Addio a un grandissimo regista

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Mi è dispiaciuto, veramente. Si, sono sempre stato un appassionato spettatore della lunga e bellissima filmografia di Dino Risi, e di lui mi piacevano anche le sue interviste, il suo essere disincantato e cinico, moralista e triste osservatore dei costumi, di come parlava dei “suoi” attori (ieri c’è stata una bella carrellata di tali cose..), di come ha capito Roma (lui milanese…)
Alla fine si ha l’impressione netta che quasi nessun regista avesse saputo precorrere i tempi come lui. Ed ancora oggi, credo che sia così. I suoi film anticipavano questa Italia, quella che era e quella che è. Non è cosa da poco, soprattutto non in modo così chirurgico, e con tanta anteriorità (si parla di 20, 30 anni prima rispetto ai tempi)
Citarne uno tra tutti i film che mi hanno colpito, è difficile. Ne citerò due, forse tra i meno famosi che per un motivo specifico mi sono rimasti nella memoria (ché gli altri, comunque li dovrebbero conoscer tutti, e se non ancora non è così, correteli a vedere in dvd, a partire da In nome del popolo italiano):
Il primo è sicuramente Una vita difficile (1961) (da cui l’immagine è tratta), un film che mi colpì molto per il ruolo inconsuetissimo di un Sordi quasi idealista, non ancora ingabbiato nello stereotipo felliniano dei vitelloni.
Il secondo è Un amore a Roma (1960), che viene considerato quasi un “errore” dalla critica, ma che riporta alla luce ricordi e scene indimenticabili, in una Roma che fa da quinta ad un ennesimo amore che sboccia tra le sue millenearie strade, ma molto diverso rispetto al precedente di Vacanze romane. In Risi non è il romantico e sofferente amore impossibile vissuto da due persone “belle”, bensì solo doloroso ed improbabile tra due persone diverse e sbagliate a modo loro. Unica nota in comune, il finale, comunque negativo.