Not for self

8347322_001573075e.jpg
E così, sono andato. Non volevo, ma un invito, una chiamata: mia madre mi trascina nella coda. Lei è così, legata all'”evento”, all’esserci, alle persone, alla spiritualità del vedere, toccare.
Andiamo. Aspettiamo. Arriviamo, e quel momento passa così, nel vedere le spoglie mortali di un uomo, come vidi quelle di mio padre un anno fa quasi. Un altro padre che se ne va. Ed un’altra assenza ancora che si crea, la terza, un’altra scomparsa nella mia miserabile vita.
Ma è il senso di inadeguatezza, di fronte a tanto, quello che mi sbilancia. Quel sottile equilibrio tra il senso di sé e il resto, si inverte. La mia inutile giornata si dipanerà tra nervosismo e incapacità di fare le cose che dovevo fare. Anche per il traffico che è impazzito.
Di fronte alle parolela Misericordia di Dio si mostri più grande della mia debolezza e indegnità“, pur teologicamente filtrate, cosa posso provare? Un profondo, inarrestabile senso di inadeguatezza. Non riesco a fare altro.

* * *

Come romano, mi sono rimaste impresse tantissime cose in questi giorni che ho passato forse più a S.Pietro che a casa.
I polacchi: i polacchi che si fanno fino a 36 ore di viaggio in pulmann per esserci. Che dormono nelle piazze, che non dormono affatto anzi. Perché loro devono esserci, ai funerali del loro papa.
Tutti gli enti di protezione e sicurezza. Alcuni corpi dello Stato di cui ignoravo perfino l’esistenza, sono a Roma. Corpi come i “Carabinieri cinofili”, la “Fluviale”, altri di cui non ricordo neanche più la denominazione, e poi La Forestale, il bravo Bertolaso e la Protezione civile che è presente in forze, a Roma non avevamo mai visto tanta folla di auto con le insegne più disparate, e colorate. Un mistero come fanno a coordinarsi tutti tra loro.
Khatami che viene ai funerali. Rimarrà forse il simbolo, il capo della nazione teocrazia islamica più conservatrice viene a rendere omaggio al capo dei cattolici. Lui, insieme ai capi di Stato di praticamente tutto il mondo, tranne la Cina e poche altre, sarà presenti ai funerali. Impensabile. Inimmaginabile, storicamente ma anche praticamente. Il senso di maestosità e di unione che tale papa riesce a creare è fuori da ogni definizione.
La selva di parabole (non quelle bibliche), vicino Castel S.Angelo, in una piazza che di solito è animata solo dai “tredicine”, i famigerati camioncini che vendono schifezze commestibili di ogni genere (si narra che le loro pizzette subiscono processi di conservazione che le fanno durare 30 anni senza variazioni percepibili), sono invece accatastati i camion delle stazioni tv trasmittenti. Mai visti tanti, e mai tutti insieme. Giornalisti di tutto il mondo, telecamere ovunque, riprese da ogni luogo possibile: terrazze attrezzate come studi televisivi, ponteggi improvvisati e non, tetti di camper buoni per le panoramiche sula folla. Perfino a me, che -credo – si comprendeva perfettamente non ero pellegrino, hanno tentato di intervistarmi un paio di volte (senza successo). Tutte le televisioni di tutto il mondo (perfino quella russa) danno spazio e rilevanza un tempo impensabile alla morte del papa. Altro aspetto incredibile..credo..
E infine, loro: i giovani. Sono per la maggior parte ragazzi quelli che ho visto nella folla oceanica in coda per entrare nella basilica. Si vedono ovunque distese di ragazzi e ragazze che cantano, vegliano, piangono, aspettano, si riposano, si chiedono dove andare, come arrivarci. Sono stremati, ma felici, gioiosi, sorridenti, amichevoli. Tanti, tantissimi giovani, quelli che Woytila amava e che chiamava a raccolta. Questo è stato l’aspetto più commovente di tutto quanto, per me. Più della quantità, è la qualità ad avermi colpito. Specie in tempi come quelli in cui viviamo. Vedere tanti ragazzi come me (beh, spesso più giovani) affrontare fatiche e privazioni per “stare con lui” nel suo ultimo viaggio è commovente, comunque la mettiate e qualsiasi fede abbiate. Li ho osservati a lungo, ho cercato di identificarmi con loro, ma ovviamente senza successo: io, romano fortunato, stavo lì senza questa piccola missione, semplice “reporter” improvvisato con qualche immagine da imprimere nella retina, da condividere online, da vivere. Inadeguatamente.

Annunci