Adeschi più in là

Nella Roma perbenista e avviata timidamente verso una revisione storico-morale, il neo-sindaco-che-ancora-sta-prendendo-le-misure (Alemanno) fa bene a prevedere una serie di ordinanze come la 242 del 16 settembre che mettano un po’ d’ordine in una città che altrimenti per motivi a tutti noti ha la innegabile tendenza a fare “come je pare”, in praticamente tutti i campi.
L’ordinanza, però, è assai vaga e non affronta, secondo me, il cuore del problema.
Quello che gli amministratori di oggi non ricordano, forse, è che già all’epoca dell’impero romano la prostituzione era regolata, controllata, con leggi apposite ed in luoghi deputati allo scopo, e pelopiù attuabile solo la notte, mai di giorno.
Ci sono molte differenze, da allora ad oggi, mi sembra mai colmate.
Esempio banale dettato dalla mia esperienza. Tempo fa raggiunsi un mio amico per una festa a Poli (un paese vicino Roma). La strada statale secondaria era costellata di donne seminude (ok, di fatto nude) che stavano “in” strada, nel senso in mezzo. Dovevi evitarle, e spuntavano da dietro le curve strette coi culi per aria, quasi a sfidarti. Era una scena pietosa e pericolosa insieme, ed erano tante. Ovviamente, appariva chiaro che solo l’assenza di qualsiasi controllo consentiva tale situazione.
La stessa carenza di forze di polizia si ravvisa su molte consolari: sulla tristemente nota Salaria, dove da tempo ci sono situazioni di pericolo di giorno, non parliamo di notte, e perfino sull’Aurelia (che percorro spesso) dove non c’erano mai state molte prostitute, che invece negli ultimi anni sono spuntate come funghi. Donne bionde e bellissime (ovviamente dell’Est) con microvestiti costrette a stare nel (neanche) metro libero tra un guard-rail e carreggiata laterale. Con che sicurezza (per tutti, loro per prime), intuibile.
Evidente che qualcosa, qualsiasi cosa, deve essere fatta. Ma anche che deve essere fatta con “ordine”, mi si perdoni il gioco di parole: soprattutto, affrontare concretamente il problema. La concretezza, quel ramo del buon senso che tanto manca alle amministrazioni moderne.
Così come è inutile cacciare i rom da una zona, se poi si spostano in un’altra zona magari limitrofa, è anche inutile multare le prostitute (in genere sfruttate da altri ed in condizioni di vita miserabile), se poi si spostano da un’altra parte, ben controllate non già dai poveri vigili, ma dai papponi loro aguzzini che continuano a sfruttarle come e peggio di prima.
Il problema, come si suol dire, va invece affrontato alla radice. Si decidesse dunque di prendere di petto il giro di prostituzione che a Roma è controllato dalle mafie composte da un mix di malavita locale e straniera, che sfurttano le ragazze straniere in modo orribile.
Prendersela con le prostitute stesse, o con i loro clienti (che comunque hanno una parte nel problema, anche se piccola), è sostanzialmente poco efficiente. L’unica cosa buona, eventualmente, è la definizione di “abbigliamento da adescamento”, perché per strada offre di sicuro un motivo di distrazione enorme, connesso alla posizione spesso tremendamente evidente (leggi: pericolosa) delle prostitute.. E Dio solo sa quanto non ne abbiamo bisogno, di essere distratti alla guida di questi tempi.
I romani avevano previsto che la prostituzione si svolgesse di notte ed in luoghi chiusi per non “compromettere le attività produttive di giorno”. Direi che, al giorno d’oggi, è necessario per salvare la vita stessa delle persone.