La seconda laurea e l’insegnamento (da trarne)

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Il 18 maggio ho conseguito la mia seconda laurea, in Scienze dell’informazione, della comunicazione e dell’editoria all’Università degli Studi di Tor Vergata. Ok, c’era già quella di ingegnere informatico ma questa è stata la laurea che ho sentito più mia: quella “vera”, se così si può dire. In questo percorso ho trovato un felice connubio sia professionale, su tematiche che seguo da alcuni anni – sociologia della comunicazione, ma anche la mia antica passione: psicologia – sia soprattutto umano, incontrando persone straordinarie. Devo gratitudine a chi ha avuto la pazienza di seguirmi con puntuali consigli e necessaria strutturazione delle mie (tante, troppe) idee, in un lavoro che ha poi portato alla stesura di una tesi originale, del cui oggetto di ricerca, i «cluster digitali» scriverò – auspicabilmente presto – in un articolo a parte. È stata insomma una bellissima esperienza, faticosa e arricchente, che probabilmente proseguirà (nell’ambito dell’insegnamento, da cui il titolo).

Perché ne parlo qui? Per un paio di motivi. Il primo è tenere traccia sul blog di un evento per me importante. Dal primo post sono passati esattamente quindici anni (era il 2002) e già nei primi dieci di cose ne erano successe: ogni tanto mi capita di rileggere cos’è cambiato intorno a me, e anche come sono cambiato io, e il blog a mio avviso rimane ancora il posto migliore per fermare qualche esperienza e concetto.

Il secondo motivo è mettere a fuoco qualche elemento che ho tratto da questo percorso di studi. I temi di fondo che ho riscontrato sono sostanzialmente tre:

1 – Cambiare quando non va. Dopo la felice esperienza nella Nice (dal 1998 al 2004), dove avevo portato le mie esperienze e competenze degli inizi, mi sono trovato a lavorare per alcuni anni in Telecom Italia, e successivamente in una società di consulenza e system integration, e come programmatore in un team romano tra i più validi e produttivi che abbia incontrato. Eppure… è stato proprio in quell’occasione che ho avuto la crisi più dura: alla fine del 2010 mi sono reso conto che la programmazione, e in parte anche il Web development non erano più la mia strada. Non era solo un problema cognitivo (i dolori di stomaco mi affligevano da ormai un paio di anni) ma ero cambiato io, e dagli anni dell’esordio editoriale a quelli dell’ingegneria del software i miei interessi si erano spostati sempre di più su altre tematiche. Usavo ancora gli strumenti “del mestiere” come Eclipse, configurandolo alla perfezione per il Php e il versioning SVN, ma l’esperienza diventava sempre più terribile.
Nel 2011 ho quindi preso un anno sabbatico e ho cercato di capire cosa non andasse in me: avevo una laurea in quel ramo ed ero programmatore da anni, quindi era molto difficile riconfigurare (per usare un termine congeniale) un percorso professionale avviato, anche se in crisi. Ricordo come quel periodo fosse orribile.
Rileggendo quell’esperienza posso dire invece che è stata la fase più utile. Dovevo staccarmi da un mondo che non era più il mio, per capire che il mio mondo era un altro. Verso la fine di quello stesso anno capitò un evento di quelli che ti cambiano la vita: Giovanna Abbiati, con cui poi avrei fatto cose belle e importanti, mi chiamò per chiedermi se ero disponibile a insegnare nel nascente Master in Comunicazione e New Media all’Ateneo Regina Apostolorum. Avevo già tenuto dei corsi di programmazione, ma in strutture piccole e con poche persone. Si presentava un’occasione per un salto qualitativo e per mettermi davvero alla prova. Risposi di sì, con qualche timore ma anche molta motivazione. Proprio nell’Ateneo ho scoperto quella che, con un po’ di prosopopea, ho chiamato la mia “vocazione all’insegnamento”, ed è stato davvero una rivoluzione, anzi l’inizio del cambiamento. Negli anni successivi ho realizzato un percorso formativo sui temi dei social media, che come early adopter conoscevo bene, insieme alle competenze digitali che come tecnico portavo in dote, riuscendo a coprire i molti argomenti nel numero prefissato di ore (sforando un po’…). In quel periodo ho scoperto che trasferire le mie competenze era sì faticosissimo ma anche bellissimo, e che insegnare è un’avventura che ti impegna a capirne di più, a informarti di più, a saper ascoltare di più e ad imparare, molto, dagli studenti e dai colleghi. È stato un salto che ha poi portato alla riconfigurazione (arieccola) del mio percorso professionale: perché a quel punto avevo capito che il rapporto con l’informatica e la telematica era cambiato e che quello che avevo studiato e imparato lo dovevo riorganizzare per poterlo trasferire ad altri, che l’avrebbero usato in modi diversi e nuovi. Da quell’esperienza peraltro è nata anche quella grande iniziativa che è stato il TEDxViadellaConciliazione, nel 2013, di cui proprio in questi giorni si riparla per l’intervento che Papa Francesco, che allora era stato appena eletto, ha tenuto al TED di Vancouver ad aprile di quest’anno. E molte altre cose che alla fine hanno consentito di capire che l’ambiente dell’insegnamento poteva essere una strada mia.

2 – La formazione continua (soprattutto in tempi di analfabetismi). Quando si esercita una professione come l’ingegnere, o il medico, o l’architetto, ci si dovrebbe tenere continuamente aggiornati. In realtà nell’informatica è palese, ma nella mia esperienza la stessa cosa vale per quasi tutte le professioni qualificate. È un problema molto sentito, perché non sempre è possibile frequentare corsi (se non ci pensa l’azienda presso cui si lavora, bisogna provvedere da soli, per non parlare del giusto tempo da dedicarci, gli argomenti da scegliere, ecc.), e i temi tecnologici – come detto – sono fortemente “sotto pressione”. Non ho usato il termine pressione a caso: talvolta parlo con amici che svolgono professioni in ambiti molto diversi, come ad esempio psicologi e psicoterapeuti, ma anche teologi, e anche in questi campi l’aggiornamento è divenuto imprescindibile. Per rimanere nell’esempio, solo in psicologia negli ultimi vent’anni è cambiato quasi tutto: molti dei modelli che fino agli anni Novanta andavano bene, oggi sono sottoposti a profondi processi di revisione. Questo accade grazie alle nuove scoperte nel campo delle neuroscienze e della psicoterapia. Tuttavia, è chiaro che chi ha studiato in quegli anni, oggi si trova a dover affrontare un percorso di riqualificazione complesso e a volte neanche ben chiaro (ci sono decine di modelli e scuole diverse…). Lo stesso discorso si può estendere, come si diceva, ad altre professioni. Ora immaginate cosa voglia dire quando bisogna insegnare qualcosa, in uno o, come nel mio caso, in più campi disciplinari contigui: l’aggiornamento formativo non deve solo essere continuo ma il più possibile diversificato e approfondito. Così ho capito che se volevo essere un insegnante valido dovevo colmare alcuni gap che nel tempo si erano evidenziati, nell’ambito delle scienze umane. Come ingegnere e come esperto del Web ero coperto dal lato tecnico, e con la rivista avevo approfondito alcune tematiche sulla comunicazione e sull’editoria, ma approfondire in modo più strutturato queste tematiche era diventato improcrastinabile. Ecco allora che nel 2014 è maturata la scelta di intraprendere un percorso di studio nuovo, che mi ha portato poi a conoscere la realtà di Tor Vergata, dopo aver selezionato l’offerta delle due altre università pubbliche romane, come la più confacente a quello che stavo cercando. Lì ho trovato persone straordinare, a partire dalla mia tutor che ha ritagliato “su misura” un piano di studi poi rivelatosi ottimale, alla mia relatrice che ha affrontato e strutturato il tema della mia ricerca nel momento stesso in cui lo stavo chiarendo a me stesso.
Da questo percorso di formazione impegnativo ho tratto almeno due lezioni importanti: senza una cultura a largo spettro, che unisca sia il lato più tecnico (nel mio caso le scienze dure) che quello umanistico, non è pensabile essere un buon formatore. Tra l’altro, ho verificato anche quanto sia importante il processo di approfondimento culturale proprio per poter leggere la complessa realtà che ci circonda. Purtroppo, approfondendo le mie ricerche – anche per la stesura del lavoro finale – mi sono reso conto di come il nostro Paese, da questo punto di vista, sia molto molto indietro. Non mi dilungo negli esempi – neanche credo ci sia bisogno di farne: ma tra analfabetismi digitali, “funzionali” (che sono però sempre da definire nello specifico) e di ritorno (quando si smette di studiare e si iniziano a perdere quelle conoscenze e competenze che si erano acquisite con gli studi), la situazione è drammatica, e c’è molto lavoro da fare.

3 – Le dinamiche dei social network. Si potrebbe cominciare col “fanatismo che corre sulla rete”, e credo sia esperienza di tutti averlo incontrato in qualche discussione online. Tuttavia la situazione oggi si è molto complicata. Proprio sulle dinamiche distorsive dei processi digitali, evidenziate dai social network, si è concentrata la mia ricerca negli ultimi anni. Ci sono fanatismi religiosi, storici, c’è un fanatismo politico, sociale, in generale una narrazione ideologica che vive di pseudo-verità fin da tempi non sospetti, come si suol dire. Ma è soltanto quando queste ideologie si saldano con le dinamiche dei social network che il discorso cambia completamente: le narrazioni distorsive si amplificano e si rinforzano in modalità che fanno fare il salto di qualità a quello che prima era confinato a un ristretto novero di persone – vuoi perché poco informate, vuoi perché poco propense ad allargare i propri punti di vista. Da qualche anno (generalmente si situa dal 2009-2010, quando la diffusione dei social media è divenuta pervasiva) centinaia di migliaia – e  milioni – di persone si trovano a condividere narrazioni comuni in un modello di diffusione nel quale gli algoritmi hanno una parte preponderante. Pensando di favorire i gusti degli utenti, infatti, i vari filtraggi effettuati dalle piattaforme fanno vedere quello che è ritenuto gradito all’utente ─ spesso non sbagliando. L’effetto è una sorta di loop: le persone effettuano delle scelte, selezionano per prime fonti e contenuti alla ricerca di temi specifici che confermino credenze e preconcetti (inclusi bias e quant’altro), e gli algoritmi iniziano a filtrare i contenuti presentando sempre di più quel tipo di contenuti. A partire dalla filter-bubble, individuata nel 2011 da Eli Pariser partendo dalla personalizzazione dei risultati di ricerca di Google, ci si è accorti che il fenomeno distorsivo è diventato talmente ampio da produrre un effetto ancora più allarmante: il modello conversazionale si sta deteriorando in modo così rapido, rendendo le persone meno abili al confronto e al dialogo ma anzi più chiuse e refrattarie, che non si parla più di “bolle digitali” ma di vere e proprie «celle blindate» (Luciano Floridi). È un processo noto specialmente agli addetti ai lavori, ma che nel 2016 è salito alla ribalta per le elezioni di Donald Trump negli USA, e per il termine fake news usato un po’ come il prezzemolo. Il problema della disinformazione e delle false notizie è stato messo a fuoco in particolare da un paio di grandi ricerche uscite negli ultimi mesi (soprattutto Anatomy of news consumption, pubblicato su Pnas a inizio 2017), che mostrano come conseguenza primaria del processo distorsivo l’estrema polarizzazione su temi specifici. Proseguendo nelle ricerche ho osservato qualcosa che rende il modello stesso fortemente aggregativo, innescando un disancoraggio tra esperienza e realtà (dove il racconto e la narrazione sono gli elementi comuni) che produce effetti evidenti: le elezioni politiche sono un esempio, ma i prodromi sono visibili già prima in molti luoghi della rete.

Queste tre tematiche hanno reso un percorso di studio e formazione ora più “chiaro”, potendo approfondire in modo appropriato gli ambiti di comunicazione, sociologia, psicologia e storia. Quando si insegna, bisogna prima di tutto imparare: è una banalità se vogliamo, ma si può declinare in vari modi. Ho imparato (e sto continuando a imparare) a ragionare, ad esempio, in modo scientifico, che non è una cosa né facile né scontata. Uno storico può distorcere la verità se rinuncia ad approfondire i fatti per “far tornare i conti”. Così quando si scrive qualcosa di scientifico – o comunque con un certo livello di rigore – bisogna abituarsi a dimostrare tutto quello che si sostiene, a collegare i fatti e le idee, e anche a metterle e mettersi in dubbio, se necessario.
Oggi è questo forse uno dei punti nodale di molte criticità interpretative: in un contesto informativo tanto ricco, distinguere le cose con il dovuto tempo e livello di approfondimento è una sfida per tutti: c’è un processo entimematico (di verosimiglianza) a cui l’utente è continuamente sottoposto, che richiede un lavoro di affinamento e selezione che implica a sua volta una capacità critica che perfino per gli “esperti”, a volte, non è scontata né immediata; è un mix di intuito e capacità ed è complicato, realisticamente, per la gran parte delle persone riuscire a capire dove si fermano le opinioni o le fake news (spesso disseminate a bella posta) e dove comincia il «fatto nudo» che comunque, come diceva già Kelly nel 1955, non esiste. Potrei anche citare il famoso effetto Rashomon, per cui ad esempio quattro osservatori diretti di un fatto riportano quattro versioni diverse dello stesso: è un discorso complesso che vale la pena di affrontare. Il rischio, già in parte realtà, è di affidarsi ad enti terzi (dalle piattaforme digitali alle istituzioni) per decidere cosa leggere, vedere, cercare – in un processo di selezione che inevitabilmente non è trasparente, non può mostrare gli “unknown unknowns“, ovvero le cose che non stiamo vedendo (concetto reso famoso da Donald Rumsfeld nel 2002).

Dunque, inizia una nuova sfida. Che partirà dal rimettere le mani sul lavoro fatto, intanto, per le necessarie correzioni e migliorie in modo da poterlo eventualmente diffondere con contezza. E poi pensando a un programma formativo, quando sarà il momento, sui temi suddetti. Sarà un impegno non banale, ma collaborare con persone con cui c’è una bella sintonia e uno scambio proficuo di stimoli e idee è una combinazione che mi attira e molto rara, nella mia esperienza.. Durante questi mesi non soltanto ho lavorato molto a migliorare le capacità di selezionare, collegare le cose, scriverle in modo corretto (soprattutto meno narrativamente) ma ho dovuto inventare, diciamo così, un metodo per raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissato, e applicarlo: in altre parole, imparare a motivarmi da solo per portare a termine il progetto, però non “da solo”, ma anche grazie al prezioso e paziente aiuto delle persone che ho avuto la fortuna di incontrare sul cammino.

Insomma, pensavo di essermi fermato, e si sono accumulate invece tantissime cose da fare. Nel corso di self-management all’Ateneo forse mi servirà qualche consiglio :-)

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Buona la seconda (Laurea)

My entire life can be summed up in one sentence: things didn’t go according to plan.
─ anonymous

 

L’inizio dei post che preferisco contiene una citazione che svela il senso, in modo ironico e semplice, ed è tutto chiaro. “La mia intera vita si può riassumere con una frase: le cose non sono andate secondo i piani”

E’ una cosa brutta o bella? Secondo me, bella: non credo molto nella pianificazione. Parlerò di una scelta in un ambito totalmente diverso da quello in cui mi ero mosso fino a pochi anni fa, dell’incredibile sequenza di eventi che sono “andati a posto” da soli e che hanno portato ad un approdo apparentemente sorprendente, alla fine di un percorso di ricerca e all’inizio di una strada che mi ha portato gioia, novità, e, almeno in teoria, disegnerà un andamento alternativo della mia vita. E’ un percorso arricchente ma che in fondo è un ritorno alle origini.

Ma che cosa è successo?

Da diversi anni, come chi mi conosce sa, vivevo una specie di crisi professionale. Il fuoco per l’informatica era passato, non senza perplessità, e la passione, soprattutto, per la programmazione e la progettazione sembrava essersi esaurita o perlomeno arrivata ad un punto morto, dopo un percorso fatto di molteplici iniziative, ricerca e studi che aveva portato a diversi successi e a un mestiere durato anni. Ma ho capito che le mie passioni e i miei interessi si stavano spostando: sempre più passavo dall’approccio delle scienze tecniche a quello delle scienze umane. E’ stata una presa di coscienza in realtà molto lunga, che ha interessato molti anni e non senza diversi ripensamenti.

Inizialmente avevo intrapreso un percorso di avvicinamento alla psicologia, uno dei temi che più mi interessava – anche perché la mia formazione era davvero carente sotto quell’aspetto: diciamo la verità, non ero portato per l’empatia o la capacità di avere una visione più approfondita su di me e sull’altro, né tantomeno all’interno della professione ciò era considerato un vantaggio. Quindi, di fronte all’incapacità di affrontare il mondo relazionale in maniera efficiente, da bravo ingegnere ho approfondito i temi che mi interessavano per cercare di capirci qualcosa, cosa che in effetti serviva. Nel frattempo, il mio campo di ricerca e competenza era sicuramente diventato la comunicazione (ambito senza dubbio ampissimo), e in particolare la parte relativa al rapporto con i nuovi media – in questo l’essere stato un innovatore prima con Beta e poi osservatore e ricercatore, approfondendo la materia e animando discussioni e progetti con molti attori e protagonisti dell’internet italiana era stato fondamentale.

Questo avveniva ancora qualche anno fa.

A partire dal 2004 si sviluppa l’interesse per i nuovi media e dal 2007 per i social e contemporaneamente per le scienze umane: è tutto connesso.

Fino al 2011 sono stato un ingegnere informatico “full”: ho lavorato in Telecom Italia ed in altre società del settore facendomi un po’ le ossa in campo tecnico, dopo la grande stagione pionieristica nella Nice, la società dove avevo fondato e progettato il network editoriale di Beta nel 1998 e negli anni successivi con annessi e connessi.
Eppure lavorare nel campo dell’informatica non mi stava piacendo più. Ma come mai, mi dicevo: “io sono questo”, “la mia passione e il mio lavoro sono questi”. Com’è possibile che il Luciano che passava notti intere davanti al pc fino a pochi anni fa, oggi era bloccato?

La questione è stata abbastanza complessa da risolvere.

Ero una persona abituata ad interagire principalmente in ambito tecnico, e anche piuttosto solitariamente, ma la parte di me relazionale era diventata non più comprimibile: lavorare nell’ambito tecnico significava continuare a mantenere la gabbia che mi stava stretta, in un contesto fortemente competitivo e un po’ nerdiano. Peraltro il cliché dell’informatico in realtà era un po’ appiccicato: seppur con un approccio, quello tecnico-scientifico, dal quale non potrò mai prescindere, l’ambito tecnico informatico era solo uno dei miei ambiti di interesse, e non era più al primo posto.

E’ nel 2012 che cambia qualcosa: scopro la vocazione all’insegnamento grazie alla lungimiranza di Giovanna Abbiati, che fa partire il primo Master in Comunicazione e new media all’Ateneo Regina Apostolorum (e con la quale successivamente organizzerò il TEDx in Vaticano). Questa opportunità professionale, che mi darà anche grandi soddisfazioni personali (memorabili le tesine dei miei studenti che seguo una ad una con grande entusiasmo), farà però emergere ancora di più quello che sembrava un malessere, una pausa nello spazio della mia attività professionale.

Dovevo, in qualche  modo, evolvermi e imparare. Dovevo fare qualcosa mettendo a frutto da una parte le conoscenze e quello che avevo imparato con l’insegnamento e dall’altra approfondire il collegamento tra le scienze umane, la comunicazione, e l’informatica. Ma come?

In questi anni ho avuto la fortuna di avere affianco delle persone straordinarie che mi hanno aiutato molto in questo percorso di trasformazione. Il buon neurologo, innanzitutto, che mi ha preso in carico quando ero nel pieno della crisi, poi il mio padre spirituale, il mio gesuita come lo chiamo io (provocando l’ilarità generale) che mi ha seguito e mi segue con una pazienza in odore di santità, e poi la psicoterapeuta che mi ha portato in qualche modo all’accesso al mio mondo emotivo in modalità nuove e inaspettate. Tre figure necessarie, probabilmente.

Che fare, dicevo? Le opportunità professionali – o le sfide, come si chiamano oggi – erano venute meno a causa di una politica a mio avviso miope dell’ateneo che aveva deciso di cancellare il Master in comunicazione gettando al vento un lavoro fruttuosissimo e pieno di impegno che aveva avuto un successo straordinario. Dopodiché c’era l’aspetto prettamente informatico: già, ma i miei interessi ormai si erano spostati sull’insegnamento e sulla formazione.

Proprio sulla formazione c’è stato molto lavoro di ricerca. Mi ero avvicinato anche al mondo del coaching, prima in modo critico, poi cercando di comprendere cosa c’era di buono e cosa invece poteva essere rischioso o semplicemente inadatto, pur con i miei limitati strumenti ma insieme appunto alle persone che nelle rispettive professioni mi hanno sempre dato un apporto fondamentale in questa comprensione.

Ricordo a tal proposito un bellissimo commento su alcune mie considerazioni di ordine psicologico che avevo riassunto alcuni mesi fa in un post dal titolo emblematico, Alla ricerca di senso (dalla psicologia al coaching e ritorno) dall’’attuale vicepresidente dell’ordine degli psicologi della Lombardia: “Ce ne fossero di ingegneri come te!!”. Per me fu un onore e in parte un sollievo, anche perché quel post fu duramente contestato da uno dei professionisti succitati di cui avevo totale stima, e che sicuramente aveva colto delle imprecisioni, che poi hanno portato ad un rimaneggiamento del post stesso.

Viene il tempo delle decisioni, e siamo al 2013. Essendo legato ancora allo schema professionale dell’ingegneria – e non volendo aspettare oltre per cambiare qualcosa – decido di prendere un (costoso) Master universitario internazionale in Management and emerging technologies, di ambito ingegneristico. Sembra fatto apposta per dare una svolta alla mia professione, e invece si rivela un errore madornale. Me ne accorgo solo dopo: tutti gli argomenti delle materie vertono su aspetti tecnologici e tecnici estremamente approfonditi, perfetti per chi vuole fare un percorso per lavorare in ambiti estremamente specialistici come il settore automotive, per esempio, ma non per me e non a 44 anni! Credevo che approfondire i temi delle nuove tecnologie sarebbe stata una strada coerente: mi ero sbagliato. Stavo prolungando lo stesso errore che avevo fatto con la prima laurea – e ora per di più tutto era di scarso interesse per me – quando il mio orizzonte si stava spostando invece sulle scienze umane e sulla relazione tra queste e le scienze dure. Non c’era niente in quel Master che facesse per me…Ma ormai la frittata era fatta.

Mentre sono devastato dall’errore fatto, nasce per caso, per una coincidenza provvidenziale, diciamo così, l’opportunità che mi farà intraprendere il percorso giusto: navigando sui siti universitari mi cade l’occhio su una laurea specialistica in Teorie della comunicazione in un’università privata, la Link Campus. Guardo gli esami, approfondisco gli argomenti e penso “che bello sarebbe poter fare questa. Ma chi ce l’ha 5 anni…”
Decido comunque di telefonare, più per sfizio che per altro, e mi risponde una gentile signora alla quale faccio qualche domanda. Ad un certo punto butto là una frase quasi senza pensarci: “Peccato che con la mia laurea non posso accedere a questa specialistica, sennò..”. E dall’altro capo mi sento rispondere: “Chi gliel’ha detto, scusi?”.

Come una scossa che ti attraversa quando incroci il sorriso della ragazza che avevi sempre sognato, la vita mi passa davanti e balbettando dico “Lei mi sta dicendo che posso accedere direttamente alla specialistica del corso in Teorie della comunicazione con la mia laurea?” – “Si, lei mi ha detto il suo curriculum, che è molto buono, lo valutiamo in sede di commissione ma sicuramente le posso dire che dal punto di vista accademico, con la riforma, non ci sono problemi”.

“Grazie!” Appena termina la telefonata mi fermo un attimo, ed urlo: Si – può – fare!!

E’ un momento di pura euforia e di fervente attività. A quel punto, una volta scoperto ed appurato che il percorso di unire le mie competenze tecniche con le scienze umane in un unicum accademico è fattibile ed in tempi umani, inizio a vedere i possibili percorsi specialistici nelle Classi di laurea in Comunicazione (sono diverse) di tutte le università romane. Telefono e mi informo, scarico brochure e indirizzi, vado a parlare con le responsabili didattiche, trovando disponibilità e professionalità. Ma ancora le cose non sono così semplici come sembrano…

Le tre principali università statali più una privata alle quali sono interessato, infatti propongono sì percorsi diversi – tutti molto interessanti – ma a delle condizioni: non potrei iscrivermi all’anno accademico in corso ma devo aspettare l’inizio dell’anno successivo, e nonostante il mio curriculum dovrei comunque dare alcuni esami della triennale, “per stare sicuri” in sede di valutazione. Inizio a scoraggiarmi ma insisto.

E’ a questo punto che la magia accade.

Per scrupolo avevo scritto anche all’università statale più lontana da casa mia – che proponeva anch’essa un percorso didattico estremamente interessante – scusandomi per il fatto che avessi saltato le precedenti prove concorsuali per accedere alla laurea specialistica ed allegando un curriculum vitae e studiorum. Pensavo che non mi avrebbero neanche risposto…
Il giorno dopo invece mi risponde, in poche ma fondamentali righe una professoressa (che non smetterò mai di ringraziare) che mi annuncia che c’è un’ultima finestra concorsuale da lì a pochi giorni per entrare nell’anno in corso, e che sarebbero disponibili a un colloquio. Mi dà appuntamento alla mattina seguente, il suo giorno di ricevimento.

Ed è proprio lì che grazie alla lungimiranza e la disponibilità del collegio didattico posso coronare il sogno, è in quel momento che i pezzi del disegno iniziano ad andare ognuno al posto loro. Quando ci incontriamo, lei mi spiega che proprio quell’università sta promuovendo da alcuni anni un percorso multidisciplinare che cerca di mettere insieme ambiti di competenza diversi. Io sarei stato ottimo per questo approccio. Ed era proprio quello che stavo cercando – io e loro. Erano le persone con cui mi sentivo di poter intraprendere un percorso formativo finalmente coerente, anche se in realtà mi apparteneva da sempre: perché in realtà la Comunicazione era il filo rosso che mi univa fin dalle mie prime esperienze lavorative. Il commento più bello è stato il suo: “è davvero raro che una persona con una formazione tecnica si avvicini e approfondisca le discipline delle scienze umane, il suo è un percorso complesso ma molto ricco”.

Da lì in poi è stato tutto un faticoso ma entusiasmante percorso di avvicinamento. Ancora ricordo quelle settimane tra gennaio e febbraio come una corsa continua alle scadenze: colloquio preliminare con docenti titolari, incombenze amministrative con problemi inaspettati (nell’altra università risultavo ancora iscritto!), preparazione del Piano di studi, integrazione del curriculum con testi per colmare le lacune (in storia, ad esempio!).

Arriva il giorno della valutazione del collegio didattico: il suo superamento, diventa l’occasione per conoscere persone straordinarie, grazie all’impegno della mia tutor formidabile e dalle vedute ampie, con cui abbiamo stilato il percorso personalizzato. Ricordo quel giorno anche perché chi ha esaminato ed approvato il mio percorso mi ha detto una cosa che reputo molto bella: io, un po’ emozionato, cercavo di rompere gli indugi mentre valutava le differenze di Cfu (ovviamente tra i codici di Ingegneria informatica e quelli di Lettere e filosofia ci sono ben poche concordanze!) dicendole che “io sono molto motivato”, e lei mi ha risposto “Anche noi!” con un bellissimo sorriso. Era fatta! Ero nel biennio magistrale (e nell’anno in corso!) di Scienze dell’Informazione e della Comunicazione.

Forse è vero, credo che sia difficile che si uniscano mondi così lontani come l’ingegneria e lettere e filosofia. Ma io in questi anni sono cambiato, l’informatica ormai mi va stretta, ed era tanto che inseguivo questo progetto, in realtà. Anzi, diciamo che è quello che avrei dovuto fare da subito. Ma, come si dice, meglio tardi che mai. E io sono in ritardo, in genere…

Man mano che vado avanti nei corsi e nei seminari di questa fantastica galoppata nella mia seconda laurea, ho imparato moltissimo. Ad esempio per l’importanza della multidisciplinarietà: ci sono sfere culturali che non si parlano, (Scienza) e (Filosofia), per dirne due che sono sotto gli occhi di molti, oppure (Tecnica) e (Letteratura), ecc. Molte persone, anzi la maggior parte, non mettono insieme due sfere distanti e c’è chi rimane tutta la vita confinato in una dimensione professionale senza volerne sapere di altre, ad esempio il Teologo che studia solo storia dell’arte e religione e non vuole saperne di metodo scientifico, o lo scienziato che studia solo il mondo tecnologico di sua competenza e non avverte nessuna esigenza di comprendere il trascendente. Viviamo nell’epoca della specializzazione, come noto.
Ma più si integrano le discipline e si esula dalla specializzazione e più si amplia il proprio orizzonte culturale, e più le cose iniziano ad apparire sotto luci diverse. E ciò che prima vedevi solo da un’angolazione, la vedi da molte altre….

L’impegno è gravoso – e c’è anche in qualche modo rinuncia in questo percorso – su questo non posso certo mentire: so che mi prenderà tempo e lo toglierà ad altri progetti, ma sono contento così. Molto contento.

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Qualcosa sull’incontro: Vinton Cerf e le terrazze romane

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Grazie alla gentilezza di Padre Antonio Spadaro ho potuto partecipare all’incontro che si è tenuto a Roma alla splendida Terrazza Caffarelli con Vinton Cerf, l’uomo che oltre alla sua poderosa formazione culturale e professionale vanta un titolo che renderebbe orgoglioso chiunque: è infatti l’inventore di Internet. Vint Cerf e Tim Berners-Lee si dividono la fama l’uno della creazione e fondazione dell’infrastruttura della rete, e l’altro del Web, ovvero della struttura di protocolli (il World Wide Web appunto) che ci permette dagli anni ’90 di navigare su Internet.

In quest’occasione si è potuto parlare di temi che sono fondamentali nell’aspetto umano dell’interazione telematica, e a farlo, insieme ad Antonio Spadaro e oltre a Vinton Cerf c’era anche mons. Celli, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. Ecco un breve resoconto delle cose che mi hanno colpito di più. Il tema della serata, organizzata insieme a Google e Civiltà Cattolica, era “Internet dono di Dio”.


Celli:
Chi è il tuo prossimo? È una domanda chiave da porsi di fronte a Internet. Nell’insegnamento cristiano il prossimo sono le persone che ti trovi affianco… il tuo vicino di prossimità. Ma la cura che poni nell’affrontare le relazioni con chi ti trovi affianco si può declinare nel mondo del Web con altrettanta efficacia, e soprattutto attenzione. Il dialogo è lo strumento fondamentale, senza dialogo non ci si può porre in una forma di relazione con l’altro che sia amico o semplice internauta casuale. Ma il dialogo, che va sempre bene, dove a volte conta il saper argomentare e altre volte è proprio la rinuncia a voler imporre le proprie idee ad essere necessaria, ha un elemento essenziale: l’ascolto. Senza l’ascolto profondo, attento e rispettoso dell’altro non ci può essere una vera relazione col nostro prossimo.


Spadaro:
Abbiamo un enorme surplus di conoscenza. Diversa da prima che era per piccoli gruppi, testi, didattici ecc. Questo surplus si struttura e dipana appunto in quella che viene chiamata
intelligenza collettiva …ma che cosa ce ne facciamo di tutta questa conoscenza condivisa di intelligenze.. Anche spiritualità condivisa…
E cosa ne può fare la Chiesa?
La dimensione da scoprire e riscoprire è sicuramente la dimensione dell’inclusività. Che è propria di questo Papa. Ed è propria di Internet! Una “chiesa delle porte aperte”. Internet in questo senso è inclusivo senza precedenti.


Celli:
Ma ci toglie tempo. C’è una spiritualita laica dell’uomo. Tu mi chiedevi che cosa ne può fare la chiesa…

L’apporto principale è nella relazione della condivisione: è un camminare con. 
“La mia parrocchia è il vasto mondo”. (Yves Congar)


Cerf:

Internet è un dono. Senza dubbio. La chiesa può fare molto per riuscire a capire e ad interpretare i contenuti sulla rete, che a volte sono interessanti, altre volte da rigettare, e nel mezzo c’è il resto, il dialogo, il continuo intrecciarsi delle idee e delle discussioni costruttive e distruttive.


Spadaro:

Come si fa a fare incontro e dialogo sulla rete? Le risposte che ho da Google che mi conosce e mi corrisponde meglio sono sempre più efficienti ed efficaci. Ma rischio di perdere l’alterità. 


Celli:

Noi abbiamo il “problema” del magistero autoritativo. Invece in rete non c’è. Ci deve essere invece un dialogo rispettoso con l’altro. Con la verità dell’altro. Su Internet non c’è la verità con la V ma “le verità”. Accogliere l’altro come una ricchezza nel mio cammino di ricerca.


Cerf:

Il “dono” della rete è proprio avere risposte da chi non la pensa come te. E tu devi essere pronto a dialogare e ascoltare chi non è d’accordo con te!

Focus Group alla Regione Lazio: Smart Specialisation Strategy

(Il post è stato aggiornato dalla sua pubblicazione)

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Vi voglio mettere a parte di un’iniziativa positiva che, una volta tanto, ha per protagoniste le istituzioni – in particolare un ente pubblico, e un piccolo impegno che mi riguarderà presso la Regione Lazio.
Sono stato invitato ad entrare in un gruppetto di esperti, circa 20 persone a livello regionale, nell’ambito del progetto di formazione di un comitato di indirizzo per le aree di competenza dei distretti industriali e produttivi del Lazio. In particolare io sarò chiamato a intervenire per il settore dei Nuovi media. Insomma una bella sfida e un’ottima occasione di confronto!
A partire dai documenti operativi, dovremo riunirci per un Focus group, scambiandoci idee ed indicazioni per un risultato che opera sotto la direttiva europea S3 (Smart specialisation strategy), che è diventata mandatory per ogni livello Regionale europeo. Per il Lazio l’ente che si occupa di questo è la Filas, che gestisce la filiera dei finanziamenti e dei fondi strutturali alle imprese, e Invitalia,  Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa.

Di seguito qualche spiegazione in più sulla cosa (se avete la pazienza di leggere, il testo è un po’ in burocratese).

Sono benvenute osservazioni, suggerimenti, critiche, domande nei commenti  o in email (Contatti)

P.S. Come promesso, il post è aggiornato con le slide del mio (breve) intervento.

Addendum. Sull’argomento si può leggere l’ottimo articolo di Michele Vianello Horizon 2020: cinque principi per superare una visione quantitativa della smart city

Continua a leggere “Focus Group alla Regione Lazio: Smart Specialisation Strategy”

TEDx ViaDellaConciliazione

TEDxVDC.png

Come alcuni di voi già sanno, insieme con l’Ateneo Regina Apostolorum (www.uprait.org) abbiamo organizzato un evento che vede protagonista un argomento determinante per la nostra epoca, e che si svolgerà in un luogo che è al centro dell’attenzione nel mondo. Il 19 aprile ci sarà, infatti, il primo evento TEDx in Vaticano, con il tema “La libertà di religione oggi“. L’evento è descritto dal nome TEDx ViaDellaConciliazione (www.tedxvdc.com), ed avrà il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura.

Per chi non lo conosce, TED (www.ted.com) è un formato di conferenze nato nel 1984 negli Stati Uniti, e il suo motto è “ideas worth spreading”. Ogni conferenza presenta le più interessanti ed innovative idee del pensiero globale secondo uno stile peculiare, nel quale ogni speaker ha al massimo 18 minuti e parla da un palco senza quinte: solo lo schermo per le slide e una presentazione standard. La massima concentrazione della platea e la magia ha inizio. Ai vari TED hanno parlato le più importanti personalità del mondo politico, economico, industriale, scientifico, e moltissimi innovatori che hanno raccontato le loro esperienze e le loro idee che hanno cambiato il mondo.

Il tema che abbiamo scelto, “Religious Freedom Today”, è davvero molto impegnativo: significa ancora qualcosa la religione nel mondo della tecnologia, dell’intrattenimento e del design? c’è spazio per la libertà di religione in scenari sempre più aggressivi e punitivi, quando non apertamente in guerra? Noi pensiamo di !
La religione è una forza innovativa e non distruttiva. Pensiamo ai tanti eroi silenziosi, e a quante volte la fede, l’amore e il sacrificio hanno cambiato gli eventi e la storia umana. Per questo la religione è importante e la libertà di religione un diritto umano fondamentale, una sfida globale per crescere verso la fratellanza e la pace.

Abbiamo cercato speaker capaci di parlarci di religione e di libertà, ognuno nel proprio settore: la scienza, la musica, lo sport, l’arte, la medicina, l’educazione, sia in terre di pace sia in terre di conflitto. Interverranno tra gli altri il cardinal Ravasi, il ricercatore di Pew Brian Grim, i ragazzi della Cittadella della Pace di Assisi, il rabbino di Gerusalemme David Rosen, l’architetto visionario Fernando Romero e tanti altri che potete vedere sulla pagina Speakers.
Aspettiamo con ansia di ascoltare le loro storie.


Ti aspetto a TEDx ViaDellaConciliazione, Venerdì 19 Aprile 2013 – Inizio alle ore 08:45
Auditorium Della Conciliazione, Via Della Conciliazione 4, 00193 Roma.

L’evento sarà in lingua inglese, con possibilità di avere la traduzione simultanea in sala.
La registrazione
all’evento è obbligatoria. Riceverai via e-mail il badge necessario per accedere alla sala.
Registrazione: http://www.tedxviadellaconciliazione.com/tickets oppure puoi scrivere a register@tedxvdc.com inviando il tuo nome, cognome, data di nascita, ente/organizzazione, e professione.

Puoi registrarti, inoltre, su Facebook a questo indirizzo:
http://www.facebook.com/events/193009230823124/

Vi aspettiamo!

Program Conference Schedule & Additional Speakers


8:45-10:15 – Session1: Networks of common ground
Gianfranco Ravasi; Cardinal for the Brights
Guy Consolmagno; Brother Astronomer
Brian Grim; Global Researcher
David Rosen; Chief Rabbi

11:00-1:15pm – Session 2: Beauty is truth, truth is beauty
Soumaya Slim and Fernando Romero; Witnesses of the beauty
Sheikha Hussah Sabah al-Salem al-Sabah; Memory Keeper
Elisabeth Lev; Art Historian
Gloria Estefan; Singer

2:15pm-4:00pm – Session 3: Forgiveness and reconciliation
Wenzong Wang; Tribal children Educator
Alicia Vacas; Peace Crusader
Vlade Divac; Basketball Charity Champion

5:00pm-6:45pm – Session 4: Living Together
Franco Vaccari and Rondine Students; Noah Remix
Pilar Mateo; Chemical Researcher
Mohhammed Alì and Mr Kleva; Spiritual Street Artists
Hisham El-Sherif; Charismatic Technologist
Barrie Scwhortz; Shroud Investigator

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Continua a leggere “TEDx ViaDellaConciliazione”

Auguri di Buon Natale e felice Anno nuovo!

 me150.jpgForse uno dei motivi per cui nell’età adulta ci sentiamo molto più annoiati di quando si è piccoli è che si smette di imparare. Non perché si sappia a sufficienza, ma ci si accontenta del minimo necessario, magari anche per fatica e impegni e tempo, così che le cose diventano sempre le solite cose.

 Una volta ho letto questa frase, non mi ricordo più dove, ed anche la ricerca con Google non porta risultati. Forse era un testo su carta, chissà..

Nel consueto post di auguri natalizi, auguro di continuare ad imparare. Questo è il mio augurio sia per me, che da quasi un paio d’anni sono impegnato anche nell’insegnamento, sia per chi studia e per chi lavora  – dove, come sanno bene i miei amici e colleghi nell’informatica e nella comunicazione, imparare ed aggiornarsi non è un passatempo o un hobby: è necessario. Comunicazione, peraltro, che sta diventando il  mio settore di riferimento professionale, oltre che didattico.

Auguro a tutti di essere più comunicativi, di non aver paura delle piattaforme sociali, frequentatele! E ripeto il mio mantra che dico sempre a lezione: aumentate la vostra capacità critica, anche comprendendo le differenze di significato nelle relazioni telematiche ed aumentate.

Per quanto riguarda il mio 2012.. beh, a parte le varie problematiche note (maldistomaco, ma non solo), il numero di impegni sta letteralmente esplodendo: fra poche settimane vi parlerò del grande evento TEDxViaDellaConciliazione che sto organizzando insieme al team dell’ateneo (col quale ho condiviso già molte cose belle, ad esempio il fantastico HTML 5 Day). Per i progetti personali, LG Post, il giornale di curated news che esiste anche su Paper.li, che prima o poi vorrei lanciare in una forma più professionale, e poi c’è sempre BETA nel cuore (e non solo mio): chissà se prima o poi riuscirò davvero a trovare i tempi e i modi giusti per metterla di nuovo in marcia, rinnovata. Una cosa per volta.

Alla ricerca del modo per combinare di più e meglio, ho preso intanto seriamente le metodologie Getting Things Done di David Allen, e ho scoperto the Present Principle, l’utile paper di Claire Diaz-Ortiz (Lead of Innovation a Twitter) che aiuta a districarsi nella difficile arte del fare-molte-cose ─ si suppone: bene. Ho riattivato un blog dormiente che avevo su Typepad (prima o poi dovrò chiedere al mio psicologo perché sospendo solo temporaneamente le mie cose online: paura della morte? Attaccamento alle proprie cose? Scritturossessione? Vanità?), e l’ho rinominato  “The Morning Express“.  Il testo è in inglese. Morning perché è il tema della metodologia, ed Express è il terzo step della strategia del Present (leggete il suo ebook, non ve ne pentirete). Dovrebbe essere un diario giornaliero, nel metodo: ci proviamo. Forse qualcosa di buono uscirà fuori. Gli americani sono molto più concreti di noi europei su queste cose (e su altre), mentre noi ci perdiamo in un’infinità di chiacchiere per spaccare il capello in quattro.

Beh, con questo auguro a tutti un 2013 pieno di serenità. Ne abbiamo bisogno (e concludo con un motto che mi piace molto).

AuguriNatale-piccolo.jpg

“La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.”
─   William Burroughs.

Master in Comunicazione e New Media

Colgo l’occasione dell’avvenuta pubblicazione sul sito dell’ateneo Regina Apostolorum per segnalarvi il Master in Comunicazione e New Media nel quale ho l’onore di far parte del corpo docente, organizzato dall’Istituto di Studi Superiori sulla Donna in collaborazione con Google.

Aggiornamenti
Materiale didatticoE’ presente una  Pagina dedicata alla Didattica sul mio sito Web.


Materiale informativo

Sono disponibili le nuove brochure del Master, scaricabili qui (formato PDF):
Locandina Master in Comunicazione e New Media ~ pagina A4
Flyer Master in Comunicazione e New Media ~ pieghevole

Sono grato a chiunque volesse divulgarlo o segnalarlo ad amici e colleghi. Per avere informazioni ulteriori o la brochure del master potete chiedere anche a me  o alla Coordinatrice Giovanna Abbiati – Indirizzo Web del Master in Comunicazione e New Media e relativo depliant.

Grazie!

 

       

Informazioni sul Master

Obiettivi formativi :

II Master in Comunicazione e New Media con la partecipazione di Google forma comunicatori e leader d’impresa nel global digital world. Attraverso esercitazioni pratiche e l’uso di strumenti multimediali, il Master fornisce una base solida per comprendere i processi di comunicazione e migliorare le proprie competenze e strategie multimediali. Il Master è rivolto ai futuri imprenditori digitali ed a una nuova generazione di formatori capaci di trasmettere con forza ed efficacia i valori umani.

Ente promotore:

II Master è organizzato dall’Istituto Superiore Studi sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum con la partecipazione di Google.

 

Destinatari:

Studenti che desiderano creare start up o specializzarsi nella produzione, gestione, pubblicazione di contenuti digitali multimediali, pronti ad ampliare gli orizzonti di investimento anche verso i mercati esteri. Formatori capaci di applicare le proprie conoscenze ai nuovi processi della comunicazione e dei new media, sia in campo sociale che religioso, con particolare attenzione ai giovani e alle categorie disagiate.

 

Programma:

Il Corso sarà articolato in 4 moduli formativi

 

Modulo 1 – Metodi e teorie dei media

  • Teoria e Tecniche dei Nuovi Media
  • Etnografia Digitale
  • Etica 2.0 e dignità dell’uomo
  • Tutela della privacy e responsabilità individuale sul web
  • Corso base di abilità multimediale 1

Modulo 2 – Tecniche informatiche e management della comunicazione

  • Corso base di abilità multimediale
  • Digital Marketing
  • Ricerca nel web
  • Microimpresa, finanziamenti, start up e comunicazione
  • Architettura del Web
  • Social Media Marketing
  • PMI attive online: crescere con internet e i social media
  • Made in Italy 2:0

Modulo 3 – New media e Nuove generazioni

  • Identità e Internet
  • Strategie per il Fund Raising
  • La cultura dei teen agers e i New Media
  • Comunicazione sociale
  • Internet sicuro per bambini e adolescenti
  • Tecnologie per disabili

Modulo 4 – Realizzazioni digitali nel 6° Continente

  • Camera e Editing
  • You, you tube and youth
  • Blog e citizen media
  • Web writing 2.0
  • Web Design
  • Captologia e cultura dei fans
  • Media Fantasiosi

Ogni modulo è composto da una parte teorica e da workshop. Alla fine del Master ogni studente presenta un progetto di ricerca e un portfolio multimediale.

Durata annuale dal 19 aprile 2012 al 28 marzo 2013
Iscrizione entro il 9 aprile 2012

Ulteriori informazioni:
http://www.uprait.org/index.php?option=com_content&view=article&id=338

Master in Comunicazione e New Media

Colgo l’occasione dell’avvenuta pubblicazione sul sito dell’ateneo Regina Apostolorum per segnalarvi il Master in Comunicazione e New Media nel quale ho l’onore di far parte del corpo docente, organizzato dall’Istituto di Studi Superiori sulla Donna in collaborazione con Google.

Aggiornamenti
Conferenza stampa di presentazione
Giovedì 23 Febbraio 2012, ore 10.30 presso l’Ateneo Regina Apostolorum, Istituto di Studi Superiori sulla Donna, Via Aldobrandeschi 190 – Roma (link e iscrizioni ~ mappa)

Materiale
Sono disponibili le nuove brochure del Master, scaricabili qui (formato PDF):
Locandina Master in Comunicazione e New Media ~ pagina A4
Flyer Master in Comunicazione e New Media ~ pieghevole

Sono grato a chiunque volesse divulgarlo o segnalarlo ad amici e colleghi. Per avere informazioni ulteriori o la brochure del master potete chiedere anche a me  o alla Coordinatrice Giovanna Abbiati – Indirizzo Web del Master in Comunicazione e New Media e relativo depliant.

Grazie!

 

     

 

Informazioni sul Master

 

Obiettivi formativi :

II Master in Comunicazione e New Media con la partecipazione di Google forma comunicatori e leader d’impresa nel global digital world. Attraverso esercitazioni pratiche e l’uso di strumenti multimediali, il Master fornisce una base solida per comprendere i processi di comunicazione e migliorare le proprie competenze e strategie multimediali.

Il Master è rivolto ai futuri imprenditori digitali ed a una nuova generazione di formatori capaci di trasmettere con forza ed efficacia i valori umani.

Ente promotore:

II Master è organizzato dall’Istituto Superiore Studi sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum con la partecipazione di Google.

 

Destinatari:

Studenti che desiderano creare start up o specializzarsi nella produzione, gestione, pubblicazione di contenuti digitali multimediali, pronti ad ampliare gli orizzonti di investimento anche verso i mercati esteri.

Formatori capaci di applicare le proprie conoscenze ai nuovi processi della comunicazione e dei new media, sia in campo sociale che religioso, con particolare attenzione ai giovani e alle categorie disagiate.

 

Programma:

Il Corso sarà articolato in 4 moduli formativi

 

Modulo 1 – Metodi e teorie dei media

  • Teoria e Tecniche dei Nuovi Media
  • Etnografia Digitale
  • Etica 2.0 e dignità dell’uomo
  • Tutela della privacy e responsabilità individuale sul web
  • Corso base di abilità multimediale 1

Modulo 2 – Tecniche informatiche e management della comunicazione

  • Corso base di abilità multimediale
  • Digital Marketing
  • Ricerca nel web
  • Microimpresa, finanziamenti, start up e comunicazione
  • Architettura del Web
  • Social Media Marketing
  • PMI attive online: crescere con internet e i social media
  • Made in Italy 2:0

Modulo 3 – New media e Nuove generazioni

  • Identità e Internet
  • Strategie per il Fund Raising
  • La cultura dei teen agers e i New Media
  • Comunicazione sociale
  • Internet sicuro per bambini e adolescenti
  • Tecnologie per disabili

Modulo 4 – Realizzazioni digitali nel 6° Continente

  • Camera e Editing
  • You, you tube and youth
  • Blog e citizen media
  • Web writing 2.0
  • Web Design
  • Captologia e cultura dei fans
  • Media Fantasiosi

Ogni modulo è composto da una parte teorica e da workshop. Alla fine del Master ogni studente presenta un progetto di ricerca e un portfolio multimediale.

 

Durata annuale dal 19 aprile 2012 al 28 marzo 2013
Iscrizione entro il 9 aprile 2012 

Ulteriori informazioni:
http://www.uprait.org/index.php?option=com_content&view=article&id=338

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Da uno dei 150 blogger invitati in Vaticano: opinioni e impressioni (aggiornato)

bloggers.jpg

Image by jean djinni via Flickr

Qualche giorno fa mi è arrivata la conferma ufficiale, devo dire a mia sorpresa, di essere stato incluso nella lista dei 150 blogger internazionali (non solo cattolici) invitati in Vaticano il 2 maggio prossimo dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Devo dire che mi ha fatto molto piacere, sia perché potrò capire meglio cos’hanno in mente dalle parti di San Pietro sulla cosa, e sia perché potrò cogliere l’opportunità di conoscere dal vivo molte delle persone che leggo abitualmente.

Intanto registro con un certo dispiacere qualche reazione di fronda da parte di alcuni blogger (tradizionalisti) esclusi dalla lista, ad esempio Fides et Forma. Riporto anche qui il mio commento espresso sul blog del bravo Colafemmina, che stimo e leggo con interesse:

Francesco, non credo che il criterio fosse quello di scegliere tutti
blog cattolici. Anche perché così sarebbe stato abbastanza ridicolo no?
Se vuoi invitare una certa rappresentativa dei ‘blogger’ ci devi mettere
dentro un po’ tutti. E anzi, te lo dico da cattolico. A me che ci sia
un Giglioli fa piacere, non penso che chi non ha fede vada escluso, ma
il contrario. La parola di Dio è per tutti mica solo per élite. (…)

Dopo l’evento aggiornerò questo post per esprimere le mie sensazioni ed impressioni sull’incontro. Intanto inserisco le indicazioni che sono state date a me, come agli altri, riguardo il senso dell’evento e l’organizzazione di massima, in attesa di saperne di più.

L’evento, organizzato dai Pontifici Consigli della Cultura e delle
Comunicazioni Sociali, ha come obiettivo quello di permettere un dialogo
tra bloggers e rappresentanti della Chiesa, per condividere le
esperienze di coloro che sono attivi in questo campo e per meglio capire
le esigenze di tale comunità. L’incontro servirà anche a presentare
alcune delle iniziative che la Chiesa sta attivando per il mondo dei
nuovi media, sia a Roma, sia a livello locale.

Nelle
due sessioni previste, diversi relatori presenteranno alcuni punti
centrali, per avviare una discussione aperta a tutti i partecipanti.
Nella prima, cinque bloggers, rappresentanti le diverse aree
linguistiche, affronteranno temi specifici di importanza generale. Nella
seconda, ci sarà la testimonianza di persone impegnate nelle strategie
comunicative della Chiesa, che presenteranno le loro esperienze di
lavoro con i nuovi media, e anche le iniziative per un incontro efficace
tra la Chiesa e il mondo dei bloggers.

Tra i partecipanti
figurano il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio
Consiglio della Cultura, S.E. Mons. Claudio Celli, Presidente del
Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, e Padre Federico
Lombardi
, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede e della Radio
Vaticana
. Un aspetto importante dell’incontro sarà quello di offrire
l’opportunità di nuovi contatti, di scambi informali tra i partecipanti e
di aprire nuove piste di interazione.

*  *  *

Continua a leggere “Da uno dei 150 blogger invitati in Vaticano: opinioni e impressioni (aggiornato)”

L’educazione delle coscienze

Description unavailable

Image by mkarco via Flickr

Stiamo assistendo a scene di una gravità inaudita coinvolgere le nostre città.

 

I
gruppi organizzati di violenti di estrema sinistra rischiano, con
l’appoggio della sinistra parlamentare, di portare il Paese (e
specialmente Roma, sede di tutte le istituzioni oltre che della chiesa)
verso un ambito di guerra civile e di contrapposizione tra frange di
estremisti, le cui conseguenze sono impossibili da prevedere.

 

Il
governo dovrebbe comprendere, insieme a tutta una serie di
irresponsabili “pensatori” di sinistra, giornalisti, radicalisti, e
maître à penser votati allo sfascio morale, che ridurre questo rischio
dovrebbe essere la priorità di qualsiasi agenda politica. Ma è inutile
illudersi.

 

Se il problema nasce proprio in questa società
liquida e precisamente nel dissesto ideologico e valoriale nel quale è
immersa, e se il problema sociale è il più drammatico, porvi rimedio non
sembra affatto il primo obiettivo politico perché il primo obiettivo
politico da qualche anno a questa parte è soltanto “abbattere
Berlusconi” (e “difendere Berlusconi” dall’altra parte, ovviamente).
Capire che parlando soltanto di questo si alimenta lo scontro
ideologico, di piazza, oltre che sui media (e naturalmente su Internet,
dove è tutto un proliferare di attacchi contro il centro-destra e il
vaticano, a partire dallo spiritosissimo Spinoza.it) sembra però
l’ultima delle fiaccole in grado di illuminare le menti.

 

Affrontare
il problema alla radice significa, in realtà, affrontare un’era di
decadenza morale che ci attanaglia da decenni, e questo non lo può fare
nessun governo e nessuna opposizione perché semplicemente non ne hanno
più gli strumenti. Ma è l’unica strada, l’unica via, l’unico percorso
possibile: favorire l’educazione delle coscienze ad un’etica ed una
civiltà che sta diventando sconosciuta non soltanto dentro i palazzi del
potere, ma fuori.

Nota –  Questo articolo è stato prima pubblicato su Facebook e lì commentato. Mi scuso per il doppio post.

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