Pulves es et in pulveris reverteris

Anche se magari ce ne dimentichiamo, oggi è Mercoledì delle Ceneri. Due passaggi citati stasera nella quarta di copertina del foglietto liturgico:
La vita cristiana è una penitenza permanente perché è una conversione continua e perché Cristo ha detto a chi vuol seguirlo di “prendere ogni giorno la propria croce”. Il valore della penitenza è di estrema attualità: la pratica della penitenza oggi promuove una cultura alternativa all’edonismo imperante; costituisce un rimedio all’attuale fragilità della persona che non è stata educata al sacrificio; educa alla tolleranza, alla capacità di “portare gli uni i pesi degli altri”; riforma la società dell’opulenza educando alla sobrietà, all’apertura ai bisogni dell’altro, al “digiuno” del cibo sovrabbondante, delle parole inutili, degli spettacoli fatui, delle spese superflue. (Mons. G. Greco)
“Finché l’uomo non diventa umile, non prende la paga della sua opera. La ricompensa non è data all’opera, ma all’umiltà, La ricompensa non è per la virtù nè per la fatica che si sopporta nel praticarla, ma per l’umiltà che nasce da ambedue” (Isacco il Siro). Non si vivono gli impegni quaresimali nella pretesa di dover meritare una ricompensa. Si tratta piuttosto di percorrere un cammino di penitenza e di digiuno che ha come suo frutto quella diminuzione di sé che ci rende bisognosi della salvezza di Dio. (…)