Vivere in PACS

Non so esattamente cosa ha detto Prodi. Non mi interessa più di tanto, e non so esattamente cosa ha replicato Follini, o Casini, o Grillini. Tuttavia, sulla vicenda della PACS mi sembra che effettivamente si sia alzato un polverone che assomiglia alla tempesta in un bicchiere d’acqua.
Si parla da tempo, infatti, di regolamentare con una buona ragionevolezza le coppie di fatto. Che qualcuno lo voglia fare è cosa buona e giusta, senza ipocrisie. Se qualcun altro vuole invece equiparare le coppie di fatto alle coppie sposate, no, non sono d’accordo. Sono due cose, e due impegni, molto diversi. Ma dare diritti civili a chi decide di vivere insieme dovrebbe essere un impegno di democrazia assolutamente condivisibile.
Non credo, come dice qualche politico a destra, che sia l’anticamera del matrimonio gay. Mi sembrano, anche qui, due cose molto diverse ed anche qui si parla di diritti diversi. In tal senso, è sbagliato rendere giuridicamente e legalmente identico il matrimonio gay con il matrimonio eterosessuale, e cristiano (quello che è stato – a mio avviso – un errore della Spagna). Perché sono le classiche pere con le arance. Invece, dare diritti civili alle unioni, di fatto od omosessuali, potrebbe essere una strada percorribile da un centrodestra che volesse affermarsi come parte politica moderna: dando priorità alla famiglia non perché “cristiana” (anche se non lo è) ma che scelga il vincolo matrimoniale che è (teoricamente) per tutta la vita, laddove invece le coppie di fatto possono disfarsi quando vogliono. Il vincolo famigliare classico è probabilmente una scelta più coraggiosa e dura, che andrebbe protetta dallo Stato in modo più tangibile (invece di essere tar-tassata , ma questa è un’altra storia..)

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9 pensieri su “Vivere in PACS

  1. Era una vita che mi chiedevo se esistevano davvero persone che pensavano al matrimonio come ad un vincolo per tutta la vita, qualcuno che considerasse la legge come una emanazione della religione e gli omosessuali come delle pere (o arance) che non meritano i diritti degli eterosessuali. E che crede che le famiglie “cristiane” dovrebbero avere ancora piu’ soldi e piu’ vantaggi di quanti lo Stato Italiano gliene da’, a danno di tutti gli altri cittadini che restano a tasche vuote.
    Ti ho trovato, finalmente. Ora ti faccio una foto e ti appendo al muro.
    ZS

  2. Luciano Giustini

    Bravo poi fammi avere una copia tua, che la metto insieme a quella degli altri, gli altri che non capiscono un cazzo di quello che uno scrive nei post, naturalmente.
    Fammi il piacere, guarda, tornatene nelle tue ideologie decrepite. Tanto qui non siamo in PACS!

  3. ho paura… Luciano, per la prima volta siamo d’accordo sul novanta per cento del post :D
    scandalizzarsi per il PACS è veramente assurdo e, consentitemi le parole pesanti, anche abbastanza strumentalizzante. Perché significa, da parte della CEI, confondere per l’appunto le “pere” con le “arance”. Tutelare le coppie di fatto soprattutto dal punto di vista giuridico e patrimoniale, cioè negli aspetti maggiormente MATERIALI dell’unione non è certamente analogo ad assumere impegni di fedeltà, comunione materiale e spirituale propri del matrimonio.
    Si tratta solo di un contratto, per l’appunto nel suo aspetto squisitamente giuridico – e tuttavia è anche un forte strumento di democrazia, di tutela dei diritti umani (si pensi ai figli).
    (sul matrimonio gay: non so quanto sia desiderato dagli stessi omosessuali, ma comunque credo sia sempre opportuno tenere separato il matrimonio come istituto del codice civile dal matrimonio come sacramento. Il fatto che esita un matrimonio concordatario, nello Stato Italiano, non implica necessariamente la perfetta coincidenza tra i due).

  4. Edi, mi pare che sei tu che confodi le pere con le arance!
    Tu dici:”credo sia sempre opportuno tenere separato il matrimonio come istituto del codice civile dal matrimonio come sacramento” ma questa è un distinguo religioso! Infatti, dal punto di vista del contratto sociale, le ripercussioni sulla sfera civile dei coniugi sposati in chiesa o in Comune è assolutamente identica!
    Io rimarcherei la distinzione tra matrimonio (civile e religioso) e pacs!
    PS: L’Osservatore Romano non è il giornale della CEI, è il giornale dello Stato Vaticano.

  5. duque, le ripercussioni non mi sembrano ASSOLUTAMENTE identiche, bensì parzialmente coincidenti. Nella fase fisiologica, di certo i doveri di fedeltà, assistenza morale e materiale nonché coabitazione ci sono sia per il matrimonio civile che per quello religioso. Se non erro, però, (e qui correggetemi se sbaglio) il matrimonio civile non è preordinato alla riproduzione.
    il matrimonio concordatario è un istituto specialissimo nel nostro ordinamento, in virtù degli specialissimi rapporti tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica e, non me ne vogliano i politicamente corretti!, delle radici cristiane indubbie della nostra cultura. Tuttavia lo Stato, come peraltro ben sottolinea la costituzione, può tranquillamente stabilire analoghi patti con altre confessioni religiose.
    però nella fase “patologica”, il matrimonio civile può andare in… pausa con la separazione, per cui si sospendono alcuni dei principali doveri dei coniugi. Infine il matrimonio civile si può sciogliere; un individuo può contrarre più di un matrimonio civile nella propria vita etc. Non così per il corrispondente fenomeno religioso, salvo annullamento (e stenderei qui un velo pietoso), che è invece preordinato a durare tutta la vita.
    e non sono sottigliezze, tutt’altro: specie per le ripercussioni sulla sfera civile dei coniugi. Esse in particolare variano secondo il background culturale e sociale in cui si nasce. Ma questo è ovvio.
    me se che bisogna distinguere pere, arance e kiwi :-)

  6. Gentilissima Edi,
    si vede che hai tanto sudato sui tomi giuridici e ce ne rallegriamo vivamente!MA la distinzione che tu continui a fare tra matrimonio civile e matrimonio concordatario ha appunto – come dici tu – maggiore o minore incidenza “secondo il background culturale e sociale in cui si nasce”!
    C’è chi non si separa perché non vuol infrangere un sacramento; c’è chi divorziando può anche essere vittima di una condanna morale, ma la divergenza di vedute sul perché e sul per come debba considerarsi finito un matrimonio, nulla toglie alla sostanziale coincidenza dei principi su cui si fonda IL matrimonio tout court. O per meglio dire LA COINCIDENZA tra i principi e le motivazioni, che fanno sì che due decidano di sposarsi invece di (continuare a) convivere.
    Una volta che si è deciso di sposarsi, la sottolineatura del rito del matrimonio è indifferente: dipende dal “background culturale e sociale in cui si nasce” preferire il rito civile o cattolico, greco-ortodosso,ebraico, mussulmano,buddista…
    Ma santo Iddio! C’e qualcosa che pur nella diversità li accomuna! Che fa dire questo è matrimonio e questo no? Ci sarà un quid che faccia dire ad una coppia: sposiamoci!
    E quando due decidono di sposarsi la distinzione tra matrimonio religioso e civile è irrilevante.
    Chi non si sposa in chiesa, ma preferisce sposarsi in municipio, non penso che lo faccia perché voglia un legame meno impegnativo, perché consideri l’unione davanti al sindaco meno “vincolante”. Ok è possibile sospendere il vincolo, ma anche in municipio, i nubendi nelle intenzioni si promettono amore eterno e nessuno dei due promessi, il giorno delle nozze, si pone il problema di quali siano i motivi per chiedere il divorzio (o l’annullamento!)
    Se il celebrante delle nozze religiose, facendo funzioni di ufficiale di stato civile, legge gli articoli del Codice Civile (non del Codice di Diritto Canonico!) riguardo i diritti e i doveri del matrimonio…forse “fedeltà, assistenza morale e materiale nonchè coabitazione” non hanno un senso solo “fisiologico” e “contingente”.
    Riguardo, infine,a quello che tu definisci, con espressione assai infelice: obbligo riproduttivo del matrimonio cattolico, beh! Non sono pochi oggigiorno i conviventi che decidono di sposarsi, ed anche “solo” civilmente quando si accorgono di star “malauguratamente” aspettando un bambino! Perpetuando così la credenza che:“la famiglia è fondata sul matrimonio”.
    Cara Edi, arrenditi: ormai anche il “matrimonio riparatore” si è laicizzato!:)
    Riaffermo pertanto la mia tesi: il matrimonio è una cosa la convivenza un’altra.O meglio ancora:
    I MATRIMONI SONO UNA COSA LE CONVIVENZE ( pacs inclusi) SONO UN’ALTRA.

  7. duca, la divergenza sta nel ritenere o meno “indissolubile” o “potenzialmente eterno” il matrimonio – che per me lo è se si dà il significato religioso, non se il significato è laico; anche perché al momento non esistono modelli “duraturi” di nucleo familiare civile al di fuori del matrimonio del codice. Chissà cosa succederebbe se venisse introdotto un PACS, anche dal punto di vista statistico? :)
    però alla fine la conclusione è medesima: la convivenza è una cosa, il matrimonio è un altro. E la mutevolezza del background sociale è un’altra testimonianza, semmai, della differenza tra le due cose. :)
    il matrimonio riparatore l’abbiamo abbandonato da tempo pure qui, si vede che stai fuori da siculandia ;-)))))

  8. Luciano Giustini

    Avete finito? :)
    Comunque vorrei far notare al Duca che oggigiorno se una ragazza rimane incinta mica è detto che si debba sposare, anzi: in effetti su questo i tempi sono molto cambiati. Tra l’altro se sceglie di convivere, forma una famiglia di fatto, che – di fatto e scusate il gioco di parole – legalmente, in caso di bimbi, esiste già, alla faccia dei PACS e compagnia bella.

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