La pagliuzza dei Dico

Sebbene ad una prima, approssimativa, analisi non sempre appare evidente, le scelte e le convinzioni dei cattolici sono costruite sopra un principio logico. Se non si parte da questo assunto è difficile comprendere le prese di posizione nette e chiare che sono tipiche dei cattolici.
L’abbiamo visto con l’aborto – non si vuole consentire ad una donna di poter uccidere il bambino che porta in grembo, e ultimamente si è vista la spiacevole conseguenza che il povero feto sopravvive, visto che le tecniche moderne evolvono. Lo si può vedere anche con i Dico.
A proposito di quest’ultimi, tutto l’impianto del disegno di legge per i patti civili di convivenza viene fortemente criticato dalla Chiesa cattolica. Perché?
Per chi ha fede, il compito di ragionare su questioni etiche o morali è facilitato. Basta accettare serenamente le decisioni prese dalla Chiesa, che in generale rispecchiano il principio logico.
Ma anche per chi non ha una solida fede, o vuole capire, per il ragionamento c’è sempre spazio: nessuno pretende un’abdicazione delle facoltà mentali, anzi. Dove non basta la storia ci viene in aiuto il saper ragionare. Certo, se poi non si accetta neanche il ragionamento, si spalancano le porte all’ideologia. Ma è un nemico subdolo che si fronteggia con l’onestà intellettuale.
La legge italiana, per quanto riguarda le coppie, è già molto chiara in qualità di diritti e doveri. E’ obbligo dei genitori dare sostegno ad eventuali figli, sia che si tratti di una famiglia di fatto sia che si tratti di convivenza. Nella eventuale separazione, l’uomo deve mantenere i figli, e deve consentire loro di avere un tenore di vita adeguato alle esigenze di studio e di crescita. Se vi è il vincolo matrimoniale – beninteso civile – quest’obbligo include anche il mantenimento della moglie, secondo tempi e modalità stabilite dal giudice in accordo con il quadro normativo.
Riassumendo: se non si è sposati in Comune, la legge tutela i diritti degli eventuali figli nati. Se si è sposati in Comune, la legge tutela i diritti dei figli ed anche della moglie. Si osservi che non ho citato il matrimonio religioso.
Il ddl Bindi-Pollastrini sembra, quindi, apparentemente inutile. Il matrimonio civile, infatti, già garantisce gli stessi diritti a coloro che vogliono formare una famiglia, basta andare in Comune. Ma anche a coloro che convivono, in particolare nei confronti dei figli. Detto ciò, ci si chiede allora qual è il motivo per il quale viene portato avanti questo doppione? La risposta è semplice: perché nel matrimonio, in Italia, non sono previste le coppie omosessuali. Quando la Costituzione parla di famiglia, lo fa riferendosi ad un uomo e una donna (“società naturale”).
Così si è trovata la “furbata” delle Unioni civili, proponendo alla numerosa platea anticlericale italiana il bello slogan dei “diritti per tutti”, omettendo di precisare che, per le coppie etero, già ci sono. In effetti, senza voler criticare l’idea dei diritti anche agli omosessuali, sono il metodo ed il merito utilizzati dalla maggioranza ad apparire incoerenti. Sarebbe stato, infatti, molto più corretto chiamare il tutto “Diritti per i gay”. Il passaggio logico non è di poco conto. Se arrivasse all’approvazione finale così come impostata, infatti, la legge sui Dico non farebbe altro che fornire una comoda scorciatoia a chi non vuole affrontare le responsabilità di formare una famiglia. La legittimazione dell’unione omosessuale, infatti, ovvero il riconoscimento di diritti e doveri regolamentati da patti di convivenza, non è proposta come il capitolo nuovo all’interno di una società che cambia, ma semplicemente come uno dei casi di Unione civile, relegando il matrimonio a pura scelta culturale.
Di fatto, l’obiettivo appare, quindi, quello di delegittimare la famiglia naturale, e non di aggiungere diritti a chi non ne ha, erodendo progressivamente i presupposti sociali prima che culturali e giuridici della famiglia.
Quando Fassino dice «Naturalmente bisogna farlo in modo equilibrato e giusto. La legge sui Dico è equilibrata e giusta, perchè riconosce diritti a coloro che hanno scelto una convivenza di fatto, omosessuale o eterosessuale, senza peraltro mettere in discussione l’articolo 29 della Costituzione che riconosce la famiglia fondata sul matrimonio» (Corriere della Sera, 10 Marzo) dice delle cose molto gravi: di fatto il matrimonio già garantisce tutti i diritti alle unioni civili.
Allora la pagliuzza del titolo l’abbiamo individuata. Perché il problema grave, la vera trave che si fa finta di non vedere, è proprio la famiglia. Formare una famiglia – ne parla anche un blogger-scrittore famoso ed attento ai temi sociali e politici del centro-sinistra come Leonardo – in Italia oggi è un problema sociale ed economico enorme, perché non ci sono i soldi, non ci sono le case, non ci sono le strutture, non ci sono tutte quelle reti sociali e politiche che negli altri paesi europei, specialmente nel Nord, aiutano il nucleo familiare a nascere ed andare avanti. Aggiungiamoci anche problemi culturali ed abbiamo destrutturato completamente quel che resta della famiglia.
Lo stesso Fassino, mentre gli altri della sinistra si pavoneggiano appresso alle ideologie post-marxiste dell’amore libero, ha capito il problema e ha parlato del sostegno politico alla famiglia come priorità del Governo, e questo è sicuramente importante. Ma non basta.
E’ necessario stare attenti a legittimare forme alternative della famiglia naturale, surrogati che non hanno un senso logico e che, alla fine, rischiano di minare un istituto che è da sempre alla base della società umana.
Tutte cose che i cattolici dicono da secoli basandosi su semplici ragionamenti, ma che vengono scoperte con l’esperienza o con l’andare avanti degli eventi, in un continuo relativismo culturale che intanto, fingendo di pensare al bene affettivo delle coppie, a volte tenta solo di far passare dalla finestra cose che risulta difficile far entrare direttamente dall’ingresso principale.


(Articolo pubblicato su La Rete Online)