Stappa un prodino

“Non ha diritto di leggere una frase?!”
Starnazza il prode Rutelli dalla sua vice-poltrona riferendosi alla nota dolente “Per me in particolare…” del Prodi originale.
Beh parci proprio di no, se quella frase è un insulto all’intelligenza di chi lo ascolta. Direi che può rispondersi così:
Imbarazzante “tigna” del nostro sedicente Presidente del Consiglio che, indispettito dai fischi dell’opposizione alla sua ormai nota frase “per me in particolare sarebbe come sconfessare parte della mia storia professionale…” (che presto farà bella mostra di sé tra le appena meno illustri “Veni, vidi, vici!” e “Parigi val bene una messa!”), si ripete per ben nove volte costringendo il presidente della Camera Bertinotti a sospendere la seduta per quaranta minuti. Il problema, detto alla buona, è il seguente: cosa frega a noi della sua storia professionale? E ancora: cosa c’è di tanto dignitoso nell’incompetenza continuata e addirittura folgorante di un boiardo di stato, di un tronfio dossettiano bolognese benedetto da Ciriaco De Mita, e nel suo operato di sensale d’affari di stato, di privatizzatore da burletta, che ha prodotto la condizione ibrida e loffia nella quale oggi dobbiamo riconoscere le vere radici dell’affare Telecom? Per lui in particolare sarebbe come sconfessare parte della sua storia professionale? E sconfessiamola, questa pessima storia, che è meglio per tutti. (…)
Scrive il giusto Claraevallensis nella critica della ragion pubblica.

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