Elogio della [potenziale] certezza

Stavo leggendo un post di Mentecritica.net, l’elogio del dubbio. L’autore elenca una serie di felicità, dovute alla sua condizione di dubbio totale su qualsiasi aspetto.
Mi sono trovato moderatamente d’accordo su alcuni passaggi (anche io sono più a mio agio nel chiedermi il perché delle cose, piuttosto che accettare passivamente quello che mi viene detto), ma l’autore tra i vari punti inserisce anche uno chiave che mi ha fatto sobbalzare:

E infatti, ditemi voi. Esiste anche una sola tematica sulla quale possiamo parlare di certezza assoluta?
Forse in tema religioso? Mai e poi mai: specialmente oggi che sembrano essere tramontate le certezze perfino per i temi religiosi che hanno attraversato solidamente i millenni. Basta chiedere “cosa credi che ci sia dopo la morte?” e perfino da coloro che si sentono associati ad una medesima confessione ci si sentirà rispondere in decine di modi diversi.

Per carità. Quello che ha detto Cristo è immutato, non è cambiato! Eppure c’è della verità in quanto scritto: se chiedete a 100 persone, oggi, per strada, di spiegarvi la loro religione almeno nei fondamentali, vi risponderanno probabilmente in 100 versioni diverse.
Ecco. Nel post si dice proprio il tema su cui batte e ribatte Ratzinger da quando è Papa (e anche prima), evidentemente a ragione. E’ espresso chiaramente quasi come un epigrafe:

Siamo nel bel mezzo del relativismo. Nulla è certo, tutto può essere rimesso in discussione, negoziato, contrattato, anche i valori fondamentali, come la giustizia e la libertà. E’ il mondo di oggi, non c’è da stupirsene. Ed io, aduso a disdegnare di seguire le mode, per una volta nella mia vita sto seguendo in pieno e con soddisfazione questa sorprendente – almeno per me – “novità”. E il bello è che non mi dispiace affatto: anzi.

Si può essere più o meno d’accordo con l’autore (è comunque una tendenza tipica di un’epoca da pensiero debole, il quale prende il relativismo per cosa buona) ma c’è un aspetto dal quale non si può prescindere di tutto il discorso, ed è quello religioso (cioè di comprensione della propria fede), prima ancora che spirituale (cioè di vita interiore).
Il vero problema oggi, è proprio che ognuno si crea una religione “fai-da-te” (come osservato in un altro post dello stesso sito, quasi in accordo col primo), quasi come reazione ad una fase sociale intrisa di dubbio.
Nella vecchia Europa questo è tanto più vero quanto, in generale – e dopo l’11 settembre in particolare, ci si è accorti che nelle altre grandi religioni invece non è affatto così. Prima di tutto nell’Islam, nell’ebraismo, poi nel buddismo, eccetera, i concetti, i metodi e le dottrine sono le stesse da secoli. Da noi invece si attacca primariamente la religione cattolica, perché naturalmente e storicamente ci riguarda più da vicino, immaginando che dovrebbe cambiare il proprio messaggio con i cambiamenti della mentalità comune, cosa che appare ovviamente ben strana.
Eppure questa attenzione così critica alle cose di casa nostra sarebbe un bene! Se, infatti l’analisi fosse veramente critica, logica, senza pregiudizi, consentirebbe un confronto vero ed una spiegazione del messaggio cristologico approfondito, e non un’accettazione aprioristica e dogmatica. Cosa, che, francamente, oggi non è più accettabile.
Purtroppo non è così da più punti di vista.
Dal lato di chi riceve, appare sempre più difficile apprendere e capire il messaggio cristiano, visto che siamo immersi in un continuo flusso comunicativo, peraltro assai efficace, proveniente da giornali, tv, Internet e da molti altri media, che è quasi sempre contrario.
Dal lato giornalistico (i famosi commentatori) siamo messi pure peggio, perché quando non si tratta di piaggieria vera e propria, sconfiniamo nell’ignoranza più crassa: si passa dal ribadire con tono stantìo e noioso i “soliti” temi che ovviamente non cambiano (nè potrebbero o dovrebbero cambiare) senza alcuna spiegazione o critica ragionata, all’attacco furioso di quello che ha detto tal o tal’altro vescovo sui temi di cui sopra, senza capirci un’acca. E questo, tralasciando gli articoli che invece vertono sulla scelta delle scarpe del Papa piuttosto che sul tipo di cappellino (e sono la maggioranza).


Dal lato di chi comunica, la Chiesa stessa appare ancora molto rigida nell’affrontare i temi, ed a “scendere nell’arena”, anche se paradossalmente è più facile, e non deve comunicare nulla di nuovo: il messaggio è sempre lo stesso. Ma cambia il canale di comunicazione e cambia il modo stesso di comunicare. Paradossalmente proprio oggi, nell’epoca del pensiero debole, dopo le grandi contestazioni del ’68 e i successivi terremoti, dopo gli errori commessi e dopo il crollo delle grandi ideologie politiche e delle utopie sociali, proprio oggi il terreno è più fertile, e l’uomo moderno, infarcito di informazioni e di dubbi, è debole ma al tempo stesso aperto al confronto, disposto a ragionare: egli vuole capire, di più e meglio. La tecnologia, peraltro, gli dà tutti gli strumenti per farlo in modo sempre più consapevole e completo, ed anche più globalizzato, in modo da poter estendere il confronto oltre il proprio vicinato fisico.
Dunque proprio in questo momento in cui viene scritto l’elogio del dubbio, si potrebbe finalmente parlare di certezze, perché si è pronti a cogliere un messaggio immutabile, quello che disse Cristo 2000 anni fa. Eppure non lo si fa. Si ha paura, quasi, a parlarne, a criticare, a voler ragionare su questi temi. Spesso, vi è una giustificazione fittizia da entrambe le parti: sono temi complessi, non è facile capirli da una parte, la religione cattolica vieta e basta, non ci si riconosce in questa chiesa, e via dicendo dall’altra. Questo divario è superabile, se si ha la pazienza e l’onestà intellettuale di capire ed approfondire. Ci sono delle persone che riescono a comunicare il messaggio religioso cristiano in modo sorprendentemente cristallino, facendosi capire perfettamente ed anche sui temi più complessi: è proprio di queste persone che la chiesa dovrebbe circondarsi, oggi, anche e soprattutto nei nuovi mezzi di comunicazione.
Cristo parlava a dei zucconi di pescatori, figuriamoci se oggi un amministratore di rete non può capirlo.