Meditazione sulla Parola: “Il dramma di un cuore indurito”

Vangelo

Mc 3,1-6

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Meditazione

Ci sono tre personaggi che risaltano nel racconto del miracolo dell’uomo dalla mano inaridita. C’è quest’anonimo individuo che stende la sua mano e riceve il dono della guarigione. C’è Gesù che con autorevolezza si impone in mezzo alla piccola folla di gente radunata nella sinagoga. Ci sono i farisei che disapprovano il comportamento di Gesù, spiandolo, tacendo dinanzi alle sue domande, riunendosi per tramare contro di lui. Qual è la caratteristica precipua di queste persone che suscita la delusione e lo sdegno di Gesù? La “durezza di cuore”. Qualche volta la filologia è di aiuto. E questa volta vale la pena menzionare che la parola adoperata dall’evangelista nella lingua originale, il greco, esprime una durezza impenetrabile, come quella di una pietra. In che cosa consiste questo atteggiamento? Nel non avere misericordia, nel disinteressarsi al bene di una persona, nel giustificare questa cattiveria in nome di un malinteso spirito religioso, che tradisce Dio. È come un accecamento della mente e del cuore. Di qui la domanda provocatoria da parte di Gesù: «è lecito in giorno di sabato fare il bene o il male?». «Ma essi tacevano». È un silenzio in cui possiamo rifugiarci pure noi, sprezzanti e arroganti, quando facciamo del mutismo un arsenale di odio: collera, rancore, invidia, dissipazione. Riferendosi ad esso, il grande dottore della Chiesa, il Papa Gregorio il Grande, parlava di strepitus silentii, un silenzio che urla incattivito. «Guardandoli tutt’intorno»: Gesù penetra in ogni cuore; con il suo sguardo, raggiunge ciò che nessuno vede. Un altro evangelista, Giovanni, afferma: «Gesù sapeva quello che c’è in ogni uomo». E se, dunque, un cuore inaridito dall’egoismo e dalla superbia suscita in lui tristezza e persino fremiti di indignazione, un cuore in cui dimora un raggio di carità lo rallegra e lo attrae. Che cosa vedrà nel mio cuore il Signore?

Preghiera:
Cambia il mio cuore e dammi un cuore generoso, un cuore affabile, pieno di bontà, un cuore nuovo. Fa’ spuntare in me i frutti della tua presenza. Donami i frutti del tuo Spirito che sono amore, pace e gioia. Ti rendo grazie, o Padre, per quello che oggi stai compiendo nella mia vita. Ti ringrazio con tutto il cuore (Padre Emiliano Tardif).

© Regnum Christi http://www.regnumchristi.org/

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