Ma a me ‘Siam pronti alla vita’ è piaciuto

Come noto, il primo maggio si è inaugurato, tra ritardi e difficoltà ma comunque in tempo, l’Expo di Milano. Presente il premierissimo Renzi che ha voluto modificare leggermente l’Inno di Mameli con una personale reinterpretazione, sostituendo il finale “Siam pronti alla morte” con “Siam pronti alla vita“. A seguire polemiche infinite e prese di posizione nette ed intransigenti, in puro stile italiano.

L’origine del “Canto degli italiani” e di quel riferimento alla morte risale al 1847: l’inno fu scritto, come noto, dal giovane studente patriota Goffredo Mameli, genovese, e musicato da Michele Novaro. Sebbene italiano, l’inno in realtà si rifà, in spirito e semiosi, alla marsigliese francese. Era ispirato, infatti, a ciò che stava succedendo in Francia con la Rivoluzione che prende il nome dal famoso motto di Liberté, Égalité, Fraternité e preludeva ai moti del 1848 in Italia. Dopo di questi, ed anche grazie alla sua orecchiabilità e al richiamo ai temi della liberazione e all’indipendenza dallo straniero (asburgici in primis), il successo dell’inno fu un crescendo, divenne popolare nel Risorgimento e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, tanto che diventò de facto l’inno d’Italia anche senza una legge (anzi, nel più puro spirito italiano, è rimasto inno provvisorio, e solo nel 2012 una legge ne ha decretato l’obbligatorietà ─ senza peraltro togliere la provvisorietà, non si sa mai).

E veniamo dunque al testo: come ogni storico sa, le cose e gli eventi accaduti nel passato non si possono giudicare con le categorie del presente ma vanno contestualizzati (parola magica che autorizza in genere a giustificare tutto ciò che di terribile è accaduto prima di noi, tendenzialmente con ragione). Il testo è un mix di patriottismo, riferimenti culturali, storici e letterari di non immediata comprensione e soprattutto è intriso di romanticismo, che all’epoca era in voga (anche oggi, ma sui danni fatti dall’idealismo ne scriverò un’altra volta).

La retorica del testo è tutta incentrata sulla battaglia e sulla chiamata alle armi (in chiave di liberazione dallo straniero, contestualizzando ovviamente): nel ritornello e nella prima strofa, dove poi c’è il riferimento alla morte, c’è il tema della coorte (ovvero della decima parte della legione romana), il richiamo “all’armi”, e poi la citazione a Publio Cornelio Scipione (nell’inno è in latino: Scipio), cioè al militare romano che alla fine della II guerra punica liberò la penisola italiana dall’esercito cartaginese, e che fu soprannominato “Scipione l’Africano”. Secondo Mameli, il suo elmo è ora indossato dall’Italia che è pronta a combattere (ovvio) ed essere di nuovo unita (contro il suddetto straniero invasore, sempre contestualizzando). L’esaltazione della figura di Scipione sarà ripresa durante il fascismo con la produzione cinematografica Scipione l’Africano, uno dei colossal storici del tempo, en passant.

Siam pronti alla morte? Allora senza dubbio lo erano, per unire l’Italia; oggi temo molto meno, ma lo spirito patriottico ─ con richiamo alla morte ─ è stato in realtà modificato successivamente: dopo il 1861 ai monarchici quell’inno sembrava troppo rivoluzionario (Mameli era un mazziniano doc), mentre alle frange più anarchiche sembrava all’opposto troppo conservatore. Insomma, stranamente i primi italiani uniti erano già divisi anche su questo. Così, dopo la proclamazione del Regno d’Italia, l’inizio della seconda strofa fu cambiato: da “Noi siamo da secoli calpesti, derisi” divenne “Noi fummo per secoli calpesti, derisi”, mentre nel ritornello venne ripetuta la frase “Siam pronti alla morte” con l’aggiunta di un roboante “Si!” in modo da auto-confermare eventuali dubbi (la psicologia positiva sarebbe arrivata solo un secolo dopo, ma noi eravamo già avanti, come al solito, senza saperlo).

Ed ecco che qui interviene Renzi con geniale sagacia, ma non solo sul testo: non si può disaccoppiare la coreografia comunicativa renziana dalla presenza scenica dei bambini. Sono i bambini ad essere inquadrati quando viene cantata la “variante” al ritornello e la strofa finale: le telecamere chiudono su di loro, e il commento di mia madre sancisce che l’opera renziana di revisione è riuscita: “Che carini!!”. Fine del discorso: neanche io riesco a non apprezzare quell’inno così romantico: e poi siam pronti alla vita in effetti suona meglio di siam pronti alla morte..

Delle doti comunicative e di spregiudicatezza di Renzi si è detto di tutto di più. C’è a chi piace, in generale a chi ha un carattere fattivo e concreto, e c’è a chi non piace, spesso chi è più legato alle tradizioni e a un certo modo di intendere la politica e la comunicazione: ma questo generalizzando molto, perché poi perfino Crozza ormai lo percula fin da tempi non sospetti. L’ultimo in ordine di tempo è stato il diretùr Ferruccio De Bortoli, che in un editoriale infuocato prima di lasciare la direzione del Corsera lo ha soprannominato maleducato di talento“.

Sul talento, non si discute. Forse FDB voleva ispirarsi allo smemorato di Collegno,  ma tutto si può dire di Renzi tranne che non abbia inventiva e creatività, anche quando forse non è opportuno (ma la creatività è sempre opportuna e l’inventiva mai fuori luogo?). In fondo, solo dei monolitici reazionari potrebbero desiderare che nulla cambi, sebbene noi italiani siamo più portati a fare in modo che tutto cambi affinché nulla cambi.
Ma anche ammettendo che cambiare l’inno sia la cosa più tremenda che si possa fare, uno stupro da inorridire facendo rotolare nella tomba di moto circolare uniforme il povero Mameli e il Novaro, non riesco a trovare così grave questo cambiamento, a meno che non si inquadri la cosa da un punto di vista strettamente segnico. Perché la sfida di matrice renziana non è una strofa cambiata, ma è il cambiare per cambiare, cioè il rischio di modificare solo le apparenze, le appartenenze e gli equilibri, ma poi lasciare le cose in sottofondo come stanno, rischio reale, io credo molto più inopportuno di una strofa revisionata.

Neanche questa in fondo è una novità. Nei sistemi di potere (e quello italiano è solidissimo, nonostante le apparenze) la sfida al cambiamento di qualsiasi persona che lo conquisti, si infrange di solito negli apparati, un po’ come quei tripodi giganteschi che si stagliano nelle barriere dei porti: inizialmente l’onda li travolge e li sopravanza, ma poi piano piano perde potenza mentre le seconde e terze file dei giganteschi pietroni alla fine abbattono anche l’ultima energia residua, in modo che il porto resti calmo, tranquillo, sereno….

Viviamo in una società, quella italiana, per certi versi mortifera, annegata nella corruzione di in una classe politica soggiogata ed asservita a un modo di agire mafioso (inutile citare Mafia Capitale, ché come romano è quella che più mi colpisce da vicino), a qualsiasi livello territoriale e politico, e una società derisa e calpestata, essa sì, perfino dai propri stessi appartenenti, una società profondamente litigiosa, intrinsecamente ideologizzata, e incapace di adottare un atteggiamento costruens ma ben preparata su quello destruens. Qualsiasi passaggio sui social network può testimoniarlo facilmente, nei modi vari per attaccare l’avversario, sputtanarlo, dimostrare il più classico degli sport italioti: “io ho ragione, tu hai torto”. E se magari la ragione c’è (non sia mai che qualcuno affermi che la verità non sta mai tutta da una parte, peraltro) è ancora peggio!  Indice e simbolo di una incapacità di accettare ed accogliere le differenze e ancor di più di trovare dei punti di accordo e di confronto (famosi quelli costruttivi, spesso citati e quasi mai applicati)..

Insomma invece di darcele di santa ragione ed essere pronti alla morte, oggi preferisco sentire dei bambini cantare di “esser pronti alla vita”…

– Originally posted on lucianogiustini.org –  See more at: http://www.lucianogiustini.org/blog/archives/2015/05/ma_a_me_siam_pronti_alla_vita_e_pia.shtml

Crimen sollicitationis and the BBC garbage

Due to the category in which put me the always
inarrivabile Falso Idillio,
I must insert a post that they balance my total adhesion to the public omelies of
Benedict XVI and to the Family Day. For the second one I don’t have any rethinking.
If I could, I would have gone too to the Family Day in Rome. The founding, useful, more important creed in the natural family like thing, and in my case also sacred and saint, of every religious or civil ordering that is, a mattone of the irrenounceable human society at this point under attack from all over, economic, politician, social.
For the second, instead, a supplement is necessary.

Many other things, in fact, can be added to the debate on
the “bad” Ratzinger. In net it depopulates to speak badly of and
therefore son taken the briga to me to deepen an other argument, a lot
in order to understand if it is true that the blogosfera drowns in
worrisome an informative and cultural superficialism or son I to
think badly…

Therefore, leaving from a link to a Family
alternative“Day, I have
uncovered this blog, in which it
is spoken about an indictment of Ratzinger in the USA. From it
has been then a moment here to arrive to the knowledge that on
Internet by now is mounting the version that Ratzinger “covered the
pedofili priests”, and was elected to save himself… Really
improbable, I say, but this resumed BBC video that turns on the Internet from some time and
recently from Pandemia as
example of flies of argument, is a bit shocking, watches it and then
of it we speak.
That does not turn out me Ratzinger has never
covered these sick priests, if in order not to defend an institution
from a plague that is assaulting it more and more, and they give
within. The priests are men, and like all therefore they are
inclined to mistake itself. However, nobody has never said that
they are divine. But: people believes that they must be perfect,
without spot neither sin, because they are priests, therefore is presumed also saint, and that the every
serious, indeed most serious lack also, must be endured shown the
entire world, they must be every cutted off any assignment, judged, condemned without appeal, and finally eliminates to you, also even
offcommunicated so that we can remain in topic.
Beh, be calm: who said it? Dan
Brown?
It seems a bit strange to expect it: no
structure, society, family, or atmosphere of whichever level have not
been looked at, in which the lack of a member it is endured,
immediately, with seam of rumbles of blast of bugles, capacity to the
public opinion, and from this same one put to a “gogna”, the sentence,
condemned without appeal, even from one hungry society of monster, and
finally eliminated. It is not expected goodness knows from the
civil society but because it is expected from the Church.
We go ourselves repeat, much plan: the
recent developments
of the case of Rignano Flaminio,
on which Leonardo just writes ,they perhaps are lì to demonstrate to us that in bottom it
is better to inquire before, that to throw persons with problems in it
makes us of a civil society full of other problems without to
before try to resolve the problem, can be a lot uncorrect. And if
it is expected from the civil society, it is also expected from the
Church. Sure true it is that, in the moment in which from the
suspicion it is reached the certainty, the same conclusions that carry
the civil justice to undertake hard actions also they must induce the
Church to make equally, obviously with the due confidentiality and in
the respective differences (as an example to remove the sick person
from the opportunity and the material possibility to repeat the own
actions). But it is known, this has its times, generally much
long.

Finally, on purpose of the video, and on purpose above all
of the cited document, the Crimen sollicitationis that memory to be of 1962, and deployed by
Giovanni XXIII, I think opportune to integrally bring back – with to a
corollary of explanation of the
Expressed eccelsiastic Right from the blog on of Magister – this post of Angel Button:

On the homepage of Republic today an article appears
that ago reference to a documentary of the BBC on the saddest
vicissitudes of sexual abuses perpetuated from some priests Irish
homosexuals in Ireland and the USA.
The documentary had provoked wide protests when it was transmitted in full TV perche’ of
sensazionalistiche affirmations and references not documented.

In the article of Republic a document ‘ segreto’ ( in real is made reference to
the Crimen Sollicitationis for null secret inasmuch as
it was published on the Acta Apostolicae Sedis) of 1962 and asserts,
falsely, that ‘ guarantor of the application of those directives he
was Benedict XVI, to the age of the facts still cardinal Joseph
Ratzinger’. False affirmation two times is because in 1962 was
not part of the Sant’ Uffizio but simply one of the greater teologi
catholic progressives, neither was a cardinal (was made bishop 15
years after).
About the document in issue of it John Allen spoke correctly,
my preferred vaticanist, in 2003 here.

Why Republic has resumed just hour this old issue seems to
me obvious: to throw I discredit in the comparisons of the
ecclesiale institution.

Living in Ireland, I have been able to follow the sad and
tragic vicissitude. This kind of crimes does not deserve no
justification, neither it can diminish itself. Some bishops in the
past have silenced or covered the behavior of some of their priests and
the Irish Church he is still paying and suffering for these errors.
Said this, false arguments aren’t convenient to nobody and the article of
Republic contains falsities.
To who it interests the truth, can begin to document
itself and to follow the suggested connections here
and here.

update
Thanks to the “El testamento del pescador”, the documentation page of the BBC video has been translated in espanol too: here the link.

Bad period landing down

Sometimes things seem to decide to go worst all together. There must be a logical meaning in this correlation that it’s escapeing. But I’m not sure, afterwards, that there’s a logical explanations at all.
(remember that “It’s that feeling you have had all your life. That feeling that something was wrong with the world. You don’t know what it is but it’s there, like a splinter in your mind, driving you mad.”)
It seems it’ll be a fantastic Christmas. And some changes in the short period too (uhm). In the long period, oh well, you now what that famous economist being said..
If I’m able to avoid a terrible New Year’s Day Party, it’s done!
Better: I disappear for a while, we’ll see in the near future (if God wants)
(images from “my dream new year’s day”: bears playing; letargo)

Rome (summer)

Here in Rome there’s a hot weather…but the wind is present and temperature is fine. In other words, even if I must remain in the city, i don’t see the terrible need to go elsewhere. Fortunately, this summer is so.
But this is the first summer i pass with my mother lonely after my father gone, so I’m a bit sad (also w/out ‘a bit’)
In the last part of August, we will go to S.Giovanni Rotondo (the city of Padre Pio) where we’ve home. I will remain there until 2 september, when my cousin, Laura, marries.
The last time i was here, it was with my father. All the times i was here, there was him. This was the place he impianted the pacemaker, this was the place where he said me he was hearth-illed, in the 1967 here he knew my mother. All this memory is there. And all this will make this journey not so good, not at all.