mail con troppi esclamativi (nel caso, meglio metterli che non metterli), sapendo che solo con una telefonata o ancora meglio con un bell’incontro di persona ci si potrà capire e comprendere, guardarsi in faccia ed accrescere il livello di comunicazione non di 2 o 3 punti, ma di decine. Solo allora potrete dire di aver abbattuto veramente le barriere dello spazio e del tempo, ma non con un click.

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HTML5 Day all’Ateneo Regina Apostolorum

HTML5 official logo (official since 1 April 20...

HTML5 official logo (official since 1 April 2011, see FAQ)

Si svolgerà a Roma, all’Ateneo Regina Apostolorum, Giovedì 20 Settembre prossimo l’ultima tappa del HTML5 Tour promosso ed organizzato dal W3C. Occasione per tutti gli sviluppatori HTML5, è di estremo interessere, anche perché ci sarà Michael[tm] Smith, W3C HTML Activity Lead ed evangelista dell’HTML5.

Maggiori informazioni sull’evento su
http://www.w3c.it/events/2012/html5day/
(e qui: http://www.w3.org/2012/08/HTML5-EMEA-Tour.html)

Info e programma dell’evento e i particolari nella tabella a seguire e sul sito dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna

About the event

HTML5 is changing the world and industries, from automotive to publication, (mobile) communication, TV etc.
The “HTML5 Day” event is centred around a keynote presentation from Michael[tm] Smith, a key W3C team member for the HTML5 effort. The event will be an opportunity to learn about the latest developments in HTML5 and related technologies, and about the current thinking about HTML.next, the future to come after HTML5. The event will give you the opportunity to know what is going on in the “HTML5 world”.
W3C will be glad to hear your opinions about what to do and what not to do now and in the years to come.

Program

9:15 Registration
9:40 Welcome – Oreste Signore (Head of W3C Office in Italy)
10:15 Transforming the Web Together: Bernard Gidon (W3C – EMEA Business Development Leader) Details >>…
11:00 HTML5: The making of the modern Web platform – Michael[tm] Smith (W3C HTML Activity Lead) Details >>…
13:00 Roundtable discussion: what’s needed for HTML.next?Michael[tm] Smith, Bernard Gidon. Marco Pellegrinato, Roberto Scano
13:30 End of public session
14:45 Restricted meeting with W3C members, press and selected guests (Bernard Gidon, Mike Smith – W3C)
17:30 End of the day

Event venue

The event location is accessible to people with disabilities.
How to get there.

Registration

The event is free, however anyone interested must register. Go to registration page.
As the number of places is limited, registered users are kindly requested to contact the secretariat in case they will have to cancel the participation.
People with disabilities or special needs are kindly requested to contact directly the secretariat.Enhanced by Zemanta

Master in Comunicazione e New Media

Colgo l’occasione dell’avvenuta pubblicazione sul sito dell’ateneo Regina Apostolorum per segnalarvi il Master in Comunicazione e New Media nel quale ho l’onore di far parte del corpo docente, organizzato dall’Istituto di Studi Superiori sulla Donna in collaborazione con Google.

Aggiornamenti
Conferenza stampa di presentazione
Giovedì 23 Febbraio 2012, ore 10.30 presso l’Ateneo Regina Apostolorum, Istituto di Studi Superiori sulla Donna, Via Aldobrandeschi 190 – Roma (link e iscrizioni ~ mappa)

Materiale
Sono disponibili le nuove brochure del Master, scaricabili qui (formato PDF):
Locandina Master in Comunicazione e New Media ~ pagina A4
Flyer Master in Comunicazione e New Media ~ pieghevole

Sono grato a chiunque volesse divulgarlo o segnalarlo ad amici e colleghi. Per avere informazioni ulteriori o la brochure del master potete chiedere anche a me  o alla Coordinatrice Giovanna Abbiati – Indirizzo Web del Master in Comunicazione e New Media e relativo depliant.

Grazie!

 

     

 

Informazioni sul Master

 

Obiettivi formativi :

II Master in Comunicazione e New Media con la partecipazione di Google forma comunicatori e leader d’impresa nel global digital world. Attraverso esercitazioni pratiche e l’uso di strumenti multimediali, il Master fornisce una base solida per comprendere i processi di comunicazione e migliorare le proprie competenze e strategie multimediali.

Il Master è rivolto ai futuri imprenditori digitali ed a una nuova generazione di formatori capaci di trasmettere con forza ed efficacia i valori umani.

Ente promotore:

II Master è organizzato dall’Istituto Superiore Studi sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum con la partecipazione di Google.

 

Destinatari:

Studenti che desiderano creare start up o specializzarsi nella produzione, gestione, pubblicazione di contenuti digitali multimediali, pronti ad ampliare gli orizzonti di investimento anche verso i mercati esteri.

Formatori capaci di applicare le proprie conoscenze ai nuovi processi della comunicazione e dei new media, sia in campo sociale che religioso, con particolare attenzione ai giovani e alle categorie disagiate.

 

Programma:

Il Corso sarà articolato in 4 moduli formativi

 

Modulo 1 – Metodi e teorie dei media

  • Teoria e Tecniche dei Nuovi Media
  • Etnografia Digitale
  • Etica 2.0 e dignità dell’uomo
  • Tutela della privacy e responsabilità individuale sul web
  • Corso base di abilità multimediale 1

Modulo 2 – Tecniche informatiche e management della comunicazione

  • Corso base di abilità multimediale
  • Digital Marketing
  • Ricerca nel web
  • Microimpresa, finanziamenti, start up e comunicazione
  • Architettura del Web
  • Social Media Marketing
  • PMI attive online: crescere con internet e i social media
  • Made in Italy 2:0

Modulo 3 – New media e Nuove generazioni

  • Identità e Internet
  • Strategie per il Fund Raising
  • La cultura dei teen agers e i New Media
  • Comunicazione sociale
  • Internet sicuro per bambini e adolescenti
  • Tecnologie per disabili

Modulo 4 – Realizzazioni digitali nel 6° Continente

  • Camera e Editing
  • You, you tube and youth
  • Blog e citizen media
  • Web writing 2.0
  • Web Design
  • Captologia e cultura dei fans
  • Media Fantasiosi

Ogni modulo è composto da una parte teorica e da workshop. Alla fine del Master ogni studente presenta un progetto di ricerca e un portfolio multimediale.

 

Durata annuale dal 19 aprile 2012 al 28 marzo 2013
Iscrizione entro il 9 aprile 2012 

Ulteriori informazioni:
http://www.uprait.org/index.php?option=com_content&view=article&id=338

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Facebook e il problema della non riferibilità


(vignetta di Geekculture.com)

  
  Facebook
è ottimo per un giro di opinioni. Vi sarà capitato di leggere, o di scrivere un particolare stato o partecipare a un insieme di
commenti che sembrano non finire mai.

C’è un ma: tutto quello che viene
scritto e letto, apparentemente pubblico, in realtà non ha un proprio indirizzo Internet, tranne che alla homepage, al profilo o al gruppo cui si riferisce. Ogni contenuto rimane nella capace memoria di Facebook e
soprattutto tutto è reso proprietario da Facebook (non nel senso di proprietà legale, vedi oltre). Queste due
caratteristiche ovviamente non sono una novità in assoluto, ma è nuovo che siano implementate insieme in un social network.

Pur con tutti i pregi e la facilità d’uso che i social network offrono, si sta introducendo in realtà un piccolo passo indietro rispetto allo sviluppo fin qui aperto di Internet. Stavamo per abituarci a disporre sul web di un insieme di strumenti che facilitano la condivisione, strumenti che partono dall’assunto che ogni nodo di conversazione, ogni elemento singolo, ogni meme, ogni commento o contributo alla discussione siano dotati di un indirizzo univoco sulla rete – e spesso abbiano come modalità predefinita quella di essere pubblicamente consultabili.

I social network alla Facebook introducono invece un elemento di proprietarietà insieme ad uno di chiusura: le conversazioni che prima erano contraddistinte dalla condivisione pubblica ora sono subordinate all’iscrizione al social network stesso, ma soprattutto, la cosa che più ci interessa, non sono più linkabili, cioè riferibili.
Per vedere alcune cose devi essere iscritto. Ma quando sei iscritto, puoi solo vedere un flusso di contenuti, commenti e quant’altro, ma non puoi riferirli al di fuori di esso. L’interfaccia proprietaria del sito, infatti, non lo prevede.

Per i gruppi risalta maggiormente il limite implicito di tale soluzione. Se, infatti, per quanto importanti, i commenti e gli stati d’animo sulla bacheca (o wall) non sono forse un elemento pubblico determinante nella nostra “vita facebookiana” (per quanto configurandosi come diario possono diventarlo), può darsi che le discussioni, le opinioni ed i contributi descritti e condivisi sui gruppi di interesse comune possano rivestire invece una loro importanza pubblica.
Ogni gruppo ha una propria attività (in tal caso pubblica: i gruppi infatti sono visibili anche ai non iscritti a Facebook) ma contiene un insieme di contributi non linkabili, cioè non riferibili. Se io voglio condividere con un amico un contributo nella discussione del tale gruppo, in teoria non posso che indicargli la homepage e dire “cercatelo”. .

Insomma, tutto sommato i buoni vecchi forum ed i blog stessi offrono strumenti ancora attualissimi e più evoluti, sotto questo fronte. Dunque quando sento qualcuno dire che Facebook sta “sostituendo” tutti questi strumenti, sorrido: per il momento, credo che siamo ancora lontani.

Questo ancora senza considerare i problemi di privacy che Facebook sta evidenziando.
Anche nel momento in cui Facebook dovesse implementare tale caratteristica, ovvero di rendere identificabili singoli contributi, non sarebbe infatti del tutto significativo, almeno finché sono in vigore condizioni di privacy e norme d’uso come quelle attuali del sito.
Vale la pena, come esempio, leggere un passaggio di quest’ultime:

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Tre: Ricordati di santificare le feste

Così, alla fine ho scelto la chiavetta Tre: fatte le prove con tutte le sim dei vari operatori, Tre prendeva bene in quasi tutte le stanze (inclusa quella da letto, cosa fondamentale) e quindi la scelta è caduta su quella.
Sono 19 euro/mese per 100 ore/mese: abbonamento Tre Dati.Time (23 mesi). In alternativa, si può scegliere per lo stesso importo un abbonamento a consumo, 5 GB, e comunque si può cambiare profilo nel corso del tempo. Recedere anticipatamente costa una penale, proporzionalmente a quando si recede.
La chiavetta inclusa gratuitamente nel contratto è una Huawei E169G a 7.2 Mbps, scalda poco, e sembra andare bene. Inclusa nella confezione, una piccola prolunga che consente di non doverla tenere attaccata al portatile o di posizionarla in un posto dove la ricezione è migliore.
Dalle prove che ho fatto, la velocità è buona, comparabile all’ADSL fissa (ho una 6 Mbit Tiscali piuttosto performante), a volte meglio, a volte peggio, dipende da parametri che ho rinunciato a comprendere. Comunque quando aggancia l’HSDPA a piene tacche, viaggia spedito.
Il software è compatibile con Vista ma non è un granchè, come quasi tutti questi tipi di sw proprietari. In un paio di occasioni ha fallato a riconoscere che la connessione UMTS c’era, benchè segnalata dalla chiavetta.
Insomma per il weekend va più che bene!

Alla ricerca dell’ADSL perduta

Premessa: si sta cercando di mettere una linea ADSL alla casa al mare, spendendo il meno possibile e avendo una linea decente, in un posto dove la linea non c’è, e dove servirebbe essenzialmente solo nei weekend.
Obiettivi: una linea dati. Per la voce c’è il cellulare, ché tanto le telefonate devono essere corte… Meglio ancora, una linea mobile, con la chiavetta USB e una connessione HSDPA (3,5G) senza neanche dover portare il cavo. Poi, riuscire a rimanere sotto i 20 euro/mese, e raggiungere una velocità media di almeno 2 Mbit.
Svolgimento: si navigano le offerte del mercato senza riuscire a decidere/capirci nulla per circa due giorni (non consecutivi, almeno), si riempiono form, si fanno prove di “copertura” del servizio dai vari operatori, si prova a vedere col proprio cellulare Wind, si analizzano offerte e proposte.
Dunque, la prima cosa cui si pensa è una bella connessione mobile. Siamo nell’era del mobile no? E dunque si attiva l’estensione sulla sim e si prova a collegarsi.
Qui si abbandona subito l’idea più semplice, cioè di usare il proprio cellulare come modem, perché Wind, lì, arriva al GPRS, il che vuol dire 6,7 KB/sec al massimo.
Si passa dunque all’esame degli altri operatori mobili. Nei prossimi giorni si andrà lì con Sim TIM, con Sim Vodafone, e bisognerà trovare anche una Sim Tre! Fatte queste prove, se nessuno dei quattro operatori avrà superato la prova UMTS (almeno il 3G!), si abbandona l’idea della connessione mobile. Le cui offerte, in ogni caso, prevedono un abbonamento quasi sempre biennale, limitato ad un certo numero di ore (dalle 15/20 ore base alle 100 ore massimo degli abbonamenti più lussuosi) o di consumo (5GB per Fastweb) mensili, e a costi non proprio popolari: 25-30 euro/mese in media. Questo sempre se prende l’UMTS. Sennò si ricade nel GPRS, o peggio nel roaming GPRS come nel caso di Tre, e si paga fuori tariffa. Almeno ti danno l’opportunità di inibirlo: unico problema, non navighi.
Così, si va dagli OLO come Tiscali, Infostrada, e via dicendo, e si vedono le offerte per una bella linea dati: la sicurezza di una presa telefonica che sta lì a farti compagnia nelle serate in riva al mare, e una ADSL flat, sicura, sincera, senza tutti questi monti ore, roaming, rete mobile ballerina, etc.
E si vede che ci sono tante offerte qui, alcune molto allettanti.
Ma ben presto ci si accorge/ricorda di due cose: la prima è che ad ogni offerta va aggiunto il canone di 12,88 euro/mese, che è il costo che Telecom Italia fa pagare agli operatori che affittano le sue linee dati (Wholesale). Secondo, che per sapere se c’è la copertura ADSL, bisognerebbe prima avercela, la linea! Altrimenti bisogna dare una linea “pilota”, ovvero quella di un vicino. E si scopre che nè Tiscali, né Infostrada, etc. ti assicurano che c’è la copertura ADSL.
Alla fine si va da mamma Telecom e si prova a vedere se tante volte..: e si scopre che il canone base di una linea fissa è di 14,57 euro/mese, e che c’è un’offerta ADSL chiamata “Weekend” che costa 9,95/mese ed è valida i weekend e i festivi. Totale: 24,52/mese. Si pagano la bellezza di 96 euro come “contributo di attivazione” per la linea (anche in 24 comode rate senza interessi) e la linea oltretutto è di soli 640 Kbps/sec. Forse l’hanno fatta così sapendo che nei paesini da weekend, le linee ADSL da n Mb ci arrivano col ciufolo..
La mazzata finale arriva dalla pagina Anti Digital Divide di Telecom Italia dove l’amena località marittima non è neanche elencata tra quelle raggiunte dall’ADSL (alla faccia dell’Anti Digital Divide…)… ciò mi preoccupa molto.
Conclusioni: l’unica salvezza, per qualche favorevole congiuntura astrale, potrebbe essere che la rete 3G di Tre prenda: in quel caso, l’offerta a 19 euro/mese per 100 ore/mese, con chiavetta modem USB, diverrebbe conveniente ed adeguata alle mie esigenze. Oppure, che prenda TIM, che chiede 25 euro/mese, sempre per 100 ore e chiavetta USB inclusa.
Sto pensando a chi ci vive tutti i giorni, nel paese al mare…
aggiornamento
Sembra che 3G prende con Tre. Non è tanto, ma è già UMTS (fino a 384 kbit/s)…

Nokia E66


A distanza di quasi un anno dall’ottimo Nokia N73, e dopo che questo aveva dato forfait per le troppe botte e bottarelle prese (sostanzialmente la sua robustezza era enorme, ma il mouse centrale aveva iniziato a non funzionare più) ho deciso per l’acquisto di un E66, commercializzato da Luglio di quest’anno.
Devo dire cellulare ottimo, ed il prezzo è adeguato alle prestazioni ed al contenuto tecnico (Wi-fi, e GPS su tutti, poi email aziendale con supporto Exchange, browser Web migliore, e tantissime applicazioni per un’utenza business, vi rimando alla scheda tecnica per maggiori info, ed alla videoprova). Da rimarcare anche il supporto per microSD fino a 8 GB (che ho già ordinato), davvero non male. Eccezionale la tastiera, non altrettanto l’audio in particolari condizioni di ricezione, ma potrebbe essere un problema risolvibile al primo Software Update (già disponibile).
E’ il mio primo serie E, mi sono convinto dopo aver visto che come sistema operativo utilizzava Symbian e che è un modello con apertura slide, che dopo il W760 ho capito essere la tipologia che meglio si adatta al mio modo di usare il cellulare. Un lingottino sottile e prestazionale che mi sento di consigliare a tutti i nokisti anche della serie N.