Il declino inarrestabile dell’Italia

Mentre in acciaierie obsolete muoiono persone che fanno dodici e più ore di lavoro continuato per poter far fronte alle spese dei bambini in arrivo, e i bancari invece gioiscono perché gli rinnovano contratti di lavoro che danno aumenti consistenti agli ex capi ufficio, il Censis ha pubblicato il 41° rapporto sull’Italia. Si può anche leggere la Sintesi (in pdf) se si vuole, ma le considerazioni di Giuseppe De Rita potrebbero bastare: “un Paese in poltiglia”.
POLTIGLIA DI MASSA – Il vero problema, rileva il Censis, non è tanto economico quanto sociale. Ed è uno scenario di notevole depressione, impotenza, abbattimento: la società resta inerte, impermeabile alla crescita economica, dove lo sviluppo non filtra. Così, scrive De Rita, la realtà sociale diventa giorno dopo giorno «poltiglia di massa» (o peggio ancora «mucillagine», dove restano avviluppati «ritagli umani» senza identità) nella quale pulsioni, emozioni ed esperienze risultano impastate e che, di conseguenza, risulta «particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa», orientata la pessimismo e al peggio, e nella quale le istituzioni hanno perduto ogni funzioni di coesione.
E risparmio il paragrafetto dal titolo “Esperienza del peggio”.
PS. Ne parla anche Alfonso Fuggetta qui.