Lo stravagante mondo di Greenberg – recensioni di mio interesse

Ben Stiller e la prova del dramma: Greenberg

Lo stravagante mondo di Greenberg racconta di due cuori in inverno, del loro incontro e della possibilità di un amore capace di salvarli da una penosa solitudine. Ben Stiller è Roger Greenberg, quarantenne reduce da un esaurimento nervoso, trasferitosi da New York alla natia Los Angeles un po’ per badare al cane e alla casa del fratello in vacanza d’affari con moglie e figli, un po’ per cambiare aria. Lì incontra Florence (Greta Gerwig), giovane assistente domestica della ricca famiglia, che da tempo ha perso la bussola di una vita i cui unici punti fermi sono la stramba amica Gina e la determinazione di non fermarsi a pensare per sentire meno dolore. La presenza di Ben Stiller e il titolo italiano incongruo ingannano: a casa Greenberg non c’è nulla da ridere, così come l’aggettivo “stravagante” promette sapori indie-pop per fortuna molto ben temperati.


Greta Gerwig

Tornato nella città in cui è cresciuto, Roger vede con gli occhi e tocca con mano il fallimento della sua generazione, incontrando una vecchia fiamma (Jennifer Jason Leigh, coautrice del soggetto e compagna del regista) con matrimonio sfasciato a carico e frequentando assiduamente Ivan (Rhys Ifans), l’amico con cui un tempo suonava in una rock band, che adesso vive in un motel indeciso se tornare al tetto coniugale. Dopo il tramonto dei sogni di gioventù, i personaggi dell’ultima pellicola diretta da Noah Baumbach accettano le delusioni con rassegnazione e un’aria triste a segnargli il volto, ad eccezione di Roger, che preferisce vivere nel passato e finge di non vedere i cambiamenti, continua ad amare i Kinks e non ha alcuna voglia di ascoltare i Korn.

Non primo, né ultimo, Ben Stiller cerca (e trova) il ruolo drammatico in grado di legittimare la carriera di qualsiasi comico. E come altri prima di lui, dà una performance memorabile. Irascibile, egoista e non di rado sgradevole, Roger Greenberg non fa che parlarsi addosso, spinge ogni rapporto al limite, ha comportamenti imprevedibili e violenti, si chiude in se stesso, prende decisioni avventate, fluttua al vento come il grande pallone pubblicitario attraverso cui si scorge come in uno specchio. La paura di crescere, di mettersi in gioco e di amare lo rendono un nuovo campione del disagio sociale, totalmente introverso oppure estroverso nei momenti più sbagliati, si avvicina per poi allontanarsi di continuo da Florence – donna sfaccettata e una volta tanto credibile – fino ad un finale sospeso e toccante.

Senza l’appeal visivo dell’amico Wes Anderson – per cui ha scritto Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Fantastic Mr. Fox – anche Noah Baumbach lavora da sempre su personaggi alle prese con la delicata conquista dell’età adulta, già a partire dall’esordio di Scalciando e strillando (1995). Per questo, il Roger Greenberg di Stiller non appare dissimile dal giovane Walt Berkman (Jesse Eisenberg) di Il calamaro e la balena (2005), il film più sincero del cineasta, né la tensione emotiva è troppo distante da quella che serpeggia nel sottovalutato Il matrimonio di mia sorella (2007, da noi direttamente in dvd). Tra i vessilliferi di quel cinema New American Indie che di indipendente ha solo il nome, Baumbach dirige un tardivo romanzo di formazione con più di un difetto, fatto di esitazioni, repliche di medesime situazioni, veri ritorni e false partenze; non potendo riflettere sulla maturità di un protagonista che forse lasciamo bambino, Lo stravagante mondo di Greenberg sancisce ampiamente quella del suo regista.

Incollato da <http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/ben-stiller-e-la-prova-del-dramma-greenberg/103665/>

“Lo stravagante mondo di Greenberg”: Nevroticamente spontaneo

Giovedì 31 marzo 2011

Due personalità diverse e piene di problemi, che però alla fine riescono a trovarsi. “Lo stravagante mondo di Greenberg” di Noah Baumbach, è una sorta di indagine ravvicinata sulla realtà delle persone e sui loro piccoli e stravaganti riti quotidiani. Quelle che possono apparire stranezze sono solo nevrosi, a pensarci bene anche abbastanza comuni. Con realismo e naturalezza prendono forma le giornate ‘incrociate’ di Roger e Florence.

Dopo anni di assenza Roger Greenberg torna da New York a Los Angeles, e sembra aspettarsi di ritrovare la stessa realtà di quando aveva vent’anni. Ma di anni ora ne ha quaranta e niente è come prima. Sullo schermo si consuma così lo scontro tra chi non ha realizzato i propri sogni e chi è forse ancora in tempo per realizzarli. Roger ha un passato da rock star alle prime armi e Florence è un’aspirante cantante. E la musica è fondamentale nel corso del film, perchè serve a sottolineare il loro legame ma anche e soprattutto la loro lontanaza: appartengono a epoche diverse. Roger è fossilizzato sulle canzoni del passato, perchè non è capace di vivere nel presente, in un contesto che non è all’altezza delle aspettative adolescenziali.

E’ un film sull’incomunicabilità e sui disagi che questa procura. Gente che parla e non ascolta. O che non si ascolta mentre parla. Tanti dialoghi sembrano monologhi sconnessi, come se i personaggi blaterassero con se stessi senza tenere conto dell’interlocutore. Come nella valanga di lettere di reclamo che Greenberg continuamente scrive a società e istituzioni, un mezzo per sfogare la rabbia e la frustrazione che cerca di tenersi dentro, ma che esplodono quando si confronta con gli altri, e sorattutto quando il confronto non riesce a sostenerlo. E a Florence fa tenerezza questo personaggio un po’ buffo e stravagante, ma sostanzialmente drammatico. Perchè è un dramma avere quarant’anni ed essere condizionato da quello che la gente pensa di te, o non essere in grado di fare le cose più semplici. Così come è un dramma essere una ragazza di 25 anni che non ha tanti soldi e che cerca l’affetto in relazioni senza capo nè coda. E questo disagio che aleggia è chiaramente percepibile. Forse perchè i dialoghi sono sciolti e le situazioni credibili, o forse perchè la versatilità di Ben Stiller convince e stupisce, così come la freschezza di Greta Gerwig.

Florence è strana come i vestiti che indossa. Non si capisce se sia estremamente in gamba o estremamente goffa. Sicuramente ha una vita complicata e non ha ancora deciso come incanalarla. Ma è proprio la sua spontanea freschezza che spiazza Roger. Greenberg ha infatti costruito una serie di barriere apparentemente invalicabili intorno a sè, ma l’ingenua stranezza di una venticinquenne contortamente carina riuscirà se non ad abbatterle, almeno a scalfirle.

Michela Allegri

Incollato da <http://www.35mm.it/recensioni/lo-stravagante-mondo-di-greenberg-nevroticamente-spontaneo.html>

Recensione del film Lo stravagante mondo di Greenberg (2010)

articolo a cura di Antonio Cuomo | scritto il 15 Feb 2010

Una buona prova d’attore, per Ben Stiller, che ancora una volta ne dimostra le qualità al di là del genere più propriamente comico che gli ha dato la notorietà.

L’ultimo tratto del percorso che porta ai quarant’anni è tra i più delicati della vita di ogni essere umano: basta gettare per un attimo lo sguardo alle proprie spalle per restare ipnotizzati a guardare le innumerevoli scelte fatte, i bivi che ci hanno portati lontani dall’idea che avevamo per la nostra vita. A volte questa improvvisa epifania, la consapevolezza degli errori commessi, delle decisioni irrimediabilmente sbagliate, dei sogni rimasti tali e non più realizzabili, può essere difficile da accettare ed è allora che la mera crisi di mezza età diventa qualcosa di più serio e nevrotico, lasciandoci bloccati in una fase della nostra vita impotenti nei confronti del percorso ancora da compiere.

VIDEO

Lo stravagante mondo di Greenberg – Videorecensione

Guarda il Video in alta risoluzione

E’ questa la situazione in cui si trova il protagonista de Lo stravagante mondo di Greenberg, ultima incarnazione cinematografica di Ben Stiller ad uso del film di Noah Baumbach. Roger Greenberg è un quasi quarantenne intelligente e pungente, le cui nevrosi hanno preso il sopravvento sulla sua vita, portandolo a lavorare come falegname ed infine a rifugiarsi a casa del fratello Philip, che è partito con la sua famiglia per un viaggio di sei settimane in Vietnam. L’idea di Roger è semplice: badare alla casa del fratello, sistemarla con le sue capacità da falegname, prendersi cura del cane e… basta. Riflettere e recuperare, mentalmente.

Una situazione che lo porta in contatto con un’altra anima altrettanto tormentata, quella di Florence Mar, venticinquenne aspirante cantante ed assistente di Philip che proprio per la sua giovane età è ancora al di qua di quei bivi in cui è così facile prendere la svolta sbagliata.

L’incontro tra i due è naturale quanto inevitabile, così come lo è il rapporto che si sviluppa tra di loro, che strappo dopo strappo si va definendo e caratterizzando, mentre entrambi affrontano i propri problemi cercando di venirne a capo.

La natura de Lo stravagante mondo di Greenberg fa sì che il personaggio di Stiller e quello della giovane Greta Gerwig siano centrali ai fini della riuscita del film e l’interpretazione di entrambi riesce a rendere concreta la storia messa in piedi da Baumbach. Il ritmo del film è compassato e l’autore mette in scena le situazioni dalla loro vita con delicatezza, non calcando mai la mano sugli eventi più surreali o banalizzando quelli più puramente quotidiani, accompagnandoli con una efficace selezione musicale, che sottolinea anche le differenze tra Roger e Florence. Nel farlo, però, eccede a tratti nel dilatare i tempi, rischiando più volte di perdere il controllo del ritmo della storia, rischiando talvolta di annoiare e non arrivare al punto, laddove si prefigge di far riflettere e raccontare un disagio. Questo non vuol dire che il film sia non riuscito, ma che si sente la mancanza di quel tocco in più che a volte fa la differenza tra pellicole interessanti e grandi film.

Per Stiller resta una buona prova d’attore che ancora una volta ne dimostra le qualità al di là del genere più propriamente comico che gli ha dato la notorietà.

Incollato da <http://www.movieplayer.it/articoli/06604/nel-mezzo-del-cammin-di-nostra-vita/>

Un amabile velleitario

di laulilla

Feedback: 22590 | altri commenti e recensioni di laulilla

giovedì 14 aprile 2011

Dopo vent’anni di New York, l’ormai ultra quarantenne Roger Greenberg torna a Los Angeles, la sua città, sistemandosi provvisoriamente in casa del fratello che è partito con la famiglia per una vacanza in Vietnam. Il ritorno è l’occasione per rivedere vecchi amici, vecchi amori e per fare, anche, un bilancio della propria esistenza. Dell’antica (e sempre viva in lui) passione per la musica poco è rimasto nell’ambiente che Grenberg aveva frequentato: troppo diversi sono gli interessi di chi ha messo su casa, si è fatto una famiglia e ha dovuto provvedere ai propri figli, come l’amico Ivan, che avrebbe dovuto diventare suo partner e collaboratore nel complesso musicale a lungo progettato, negli anni dei sogni giovanili. Ivan è adesso un uomo che ha conosciuto i compromessi nel lavoro, nella vita sentimentale, nel matrimonio. Beth, sua moglie, un tempo amata da Roger Greenberg, è una donna matura, quasi spenta, che sente il peso dei figli e del difficile rapporto col marito. Roger ha visto polverizzarsi gli ideali e i sogni giovanili e ne è rimasto travolto: si è male adattato alla realtà; ha progettato senza realizzare; si è innamorato senza costruire, si è isolato dal mondo, ne ha avuto paura e si trova, ora, impossibilitato a decidere. Nell’eterno conflitto fra principio del piacere e principio di realtà, Roger ha scelto il primo e continuerebbe a farlo, nonostante le cure ricevute a New York in una clinica per malattie nervose. Purtroppo, però, anche a Los Angeles continua a manifestare il suo carattere velleitario poiché, quasi con disappunto, è riuscito a crearsi nuovi legami che impediscono il pieno realizzarsi dei suoi progetti: Florence, ad esempio, la bella assistente della famiglia del fratello, dalla quale è fortemente attratto e dalla quale vorrebbe, però, fuggire, partendo per l’Australia (ma senza soldi e, soprattutto, senza l’inseparabile burro di cacao per le labbra!). Si sente legato anche dall’affetto per il cane Mahler, che gli è stato affidato, che si è ammalato, che ora sta amorevolmente curando, e per il quale sta, forse, per terminare la cuccia che ha iniziato, mettendo alla prova la sua millantata abilità di falegname. Il ritratto di Greenberg è l’interessante rappresentazione delle nevrosi di un uomo che non si è integrato nel mondo di oggi, che è interessato esclusivamente a produrre, a fare i soldi, al successo volgare: le cure non lo hanno guarito, perciò egli è rimasto quel fanciullone fragile, un po’ svitato, ingenuo, che lo rende simpatico a chi, come lui, non si adegua e non sa però tradurre il proprio disagio in progetto davvero alternativo, limitandosi a scrivere una serie interminabile di sterili lettere di protesta. Il regista realizza questo bel ritratto di personaggio fuori dagli schemi con intelligente e indulgente ironia, con simpatia quasi amorevole, facendone scaturire una spiazzante comicità. Non stupisce che alcuni spettatori, forse i più giovani, lo trovino irritante, perché i suoi tic, le sue incertezze, le sue velleità,le sue paure ne fanno l’esatto contrario di quell’uomo sicuro di sé e determinato che viene continuamente proposto come esemplare. Bellissima interpretazione di Ben Stiller, perfetto nei panni, non facili da indossare, di un così complesso personaggio.

Incollato da <http://www.mymovies.it/film/2010/greenberg/pubblico/?id=587768>

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