Meglio non dimenticare

Sindrome dei Balcani, nuova vittima italiana

E’ il caporale Fabio Senatore, di 24 anni, napoletano. Rientrato da una missione in Kossovo era stato ricoverato all’ospedale di Pavia

PAVIA – Ancora un soldato morto per linfoma di Hodgkin, un tumore maligno del sistema linfatico ormai tristemente noto come «sindrome dei Balcani». La vittima è il caporale Fabio Senatore, di 24 anni, napoletano: dopo essere stato in missione nei Balcani, era stato ricoverato a Pavia, «dove si era recato per cure, in cerca di un ennesimo trapianto per combattere la malattia contratta in Kosovo dall’uranio impoverito», come ha dichiarato Domenico Leggiero, responsabile dell’Osservatorio Militare. L’ipotesi che i proiettili all’uranio impoverito e quindi la contaminazione dei militari siano l’origine dellla morte dei soldati non è mai stata ufficialmente accertata. Ma per le famiglie e perchi si sta occupando di questi casi, come l’Osservatorio militare, i dubbi sono pochi o addirittura inesistenti.

TRE MISSIONI – Fabio Senatore aveva fatto tre missioni nei Balcani. L’ultima, ha detto Leggiero, un anno fa, quando «è rientrato con la malattia ormai conclamata, e accertata, nel suo caso come in tutti gli altri casi di linfoma di Hodgkin tra i soldati, da medici civili e mai dai medici militari». Senatore, ha aggiunto Domenico Leggiero, «era della stessa estrazione e in amicizia con altri come Luca Sepe e Antonio Milano», militari napoletani di Cardito morti rispettivamente nel 2004 e nel 2002, «tutti in missione nei Balcani, tutti con linfoma di Hodgkin, tutti con l’illusione di essere assistiti e invece abbandonati». «È un tragico bollettino – ha commentato Leggiero – che va sempre più crescendo: con Senatore le vittime sono 40, e 300 i malati per uranio impoverito».

(fonte: Corriere della Sera)
Incidentalmente, tra le cose contestate dai manifestanti contro la linea ad alta velocità Torino-Lione c’è proprio l’estrazione di materiali inquinanti, tra cui alcuni componenti dell’uranio.

LA PROTESTA – I manifestanti erano un centinaio, con bandiere su cui campeggia la scritta «No Tav»: «Ci hanno distribuito dei volantini – ha raccontato una giovane passeggera – in cui si manifestano i motivi della protesta». In essi i «No Tav» ripetono i timori per la salute degli abitanti della Valle e per l’ ambiente derivanti dalla costruzione della linea ad alta velocità: «Saranno estratti – scrivono fra l’ altro – 16 milioni di metri cubi di di materiali pericolosi, contenenti amianto, e costruite 26 discariche»

(fonte: Corriere della Sera)

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2 pensieri su “Meglio non dimenticare

  1. Non si dovrebbero nemmeno dimenticare però tutte le vittime della sindrome dei balcani, fra la popolazione civile residente in kosovo e macedonia. Tanti giovani sono morti con la sola colpa di essere nati o di vivere in quelle zone. Ciao F.

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