La difficile arte della comunicazione telematica

La prima volta che scrissi qualcosa sulla comunicazione telematica fu nel 1995, quando fondai la rivista ipertestuale “Beta“. Poi ho iniziato a sistematizzarla con maggior spessore  nel 2003, quando ho scritto la guida per aprire un blog (che ancora oggi è la più letta, a quanto dice google). Ci sono tornato sopra nel 2007, e poi ancora nel 2008 parlando di Facebook, e insomma, non si finisce mai di imparare e di tornare sull’argomento. Perché nel frattempo il numero di persone che si affacciano sulla rete cresce e si moltiplica, e quelli che di “norme della comunicazione telematica” (quella che un tempo si chiamava “netiquette“) ne sanno poco o nulla, pure. Il risultato non è soltanto che ogni volta si ricomincia da capo, ma soprattutto che la gente continua ad accapigliarsi ed a fraintendersi che è una bellezza. 

Nata casualmente da una conversazione con un amico sacerdote (anch’egli telematico), l’idea di scrivere (o riscrivere) alcune cose, magari con una  “buona vecchia” lista, è scaturita anche dalle interazioni quotidiane con gli amici telematici con i quali spesso condivido le mie giornate “sociali”: dall’esperto di storia dell’arte al politico, dallo psicologo che conosce la mente umana al vituperato blogger d’antan, tutti prima o poi finiscono per dimenticare che la comunicazione telematica è una forma particolarissima di comunicazione. Ma io lo dico, per primo a me stesso, cercando di sottolineare quanto possa essere insidiosa questa dimenticanza.

Un tempo, diciamo fino a dieci anni fa, nell’isola felice del web 1.0, non ci sarebbe stato bisogno di tornare sull’argomento o di scriverci sopra chissacchè… oggi l’avvento dei social network ha moltiplicato esponenzialmente il problema, con l’effetto paradossale che più si comunica e più c’è il rischio di non saper comunicare, più ci sono i mezzi e i luoghi virtuali per farlo e più si possono perdere di vista i fondamentali di questo tipo particolare di comunicazione.. Ebbene più la comunicazione si sta spostando verso questi mezzi, più è bene, allora, rinfrescarci la memoria.

Le Regole della Comunicazione quando hai uno schermo come interlocutore.

1. Regola aurea: non è  “comunicare”, è 1/5 della comunicazione (vedi lez. 2). Comunicare significa ascoltare, vedere, parlare.  La comunicazione telematica è un solo pezzo del tutto: la scrittura. Riuscite ad immaginare quante cose vi state perdendo della comunicazione? Ve le ricordo: innanzitutto non c’è il tono della voce. Questo vuol dire che è piuttosto difficile individuare con che stato d’animo la persona dall’altra parte sta scrivendo quello che scrive: lo dovete immaginare, magari intuire. E sapete cosa? E’ scientificamente provato che nella maggior parte dei casi lo stato d’animo assegnato ad una frase da chi la legge non coincide con lo stato d’animo di chi l’ha scritta. Lo stato d’animo glielo date voi: “Ma eri arrabbiato mentre lo scrivevi!?”. “Chi, io?”.

2. Certo: ci sono le faccine. Una grandissima invenzione, senza dubbio. Però, fermatevi un attimo… le faccine possono sostituire la gamma di emozioni e di sfumature che una voce, un volto (e non ho citato il linguaggio del corpo) possono rappresentare? Pensate veramente che potete scrivere che il vostro amico “è un coglione” e poi aggiungere una faccina? O magari tante faccine :-)). O tante faccine e punteggiatura!!!! :-)))  La faccina come surrogato dell’incapacità di esprimersi è un vantaggio notevole, lo sappiamo, ma avete capito di cosa sto parlando…

Questo ci porta fatalmente al terzo punto:

3. Il teorema del righino rosso. La comunicazione telematica è insidiosa, ve ne sarete senz’altro accorti, ma c’è gente, sicuramente non voi, che può passare due ore del proprio tempo a litigare su una frase di una riga. Immaginatevi la scena. Uno noto autore scrive sul proprio profilo che “la situazione politica è difficile”. Una cosa banale, vero? Non in telematica.
Un primo commentatore si fionda in un’esegesi dell’intera classe politica e della necessità di un profondo rinnovamento. Un altro che passava di lì sente salire una rabbia inconsueta di fronte a tanta mancanza di cultura nell’affrontare temi così complessi, e si sente in dovere di scrivere la sua profonda indignazione. Un terzo trova tutto sbagliato e attacca a testa bassa i primi due, coinvolgendo nella tornata di commenti che ne seguono gli amici, i colleghi e la metà dei suoi conoscenti. Il quarto, che conosce l’autore della frase, ci ravvede un chiaro riferimento alle ultime vicende che l’ha visti coinvolti e non potendo rimanere immobile di fronte a tale oltraggio gli toglie l’amicizia, non prima di aver insultato i presenti e lanciando strali su quanto siano ipocrite e false le persone.
Ok. Provate ora ad immaginare che passeggiate, mentre la persona affianco a voi, che conoscete bene, dice con voce un po’ mesta “La situazione politica è difficile”…. Al massimo, in una giornata di sole, risponderete: “Eh si”. 

Che ci trascina inesorabilmente verso il quarto punto:

4. Si litiga per sciocchezze. Su questo, sono sicuro che ognuno ha fatto una sua propria esperienza. Sapete perché si litiga, o, peggio, ci si fa un’idea che non corrisponde a realtà? Perché dovete  rileggere la regola aurea. La risposta è quella: dovete mettere nel mezzo i malintesi, i fraintendimenti, gli stati d’animo che non conoscete, le situazioni che hanno portato a scrivere quella frase, il dove, il perché, il come, il quando… (le 5W del giornalismo anglosassone!): tutte cose che nel mezzo telematico non sapete, o sapete a pezzi. Voi state leggendo un pezzo di comunicazione.  I malintesi sono il ponte che separa una semplice discussione su internet da una guerra senza quartiere tra persone che, per questo, non si parleranno più per mesi. E questo vale per tutto: social network, chat, facebook, email!

E si litiga anche perché si vuole sempre dire la propria su presunti errori degli altri.

C’e’ una famosa vignetta di Xkcd a tal proposito che trovo adorabile:

Someone is wrong on Internet
-Stai venendo a letto?
-Non posso, è importante.
-Che?
-Qualcuno sta sbagliando su Internet!

Come appendice alla regola, vi suggerisco una  contromossa da intraprendere subito, appena si manifestano i sintomi della discussione che sta trascendendo in litigio: scrivetevi in privato! Oppure molto meglio: telefonate!  Telefonate! Telefonate! Meglio di tutti: vedetevi di persona. Magari litigate lo stesso, ma lo fate in piena avvertenza e deliberato consenso! <grin>

C’è dell’altro..

5. Si perde la spontaneità. Quando si scrive ci si prepara. Sono ben pochi quelli che scrivono di getto, e questo è tanto più vero quanto più aumenta la lunghezza dello scritto e l’età dello scrivente. Anzi, spesso lo si rilegge, magari più volte, si limano le frasi, si affilano i concetti, e t
utto questo perché non vogliamo essere giudicati. Vogliamo che, nel mare dello scripta manent, chi legge pensi di noi “Questa persona dice cose giuste”.  Dopo quattrocento milioni di sciocchezze scritte in rete, anche gli scripta volant, ve l’assicuro!

Ma questo terrore del giudizio ci fa arrivare al punto successivo:

6. Attacco e Difesa. Alzi la mano chi non si è mai preparato un commento un po’ più lungo….magari rileggendolo, correggendo le frasi qua e là, confezionando un bel discorsetto. Ed  esponendoci ad un potenziale rischio: quello di finire in uno schema di attacco-difesa. Questo è il problema della comunicazone scritta: se una persona vuole attaccare un pensiero di un’altra persona, che fa? Scrive un articolo! O un libro. Perché? Ovvio: perché l’altro non può rispondere. Immaginate che per rispondere dovrebbe scrivere un libro a sua volta…

  Ora spostate tutto sulla comunicazione istantanea che c’é sul Web. In alcuni casi, la verbalizzazione scritta consente di esprimere la rabbia, di farla uscire inconsapevolmente e di predisporre sulla scacchiera le proprie pedine nell’ordine che più ci è congeniale, in modo da mettere l’altro all’angolo e poter dire “VEDI? IO HO RAGIONE.” Botta e risposta subitanee! Immaginate che i commenti possono diventare dei micro libricini che noi scriviamo ed affidiamo più o meno consapevolmente al giudizio altrui. Sommateli tutti quanti e considerate che cosa può diventare una tale comunicazione “social”: magari bella, ma terribilmente faticosa!!

  Insomma, non bisogna cambiare il proprio punto di vista sulla comunicazione telematica, bisogna solo avere consapevolezza di quel che è: una comunicazione limitata, che è solo una parte della comunicazione interpersonale, che quello che c’è scritto non riflette il reale stato d’animo di chi l’ha scritto ma più spesso il nostro, e che in fondo non c’è bisogno di difendere sempre le nostre tesi come se un giudice implacabile stesse  lì pronto a darci ragione o torto: se qualcuno adotta questo atteggiamento, fateglielo notare, e se insiste, evitatelo. Datemi retta: le filippiche di 500 righe per dimostrare che si ha ragione, a fronte di un commento precedente, sono il Male. Se bisogna discutere su idee personali,  la cosa migliore è parlarne a voce. Se, invece, state discutendo dei massimi sistemi, scrivete un articolo sui massimi sistemi, e aspettatevi che qualcuno forse lo leggerà e vi risponderà, auspicabilmente con un altro articolo altrettanto approfondito. Nel mezzo, meglio usare commenti che mantengano il tono della conversazione in un confronto aperto e il più possibile “gioviale”. Non è per leggerezza, ma perché purtroppo una qualsiasi frase scritta, senza faccine, senza punteggiature, senza qualche indicatore semantico, per sua natura sembra al lettore inesorabilmente più “seria” di quel che è.
Non dovete pensare ai social network come a sessioni dove dimostrare che la terra gira intorno al sole davanti ad un consesso di scienziati. Pensate invece a degli amci che stanno bevendo una birra seduti a un tavolo, con un bel po’ di rumore intorno e diverse persone che vociano da tutte le parti.  E’ sicuramente più …. “realistico”.

Enhanced by Zemanta

(lez. 2)

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Piccola guida per i candidati politici online

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Dopo i casi di Renata Polverini (qui sul suo blog) e Luca Barbareschi,  sembra che l’esigenza per molti politici, candidati o meno, di conoscere Internet ad un livello più approfondito sia a questo punto irrevocabile. Non sono pochi, oggi, coloro i quali  si occupano di comunicazione in modo professionale, ma chi, come me, si ritrova ad appassionarsi di comunicazione politica, trova alcune accortezze oramai  necessarie, e soprattutto considera che la comunicazione online, per un politico, non si improvvisa. Questo vale specialmente per i candidati politici, i quali pagano agenzie e società di comunicazione specializzate, che devono rispondere adeguatamente alle richieste ed alle caratteristiche della rete. Non importa di quale schieramento, il candidato online trova in rete una platea attenta ed esigente, con una rappresentanza della popolazione, spesso, diversa da quella che si potrebbe incontrare ad un comizio reale. Sulla rete, infatti, si discute, si confronta e si affrontano (talvolta con toni aspri) le idee politiche e le affermazioni del candidato in un contesto bidirezionale, portando considerazioni che devono essere soppesate e valutate con  intelligenza, e magari anche con una buona dose di umiltà.

In generale, il candidato politico non può essere considerato per tutti “uguale”. Sul web entrano in gioco, infatti, diversi aspetti nella distribuzione della popolazione online. Mentre su Facebook, ad esempio, si può  considerare la distribuzione degli iscritti al social network sostanzialmente equilibrata per livello scolastico, politico, e culturale, nei blog, invece, c’è una prepondenranza (come quantità) di profili ad  orientamento tendente al centro-sinistra, caratterizzata da alcuni fattori tra i quali l’influenza degli hub ovvero di alcuni autori più influenti, che concentrano e ripetono le idee e le discussioni di quella parte dello schieramento politico, e una certa rappresentanza di profili di centro-destra (decisamente meno numerosi). Lo stesso discorso di può fare per le “ali estreme” degli schieramenti. Il risultato è spesso che per i candidati di centro-sinistra il dialogo è attento ed anche aspro, ma assume una connotazione construens. Per i candidati di centro-destra, la stessa connotazione assume un significato talvolta diverso e, spesso, destruens, ovviamente a parti invertite. Non va sottovalutato neanche il ruolo di altri social network che stanno crscendo in questo periodo come Twitter, che rimane però ancora limitato a un livello culturale alto, e in generale ad una platea di giornalisti, addetti ai lavori ed anche politici, ma molto meno “trasversale” rispetto ai social più generalisti come Facebook.

Per i candidati prevalentemente cattolici, infine, in rete si trova abbastanza spazio, con un opinionismo spesso viziato da un certo elitarismo o distorto da idee aggressive (tanto per chi è ultra-tradizionalista quanto per i detrattori), con un divario spesso difficile da superare. Vittorio Messori nel suo ultimo articolo, affronta poi il tema del tradizionale armamentario di accuse verso i cattolici che non sembra trovare ostacoli: Vangelo come mito orientale, miracoli come superstizione, Galileo, inquisizione, crociate, massacro dei catari, notte di San Bartolomeo, conquista delle Americhe, condizione della donna, simonia, rapporti tra cattolicesimo e totalitarismi, ecc. D’altro canto sul web molti siti, blog e forum, sono dedicati all’analisi, e spesso contro-analisi su basi più o meno storiche delle sacre scritture ed alla polemica sulla storia della Chiesa. In taluni casi, dunque il candidato che assuma come propri i valori ed in principi indicati dalla dottrina cattolica, si trovi ad affrontare un ostacolo in più costituito dalla diffidenza verso l’istituzione ecclesiastica complicata dalla mole di dati spesso presenti in rete (pro e contro), tra i quali non è facile orientarsi.

Al di là dell’orientamento dei candidati, però, a risaltare maggiormente è una scarsa conoscenza da parte dei politici, anche giovani, delle logiche che la “presentazione” e l’attività su Internet richiedono. Vediamone alcune in questi punti.

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Faccialibro!

Dopo varie richieste da parte di amici, conoscenti o addirittura familiari, visto il successo che la miniguida sui blog pare abbia riscosso, ho deciso di accettare a scrivere questa miniguida su Facebook. Buona lettura :)
Come si apre (e si gestisce) un account su Facebook in 10 semplici…domande
Premessa (indispensabile)
Oramai Facebook si avvia ad entrare nel novero di quelle cose di cui si dice: “Come avevamo fatto senza?”. D’altronde, ha raggiunto 120 milioni di iscritti superato i 200 milioni di iscritti, ed è il primo e più importante social network nel mondo.
Va da sé che se state leggendo queste pagine è perché dopo innumerevoli inviti da parte di amici, conoscenti o familiari avete deciso di iscrivervi, oppure siete già iscritti e state cercando di capire come sopravvivere!
Questa miniguida è dedicata ai primi. Ma anche se siete nel tunnel, buona lettura: comunque non si può dire che non vi avevo preavvisato, in qualche modo! ;)
Dunque cos’è questo famoso “Facebook“? Anche se personalmente credo sappiate già tutti di cosa si parla, c’è sicuramente una parte di curiosità, e forse di scetticismo nell’avviare e gestire un account su Facebook. Probabilmente, infatti, da un lato avrete letto su qualche giornale o sentito in giro, che in Facebook vi partecipa solo gente con problemi psicologici, persone sole, 40enni spiantati, che è come una droga, che vi impedirà di lavorare e di vivere. Dall’altro lato, viceversa, che è come un luogo incredibile dove si incontrano e si conoscono persone di tutti i generi ed interessi, si fanno amicizie interessanti, si intrecciano relazioni e collegamenti altrimenti impossibili, e così via in un crescendo entusiastico.
Insomma, a seconda del partito e del contesto da cui avete avuto informazioni, è possibile che a proposito di Facebook ancora non avete le idee chiare.
Inutile dire che in rete è possibile trovare contributi, documenti, post ed articoli molto completi ed esaustivi sull’argomento (troverete come sempre un insieme di link di approfondimento nell’Appendice a questa guida), sia dal punto di vista tecnico sia sociale.
La verità, come avrete intuito, sta forse nel mezzo e l’idea di questa miniguida è di aiutare a muoversi con un po’ di consapevolezza in questo strumento.
Ancora premessa: di cosa parliamo, quando parliamo di Facebook?
Facebook nasce nel 2004, come servizio online, da un’idea di due studenti americani, per consentire ai compagni di scuola di ritrovare i propri amici online (la traduzione di facebook, in inglese, è simile ad Album di foto, o Album di scuola). Nel tempo, il successo di Facebook è cresciuto ed il suo scopo originario si è esteso, andando ben oltre l’iniziale obiettivo di mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo: è diventato un network sociale di persone, gruppi, associazioni sparse in ogni dove. Negli ultimi mesi, dopo che è stato tradotto in molte lingue tra cui l’italiano, anche da noi è cresciuto in modo esponenziale.
Al pari di altri social network, Facebook si può vedere come la metafora di una piazza virtuale. Dal punto di vista schematico, adotta una tipologia di collegamento prevalentemente orizzontale, dove i tipi di relazione possibile sono sostanzialmente due, amici oppure no. A differenza degli altri social network, però, ed è questo il principale motivo della sua popolarità, tende (o tenderebbe) ad avere registrate le figure “reali” dei propri utenti, sia per il suo obiettivo intrinseco – farsi trovare – sia per la politica perseguita dal sito stesso. In altri termini, creare account “fittizi” non porta generalmente ad un reale vantaggio su Facebook, anche se il sistema permette comunque una certa libertà di scelta. Per un utilizzo anonimo, magari con un classico nickname, è meglio sfruttare altri social network che sono concepiti per ospitare identità di fantasia.
Facebook, dunque, basa il suo successo primario su una promessa di “serietà”: se si è lì con il proprio nome e cognome e con i propri dati reali, viene introdotto un fattore di fiducia implicito. Inoltre, il sito stesso è contraddistinto da un’interfaccia gradevole e rassicurante, ordinata e disegnata per consentire uno scambio di informazioni interattivo ed efficiente. Gli autori di Facebook, saggiamente, hanno poi evitato il grado di personalizzazione spinta dei network come Myspace, sito che spesso finisce col diventare un’accozzaglia di immagini, video, colori, e pagine rese di fatto illeggibili, ma hanno, invece, mantenuto l’interfaccia all’interno di un certo ordine formale. Ed hanno, anche su incoraggiamento dei vari Governi europei e non solo, accresciuto il livello di privacy dei profili presenti.
Tutto questo ha contribuito al successo trasversale di Facebook, anche tra persone che hanno un conoscenza della rete non particolarmente alta. Ormai una cosa è certa: su Facebook ci stanno andando [quasi] tutti. Ci si possono incontrare amici più o meno lontani, parenti, compagni di scuola, colleghi di lavoro, vicini di condominio, e poi attori, politici, sportivi, figure note e meno note del panorama mondiale, etc.
Nozioni fondamentali
Come abbiamo detto, questo strumento basa la potenzialità per creare relazioni nell’utilizzo del nome e cognome reale degli iscritti. A motivo di ciò avremo due cose da tenere a mente: la prima è che stringere “amicizia” in modo semplice ed aperto con altre persone è immediato. Contemporaneamente, dovremo ricordarci che siamo lì con i nostri dati e la nostra rete di amicizie sarà pubblica, e che quindi c’è un po’ di privacy da gestire e di bon-ton da seguire.
Il sistema registra un profilo personale contenente dati, luoghi, foto e quant’altro di personale ognuno ritenga di voler pubblicare. Come impostazioni predefinite, che comunque vanno sempre verificate (alcune cose potrebbero cambiare nel corso del tempo), il profilo non è visibile ad altre persone a meno che non le aggiungiate come amici. Non vi sono livelli diversi di amicizia, però la scelta tra cosa lasciar vedere agli amici e cosa no si gioca sulla differenza tra Profilo normale, pubblico, Profilo limitato (se esistente) o Liste di amici create da voi. Se volete che un amico veda solo una parte del vostro profilo, aggiungetelo nel Profilo limitato o alla Lista che chiamerete per esempio “Conoscenti”. Per decidere cosa deve essere visto o meno sul Profilo ristretto o sulla lista di Conoscenti, utilizzate le Impostazioni sulla privacy (da “Impostazioni” nel menu alto).
Un’altra cosa da ricordare è che, anche se sembra esserci completa anarchia, tutto è tenuto attentamente sott’occhio dallo staff e da meccanismi automatici che verificano l’utilizzo dei vari strumenti di contatto. Comportamenti ritenuti scorretti o contrari alla netiquette potrebbero ricadere in una policy sanzionatoria che può andare dal richiamo formale fino alla cancellazione del profilo. Questo perché, nonostante tutto, in Facebook tengono molto al concetto di rispetto nelle relazioni, probabilmente anche per evitare problemi e polemiche che possono ledere la reputazione di “network di fiducia” che abbiamo detto poco fa.
Aprire l’account
E’ molto semplice aprire un account, non ci vogliono in genere più di 10 minuti. Ma fate già attenzione al primo passaggio, e non correte a creare un profilo prima di aver finito di leggere questa piccola guida. D’altronde non c’è pericolo che qualcuno rubi la vostra identità: su Facebook non esistono le directory di nomi e pseudonimi univoci, e quindi non c’è il pericolo che venga “occupato” un vostro nome una volte e per sempre.
Addendum: Dal 13 Giugno 2009 al sistema di identificazione numerico Facebook ha associato, per chi era già registrato alla data del 9 Giugno, l’assegnazione di nomi utente univoci: ad esempio http://www.facebook.com/asdrubalmario. Per le future iscrizioni lo stesso team di Facebook non ha ancora comunicato la tempistica.

L’identificativo del profilo è numerico (o, come appena detto, anche alfabetico), e le eventuali omonimie sono risolte tramite l’identificazione degli amici comuni, dalla foto, o per e-mail, oppure attraverso eventuali elementi utili a riconoscere le persone che si stanno cercando, non ultima la possibilità di contattarle direttamente.
Fin dalla prima interfaccia, dunque, il mio consiglio è di immettete il vostro nome e cognome reali. Questo anche perché se lo vorrete cambiare dopo potrebbe essere un po’ macchinoso o non immediato: il servizio clienti può effettuare, infatti, delle verifiche nei casi dubbi. In effetti, fino a questo punto non c’è ancora nessun problema reale per la nostra privacy perché stiamo solo creando un profilo con nome e cognome e forse la data di nascita, un e-mail o poco più.
Se ci soffermiamo un momento è solo per la dicitura che appare all’atto della creazione del profilo: “Stai per creare un Account personale. Se sei qui per rappresentare la tua band, i tuoi affari o prodotti dovresti prima creare una pagina Facebook.” Questo ci consente di accennare al fatto che su Facebook è possibile creare pagine relative non a profili privati ma a profili pubblici, per gruppi, prodotti, servizi, eccetera: una sorta di minisito completo di tutti i riferimenti relazionali su Facebook.
Torniamo alla creazione del nostro account personale: una volta inserita l’e-mail e gli altri dati richiesti, che potremo modificare o proteggere anche in seguito, si accede al profilo pubblico, che sarà dotato di un indirizzo Internet (URL) proprio.

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Tabella comparativa servizi blog

La tabella è aggiornata ad Ottobre 2012

Legenda:
Per ogni piattaforma vengono considerate predefinite (e quindi non indicate in tabella) la presenza dei commenti, la possibilità di moderazione degli stessi, le categorie o i tag, i trackback o i backlink (a seconda di come vengono chiamati, il funzionamento è lo stesso), il feed RSS o Atom, la possibilità di ricerca, la capacità di aggiungere o cambiare link nel proprio blogroll, la disponibilità di un certo numero di template predefiniti.
Non sono considerate invece opzioni predefinite e sempre disponibili le statistiche, la possibilità di inserire propria pubblicità, lo spazio per le immagini o per propri media, e la personalizzazione via CSS (fogli di stile) dei template.

Template/Svr.: possibilità di personalizzazione del sito (“SI”), o di installazione del software su proprio dominio (“SVR”), “SI LIM.” significa che la funzionalità è a pagamento o è limitata. (ad es. non si può modificare il foglio di stile – CSS);
Indirizzo: come risulterà l’indirizzo del blog una volta impostato. (1)
Spazio: eventuale spazio su disco messo a disposizione dalla piattaforma (totale, predefinito, o mensile) per inserire propri media, ove disponibile
Note: eventuali note sull’interfaccia o elementi aggiuntivi

Nome Template/Svr. Indirizzo (1) Spazio Note
Alice (Virgilio) SI LIM. http://nome.myblog.it (») SI LIM.
Altervista http://nome.altervista.org Facilità d’uso, buoni strumenti per iniziare.
Aruba NO http://nome.blog.aruba.it (»)   Interfaccia scarna
Blog.com SI http://nome.blog.com  ILLIM. Si basa su piattaforma WordPress. Contiene pubblicità
Blogger SI http://nome.blogspot.com (») ILLIM. Interfaccia intuitiva. Ampia community. Integrazione con Google.
Bloggers SI LIM. http://bloggers.it/nome (») SI LIM. Interfaccia un po’ farraginosa.
Blogsome SI LIM. http://nome.blogsome.com (») ILLIM.
Clarence Dada http://nome.blog.dada.net/ La piattaforma è sospesa.
Excite SI http://nome.blog.excite.it (»)   La piattaforma ha sospeso l’attività blog.
Ilcannocchiale SI http://nome.ilcannocchiale.it (»)
Iobloggo SI http://nome.iobloggo.com (») Ottima interfaccia. No hosting immagini
Kataweb http://nome.blog.kataweb.it
Libero SI LIM. http://blog.libero.it /nome (») ILLIM. Ampia community
Live Journal http://nome.livejournal.com/ Utilizza tecnologia Movable Type
Microsoft Live Spaces SI LIM. http://nome.spaces.live.com ILLIM. Microsoft Passport. Integrazione con MSN Live. Dal 2012 tutti i blog sono stati trasferiti su piattaforma WordPress.
Posterous SI LIM. http://nome.posterous.com (») Interfaccia funzionale. Utilizzo predisposto per i post via email
Splinder SI LIM. http://nome.splinder.com SI LIM. Ampia community. Nota: Splinder ha chiuso le attività a Gennaio 2012.
Movable Type SVR http://nomedominio.* Prodotto sofisticato e robusto. Solo server.
MySpace http://nome.myspace.com/ Ampia community per gli artisti. Interfaccia orientata alla musica.
SecondBrain SI http://nome.secondbrain.com (») SI LIM. Interfaccia evoluta. Include opzioni di life sharing. Progetto sospeso.
Tiscali http://nome.blog.tiscali.it Ampia community. Buona interfaccia.
Tuoblog http://www.tuoblog.it/nome
Tumblr SI http://nome.tumblr.com (») Ha introdotto la tipologia di “tumblelog”, blog veloce di foto e citazioni
Typepad SI LIM. http://nome.typepad.com Ottima interfaccia completa, si basa su piattaforma Movable Type
Vox SI LIM. http://nome.vox.com Ampia community. Si basa su piattaforma Typepad. Progetto chiuso.
Virb http://virb.com/nome (») Opzioni evolute di media sharing. Piattaforma potente e professionale, a pagamento.
WordPress SVR(2) http://nome.wordpress.com (») ILLIM. Facilità d’uso. Moltissimi temi. Consente di predisporre pagine singole. Attualmente il più diffuso insieme a Google Blogger.

NOTE
1. Dove disponibile, cliccando sul simbolo tra parentesi si possono visualizzare i vari blog creati per utilizzo personale o per verificare i dati di questa tabella.
2. WordPress è disponibile sia in versione client sia in versione server, ed è utilizzato anche da altri servizi di blog.

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Miniguida per aprire un blog

Come installare un server WordPress

Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2009

Per installare WordPress occorre avere un server su cui vi è un
Hosting preferibilmente Linux o unix, un dominio registrato e con adeguato spazio disco
e un minimo
di conoscenze tecniche su permessi e directory.

Occorre collegarsi al sito di WordPress e scaricare l’ultima versione, che è disponibile anche in lingua italiana.
Al momento della scrittura del post, il software è completamente
gratuito e nella sua versione più utilizzata comprende un blog,
eventualmente multiautore. Per completezza si segnala che esiste una
versione denominata WordPress Mu, che è invece multiblog e multiautore. La miniguida proseguirà sulla versione base.

Leggere il documento di installazione allegato per eventuali problemi
nell’individuazione delle directory. E’ possibile trovare ulteriori
informazioni di installazione ai seguenti indirizzi:

Scaricare il software e scompattarlo nella directory radice del
proprio sito o in una directory di propria preferenza (ad es. /blog).

Configurare il database: è richiesto il tipo di database MySQL, che
deve essere già disponibile, e con un utente dotato degli adeguati
privilegi di amministrazione.

Aprire il file wp-config-sample.php salvandolo con nome  wp-config.php. Con un editor di testo configurare i parametri necessari:

//** MySQL settings **//
define('DB_NAME', 'SQL_name');
define('DB_USER', 'SQL_user');
define('DB_PASSWORD', 'SQL_pwd');
define('DB_HOST', 'localhost');
define('DB_CHARSET', 'utf8');
define('DB_COLLATE', '');
//Generare la frase univoca visitando https://www.grc.com/passwords.htm
define('SECRET_KEY', 'frase univoca');

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Come installare un server blog

Ultimo aggiornamento 20 febbraio 2009
<!–

Installare un blog sul proprio dominio

–>

Indice

Movable Type versioni 3.x e 4.x

Per installare Movable Type occorre avere un server su cui vi è un Hosting Linux o unix, un dominio registrato e con adeguato spazio disco e un minimo
di conoscenze tecniche su permessi e directory.
Occorre collegarsi al sito di Movable Type e scaricare la versione corrispondente al tipo di uso che
se ne vuole fare. Solo le versioni non-profit, non-commercial o power blogger sono gratuite al momento della scrittura del post.

Leggere il documento di installazione allegato per eventuali problemi nell’individuazione delle directory.

E’ possibile trovare ulteriori informazioni di installazione ai seguenti indirizzi:

Continua a leggere “Come installare un server blog”

Appendice 1: servizi e strumenti per i blog

Risorse:
Tabella comparativa servizi blog (aggiornata)
My 50 favorite blogging resources [en]
BlogCatalog resources [en]
Gli strumenti necessari per iniziare bene [it]


Directory dei blog italiani:

<!–Blog.it
–>
Blogitalia.it
Bloggando.splinder.com
Liquida.it

Server blog:

Movable Type [en]
Radio Userland [en]
WordPress [en]
Nucleus [en]

Commenti:

BlogSpeak
Haloscan [en]
SquawkBox
Blogout
YACCS [en]

Blog news italiane:
Blog Aggregator
Bloglines [en]
Blognews
United Blogzine of Www
Rss for dummies (di Cesare Lamanna)

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Come aprire un blog in 10 semplici…..domande

Indice

Premessa (indispensabile)

Se oggi fosse vivo, Mark Twain probabilmente avrebbe un blog, anzi ne avrebbe una decina, e si divertirebbe moltissimo. Ma, come si sa, di Mark Twain ne nascono uno ogni cinquant’anni.. Con questo non voglio dire che bisogna essere necessariamente dei grandi scrittori per aprire un blog. Però bisogna avere qualcosa da raccontare, questo sì. Avere qualcosa da raccontare è un viatico per il blog, è la sua linfa ed essenza principale, ma non è tutto. I blog possono anche informare, suggerire, “parlare”. Diciamo così: per aprire un blog probabilmente bisogna avere una “passione per la scrittura”, che non è una cosa banale ma non è neanche così tremenda come sembra.

La mania dei blog l’abbiamo importata, ma sia oltreoceano sia in Europa è nata ed è cresciuta in modo esplosivo. Il fatto è che di blog se ne aprono moltissimi, a volte, se ne aprono un po’ troppi.. Non voglio scoraggiarvi, ma solo prepararvi. Il blog va manutenuto, oserei dire va accudito.. il vostro diario che poi vorrete aggiornare e che vi porterà via, comunque, un po’ di tempo. Ma non sarà tempo sprecato.

Ricordate che le regole base di un blog sono due: 1) in generale un giornalista ne parlerà male o un po’ confusamente; se ha un blog, parlerà male o confusamente degli altri blog, e 2) la vanità, anche se non vorrete ammetterlo, è un ingrediente fondamentale per mantenere in forma il vostro blog. Esatto, ho scritto “anche se non vorrete ammetterlo”.
Altresì, ricordatevi di queste parole (scritte originariamente su Blogroots), che vi faranno sentire parte di un mondo più vasto, e, nella loro semplicità, potranno servirvi ad indicare la strada (magari ad un giornalista):

Weblogs are a grassroots phenomenon. They weren’t created in a board room and unleashed on waiting consumers. They were created by people with something to say in a format that works well on the Web. With all of the media attention and debate surrounding weblogs, it’s easy to lose sight of what they are: people speaking and connecting online.

(trad.: I weblog sono un fenomeno dal basso. Non sono stati creati in una stanza dei bottoni e rivelati a consumatori impazienti. Essi sono stati creati da persone con qualcosa da dire, in un formato che funziona bene sul Web. Con tutta l’attenzione dei media e la discussione intorno ai weblog, è semplice perdere di vista cosa sono: persone che parlano e si connettono online.)

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