Teoria dei muratori I

Dopo un mese passato con i muratori per casa, e dopo anni che ci convivo prima con mio padre / in cantiere e ora da solo per continuità, posso enumerare qualche punto utile.
1) Quando un muratore mette mano ad un oggetto vecchio funzionante da molti anni (sia esso impianto, tubazione, anche una fontana, qualsiasi cosa), smette di funzionare come prima. Generalmente ciò si nota solo quando si richiude tutto (tracce, muri, sigillature, etc). Questo ovviamente non vale per quel che viene fatto nuovo. Come buona prassi, quindi, è meglio o fare un impianto nuovo, oppure verificare che tutto (tutto!) funzioni prima che si richiuda qualsiasi istanza appartenente all’oggetto modificato.
2) I muratori non chiedono mai consiglio: accettano solo ordini e desideri del cliente, in caso contrario operano come credono più opportuno (e ciò non sempre coincide con quanto il cliente desidera) secondo la prassi di cantiere o di manutenzione straordinaria. Quindi bisogna imparare due cose: primo, ad impartire ai muratori (ma molto meglio al loro capo referente, che deve conoscere il progetto completo del cliente) disposizioni molto chiare, evitando però le ingenuità dovute alla non esperienza e complicazioni inutili o dannose. Secondo, bisogna imparare a correggere il lavoro in corso d’opera se non coincide con il progetto (caso tutt’altro che sporadico, vedi punto 4). In tal caso, non correggere il singolo muratore ma riferire direttamente al capo, il quale darà le disposizioni necessarie all’operaio per la modifica, “traducendole” in linguaggio edile. Nel raro caso in cui un muratore chieda direttamente al cliente “cosa fare” (quando ciò accade è perché manca il capo, o manca un capo, o c’è un solo muratore), bisogna dare ordini precisi, ed è molto meglio che si sappia cosa si sta facendo (ovvero, avere un po’ di dimestichezza con i materiali di costruzione e di rifinitura, con l’impiantistica elettrica e idraulica).
Se il progetto è ad opera di un architetto o di un ingegnere, il cliente difficilmente potrà mettere bocca direttamente nell’esecuzione, perché ovviamente si tratta di opere murarie o idrauliche progettate in precedenza, a meno che si tratti di particolari propriamente insignificanti (ad es., il colore delle piastrine interruttori). In tal caso, bene faranno i muratori a non sentire le richieste di modifica del cliente (ad es., volere un muro in una posizione diversa o con un’apertura modificata potrebbe essere una richiesta da disattendere).
3) Teorema 1: Ogni cosa è impolverata. Se si tratta di ristrutturazione di una casa già arredata (come nel mio caso), qualsiasi cosa si trovi nella casa, arredamento, computer, cucina, libri, etc, verrà ricoperto di polvere anche se protetto con teli. La polvere è il nemico n.1 quando ci sono i muratori a casa, ed è purtroppo ineludibile. Qualsiasi materiale posto in opera produce polvere, qualsiasi. Forse solo il silicone non ne genera. Ma se parliamo di intonaci, muri, rasature, tracciatura, pavimenti, anche solo il trasporto stesso dei materiali è fonte di polvere che si depositerà per gravità su ogni oggetto. Bisogna quindi prevedere, non solo alla fine dei lavori ma anche durante, nei locali nei quali i lavori vengono via via finiti, una pulizia straordinaria che prenderà anche più di un giorno.
4) Vigilare sempre. Sebbene in teoria ogni operaio dovrebbe sapere cosa fare, nella pratica è molto frequente che questi non esegua perfettamente le opere o semplicemente si dimentichi di qualcosa, ad es. come esattamente una certa traccia doveva essere fatta, dove un interruttore doveva andare, etc. Capita infatti non raramente che non si chieda nulla al capo per non fare la figura del fesso. Alla fine alcune cose vengono eseguite quindi a “naso”. Va da sè che spesso non è quello che voleva il cliente, che ha gusti, preferenze o esigenze diverse. Quindi bisogna fare il sacrificio di gironzolare per i lavori (ovviamente senza intralciarli) a intervalli regolari per verificare che ogni cosa sia fatta secondo il progetto o i desiderata. E avendo cura di non fare osservazioni sciocche, ma eventualmente riferire i propri dubbi al capo (vedi punto 2).
5) I muratori hanno orari fissi, generalmente poco flessibili. Di norma, dalle 8 della mattina alle 18 di sera, con un intervallo pranzo quasi sempre tra le 12.30 e le 13.30, ed una tolleranza di una mezz’ora a seconda del tipo d’impresa. Anche i lavori più comuni hanno una tempistica prevedibile, che il capo ditta avrà avuto cura di preventivare (ad es. 15 gg., che sono sempre lavorativi), così come qualsiasi lavoro o lavoretto aggiuntivo. Anche se sono amici o si conoscono da anni, dunque, evitare alle 17.45 di chiedere al muratore stanco della fatica di una giornata di lavoro manuale di “farci quella piccola cosa per favore che ci teniamo tanto”, perché nella maggior parte dei casi non sappiamo nè che lavoro richiede nè quanto ci metterà. A noi sembra una cosa di due minuti, ma spesso ogni cosa per essere fatta bene richiede tempo e quindi il muratore per farci contento dovrà rimanere altre due ore a farci la “piccola cosa”, spesso senza essere pagato. Bisogna imparare quindi a comprendere che in edilizia non esistono cose semplici, perché se le pretendiamo tali quasi sempre si trasformano in “pecionate”, molto diffuse da noi, ma dalle quali occorre rifuggire con orrore. Anche in questo caso, quindi, meglio chiedere il piacere al capo ditta, il quale se è amico lo programmerà nella tempistica dei lavori senza oneri aggiuntivi, sennò lo addebiterà a parte.