Mc 3,1-6
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Meditazione
Ci sono tre personaggi che risaltano nel racconto del miracolo dell’uomo dalla mano inaridita. C’è quest’anonimo individuo che stende la sua mano e riceve il dono della guarigione. C’è Gesù che con autorevolezza si impone in mezzo alla piccola folla di gente radunata nella sinagoga. Ci sono i farisei che disapprovano il comportamento di Gesù, spiandolo, tacendo dinanzi alle sue domande, riunendosi per tramare contro di lui. Qual è la caratteristica precipua di queste persone che suscita la delusione e lo sdegno di Gesù? La “durezza di cuore”. Qualche volta la filologia è di aiuto. E questa volta vale la pena menzionare che la parola adoperata dall’evangelista nella lingua originale, il greco, esprime una durezza impenetrabile, come quella di una pietra. In che cosa consiste questo atteggiamento? Nel non avere misericordia, nel disinteressarsi al bene di una persona, nel giustificare questa cattiveria in nome di un malinteso spirito religioso, che tradisce Dio. È come un accecamento della mente e del cuore. Di qui la domanda provocatoria da parte di Gesù: «è lecito in giorno di sabato fare il bene o il male?». «Ma essi tacevano». È un silenzio in cui possiamo rifugiarci pure noi, sprezzanti e arroganti, quando facciamo del mutismo un arsenale di odio: collera, rancore, invidia, dissipazione. Riferendosi ad esso, il grande dottore della Chiesa, il Papa Gregorio il Grande, parlava di strepitus silentii, un silenzio che urla incattivito. «Guardandoli tutt’intorno»: Gesù penetra in ogni cuore; con il suo sguardo, raggiunge ciò che nessuno vede. Un altro evangelista, Giovanni, afferma: «Gesù sapeva quello che c’è in ogni uomo». E se, dunque, un cuore inaridito dall’egoismo e dalla superbia suscita in lui tristezza e persino fremiti di indignazione, un cuore in cui dimora un raggio di carità lo rallegra e lo attrae. Che cosa vedrà nel mio cuore il Signore?
Preghiera:
Cambia il mio cuore e dammi un cuore generoso, un cuore affabile, pieno di bontà, un cuore nuovo. Fa’ spuntare in me i frutti della tua presenza. Donami i frutti del tuo Spirito che sono amore, pace e gioia. Ti rendo grazie, o Padre, per quello che oggi stai compiendo nella mia vita. Ti ringrazio con tutto il cuore (Padre Emiliano Tardif).
Mc 2,18-22
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».
Meditazione
Qual è l’autentico significato religioso del digiuno cristiano? «Verranno giorni in cui sarà tolto loro lo sposo e allora digiuneranno». Gesù associa il senso di questa pratica, da sempre parte del vissuto cristiano, ad un atteggiamento penitenziale: fare memoria della sua Passione e condividerne gli effetti salvifici. La penitenza però si inscrive in un’attitudine più ampia e comprensiva della vita cristiana, cioè la gioia di chi riconosce in Gesù lo Sposo da amare e da cui, soprattutto, lasciarsi amare: «Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare». Tra gli attributi più belli con cui il Vangelo e la storia della teologia cristiana designano Gesù, c’è questo dolcissimo titolo: Sposo. Quando la nostra anima vive del desiderio di amare il Signore, quando è profondamente ed irresistibilmente attratta e sedotta da Lui, quando la nostra esistenza è tutta ricentrata attorno al Signore, e si vive solo per Lui e di Lui, allora si celebra quello che i santi hanno descritto come il Matrimonio spirituale. L’anima, cioè la luce della nostra intelligenza, la forza della nostra volontà, i brividi della nostra libertà, il fuoco dei nostri sentimenti, tutto viene assorbito, purificato, trasformato, elevato, divinizzato nell’unione totalizzante e beatificante con Cristo, Verbo divino. Si celebrano allora le nozze di Dio, di cui i profeti dell’Antico Testamento avevano parlato, con l’umanità. L’amore tutto rinnova, la vita rifiorisce: ed ecco allora il simbolo del “vino nuovo”, che viene versato abbondantemente, secondo la simbologia biblica, perché la presenza del Signore “rallegra il cuore dell’uomo”. Chi siamo noi, se non delle creature con un cuore assetato di amore e di felicità? Ma lo Sposo è con noi! È questa la proposta nuova di Gesù: accettare senza timori, senza riserve, senza resistenze di essere amati da Lui ed averlo Sposo amato e commensale al banchetto della vita e della gioia.
Preghiera:
«Una sposa che ti ami, Figlio mio, ti voglio dare, che per tua grazia meriti d’essere in nostra compagnia». «Lo gradisco molto, o Padre» il Figlio rispondeva – «e alla sposa che vuoi darmi lo splendore io darò, reclinata sul mio braccio nel tuo amore avvamperà e con eterno diletto la tua bontà magnificherà» (San Giovanni della Croce).
Nessun altro al mondo ha influenzato gli eventi che hanno portato alla conferenza di Copenhagen sul riscaldamento globale quanto il Dott. Rajendra Pachauri, presidente dell’IPCC, la Commissione intergovernativa dell’ONU sul cambiamento climatico (IPCC) e la mente dietro al suo ultimo rapporto nel 2007.
Benché il dott Pachauri sia spesso presentato come scienziato (una volta la BBC lo ha descritto come “il principale climatologo del mondo”), egli non possiede alcuna qualifica nel campo delle scienze climatiche, essendo un ex-ingegnere ferroviario con un PhD in economia.
Ma quello che è sfuggito all’attenzione di quasi tutti è il modo in cui il dott. Pachauri ha messo insieme uno stupefacente portfolio mondiale di interessi affaristici con realtà che hanno investito e stanno investendo miliardi di dollari in organismi che dipendono dalle decisioni e dalle politiche dell’IPCC.
Questi organismi comprendono le banche, le aziende del petrolio e dell’energia e i fondi di investimento pesantemente coinvolti nel “mercato delle emissioni” e nelle “tecnologie sostenibili” che, messi insieme, costituiscono il mercato più in rapida crescita del mondo, stimato prossimo a valere migliaia di miliardi di dollari all’anno.
Oggi, oltre al suo ruolo di presidente dell’IPCC, il dott. Pachauri occupa più di una ventina di poltrone simili, fungendo da direttore o consigliere per molti degli enti che svolgono un ruolo leader in quello che oggi è conosciuta come ”’l'industria del clima’ internazionale”.
L’incredibile è che la dimensione sconvolgente dei legami del dott. Pachauri con molte di queste entità è venuta alla luce solo di recente, sollevando inevitabilmente degli interrogativi su come possa il più importante “funzionario del clima” del mondo essere anche coinvolto personalmente in così tante organizzazioni che potranno trarre beneficio dalle delibere dell’IPCC.
La questione del potenziale conflitto di interessi del dott. Pachauri è stato sollevata pubblicamente per la prima volta solo il 15 dicembre scorso quando, dopo aver tenuto una conferenza all’Università di Copenhagen, gli è stata consegnata una lettera aperta da parte di due eminenti “scettici del clima”. Uno si chiama Stephen Fielding, ed è il senatore australiano che ha suscitato la recente rivolta contro il progetto di scambio delle emissioni denominato “cap& trade” del suo governo. L’altro, britannico, è Lord Christopher Monckton, da tempo noto critico della scienza dell’IPCC, che ha svolto di recente un ruolo chiave nel rendere più rigorosa l’opposizione a un simile progetto di legge davanti al Senato USA.
Tale lettera aperta iniziava col mettere in dubbio l’onestà scientifica di un grafico usato con grande rilievo nel rapporto IPCC del 2007, e mostrato nel corso della sua relazione anche da Pachauri, chiedendogli di ritirarlo. Ma essi hanno chiesto anche perché il rapporto non aveva reso pubblico il coinvolgimento personale del dott. Pachauri in tante organizzazioni in grado di trarre profitto dalle sue conclusioni.
La lettera, che comprendeva informazioni rese pubbliche nel Sunday Telegraph del 13 dicembre, è stata distribuita a tutte le 192 delegazioni nazionali, e chiedeva loro di sollevare il dott. Pachauri dall’incarico di presidente dell’IPCC a causa delle recenti rivelazioni sui suoi conflitti d’interesse.
La base su cui il dott. Pachauri nel corso dell’ultimo decennio ha costruito la sua rete di potere nel mondo è l’Istituto Tata Energy Research Institute, con base a Delhi, di cui divenne direttore nel 1981 e direttore generale nel 2001. Oggi questo istituto si chiama The Energy Research Institute (TERI), ed è nato nel 1974 dal più grande impero di affari privato dell’India, il Tata Group, i cui interessi spaziano fra acciaio, auto, energia, chimica, telecomunicazioni e assicurazioni (nel Regno Unito è conosciuto soprattutto come proprietario di Jaguar, Land Rover, Tetley Tea e Corus, la più grossa acciaieria della Gran Bretagna).
Benché, da quando ha cambiato nome, TERI abbia esteso le sue sponsorizzazioni, le due entità sono rimaste strettamente collegate.
In India, la Tata gestisce un potere politico immenso, dimostrato anche dal modo con cui è riuscita a far sloggiare centinaia di migliaia di poveri abitanti dei villaggi tribali negli stati orientali dell’Orissa e del Jarkhand per fare spazio alle miniere di ferro e ai progetti di fabbricazione dell’acciaio su larga scala.
Inizialmente, quando il dott. Pachauri prese la direzione di TERI negli anni Ottanta, i suoi interessi si incentravano sulle industrie del petrolio e del carbone, il che potrà sembrare strano oggi per un uomo che dopo di allora è diventato noto soprattutto per la sua opposizione ai combustibili fossili. Fu, ad esempio, uno dei direttori fino al 2003 della India Oil, la più grossa azienda commerciale del paese, e fino a quest’anno è rimasto direttore della National Thermal Power Generating Corporation, il suo più grosso produttore di energia elettrica.
Nel 2005, Pachauri ha fondato GloriOil, un’azienda del Texas specalizzata nella tecnologia che permette alle ultime riserve di essere estratte dai campi petroliferi che altrimenti sarebbero alla fine della loro vita utile.
Tuttavia, dato che Pachauri nel 1997 divenne uno dei vice-presidenti dell’IPCC, la TERI ha allargato enormemente la sua sfera di interesse in ogni genere di tecnologia rinnovabile o sostenibile, in molte delle quali sono state coinvolte anche varie divisioni del Tata Group, quali il suo progetto di investire $1,5 miliardi in vasti insediamenti eolici.
Anche l’impero TERI del dott Pachauri si è allargato a livello mondiale, con filiali negli USA, nell’UE e in diversi paesi in Asia. La TERI Europe, con base a Londra, di cui egli è consigliere (insieme a Sir John Houghton, una delle pedine chiave degli albori dell’IPCC ed ex-capo del Met Office del Regno Unito) attualmente sta portando avanti un progetto sulla bio-energia, finanziato dall’UE.
Un altro progetto, co-finanziato dal Dipartimento dell’Ambiente, dell’Alimentazione e degli Affari rurali e la ditta di assicurazioni tedesca Munich Re, sta studiando come possa l’industria delle assicurazioni dell’India, compresa la Tata, beneficiare dello sfruttamento dei presunti rischi legati al cambiamento climatico. E’ proprio per questo che Defra e i contribuenti dell’UK finanzieranno un progetto per aumentare i profitti delle aziende assicurative indiane.
Ancora più strano è il ruolo dell’organizzazione non-profit nata da TERI, con sede a Washington, di cui Pachauri è presidente. Situata sulla Pennsylvania Avenue, fra la Casa Bianca e il Campidoglio, questo organismo dichiara candidamente di essere un’organizzazione di lobbying, avente lo scopo di “sensibilizzare chi prende le decisioni nel Nord America alle preoccupazione dei paesi in via di sviluppo riguardo all’energia e all’ambiente”.
TERI-NA è finanziata da una galassia di sponsor ufficiali e aziendali, compresi quattro rami della burocrazia ONU; quattro agenzie del governo USA; giganti del petrolio come Amoco; due dei principali appaltatori della difesa USA; la Monsanto, il più grosso produtttore dei OGM del mondo; il WWF (il gruppo ambientalista che deriva molti dei suoi finanziamenti dalla UE) e due leader del “mercato delle emissioni” internazionale che gestiscono in totale oltre mille miliardi di dollari (620 miliardi di sterline) di asset.
Tutto questo è sicuramente utile agli interessi di Tata in India, che è pesantemente coinvolta non solo nella bio-energia, le rinnovabili e le assicurazioni, ma anche nel “carbon trading”, il mercato mondiale delle compravendite dei diritti di emettere CO2. Molto di questo è gestito per lucro dall’ONU ai sensi del “Meccanismo per lo Sviluppo Pulito” (CDM) istituito con il Protocollo di Kyoto, che Copenhagen doveva sostituire con un trattato ancora più lucroso.
Ai sensi del CDM, aziende e consumatori del mondo sviluppato pagano per avere il diritto di superare i loro “limiti di emissioni” comprando certificati da quelle azienei di paesi come l’India e la Cina che accumulano “crediti di emissioni ” per ogni fonte di energia rinnovabile che essi elaborano – oppure mostrando che hanno in qualche modo ridotto le proprie “emissioni”.
E’ uno di questi affari, come riferito nel Sunday Telegraph del 13 dicembre, che sta permettendo a Tata di trasferire tre milioni di tonnellate di produzione di acciaio dal suo impianto Corus a Redcar a un nuovo impianto nell’Orissa, guadagnando così potenziali £1,2 miliardi di ‘crediti alle emissioni” (e facendo perdere il lavoro a 1700 persone del Teesside).
Oltre tre quarti del mercato mondiale delle emissioni beneficiano in questo modo l’India e la Cina. La sola India ha 1455 progetti CDM in atto, per un valore di $33 miliardi (20 miliardi di sterline), molti dei quali sono stati facilitati da Tata – e forse non sorprenderà il fatto che il dott. Pachauri faccia parte anche del Consiglio della Borsa del Clima di Chicago, la più grande e lucrosa borsa di scambi di diritti di emissioni del mondo, che fu anche assistita da TERI nel fondare la borsa di scambi della stessa India.
Ma tutto questo è nulla se confrontato con le tante altre poltrone asssegnate al dott. Pachauri negli anni da quando l’ONU lo ha scelto per diventare il principale “funzionario del cambiamento climatico” del mondo.
Nel 2007, ad esempio, è stato inserito nel Consiglio di Siderian, un’azienda con sede a San Francisco specializzata nelle “tecnologie sostenibili”, a cui Pachauri doveva fornire “accesso, statura e esposizione industriale del più alto livello”.
Nel 2008 è stato nominato Consigliere per l’energia rinnovabile e sostenibile del Credit Suisse e della Rockefeller Foundation. E’ entrato a far parte del Consiglio della Banca Nordic Glitnir nel momento in cui essa lanciava il suo Fondo per il Futuro Sostenibile, mirante a raccogliere 4 miliardi di sterline. Divenne Presidente del Fondo per le Infrastrutture sostenibili dell’Indonesia, il cui Amministratore delegato confidava di raccogliere in breve tempo 100 miliardi di sterline.
Lo stesso anno divenne direttore dell’International Risk Governance Council di Ginevra, fondato dalla EDF e da E.On, due delle più grosse aziende europee di elettricità, per promuovere la ‘bio-energia’. Quest’anno il dott. Pachauri è diventato “consigliere strategico” del Fondo di investimenti newyorchese Pegasus e Presidente del Consiglio della Banca asiatica di sviluppo Asian Development Bank, una grossa sostenitrice degli scambi CDM, il cui Amministratore delegato avvertì che se non si arrivava a un accordo a Copenhagen il mercato delle emissioni sarebbe crollato.
L’elenco di incarichi ricoperti oggi dal dott. Pachauri, come risultato del suo nuovo status mondiale, è infinito. E’ diventato capo dell’Istituto per il Clima e l’Energia dell’Università di Yale, che riceve milioni di dollari di finanziamenti pubblici e privati in USA. Fa parte del Consiglio sul Cambiamento climatico della Deutsche Bank. E’ Direttore dell’Istituto giapponese per le Strategie globali sull’ambiente e fino a poco tempo fa era consigliere per la Toyota. Richiamando le sue origini come ingegnere ferroviario, è perfino consigliere per le politiche della SNCF, le Ferrovie dello Stato francesi.
Nel frattempo, a casa sua in India, fa parte anche di una serie di organismi governativi importanti, compresa la Consulta economica del Primo Ministro, oltre a occupare varie posizioni accademiche. Ha trovato il tempo perfino di pubblicare 22 libri.
Il dott. Pachauri non si tira mai indietro quando si tratta di dare al mondo franchi consigli su ogni questione si riferisca alla minaccia del riscaldamento globale. L’ultima edizione di TERI News lo cita per aver detto all’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente USA di andare avanti nella regolamentazione delle emissioni di CO2 degli Stati Uniti senza aspettare che il Congresso approvi un’apposita legge.
Racconta anche come, nei giorni precedenti Copenhagen, egli abbia chiamato i paesi storicamente responsabili per la crisi di riscaldamento globale a prendere “impegni concreti” per aiutare i paesi in via di sviluppo come l’India con finanziamenti e tecnologia – mentre allo stesso tempo insisteva che l’India non avrebbe mai accettato limiti vincolanti alle sue emissioni. L’India, diceva Pachauri, doveva negoziare per avere sussidi su grande scala dall’Occidente al fine di sviluppare il solare, e i fondi occidentali dovevano essere resi disponibili anche per progetti di geo-ingegneria che succhiassero la CO2 dall’atmosfera.
Quale indù vegetariano, il dott Pachauri ha ripetuto il suo richiamo al mondo di mangiare meno carne al fine di tagliare le emissoni di metano (come al solito non ha fatto alcun accenno a cosa fare poi dei 400 milioni di vacche sacre dell’India). Dopo ha invitato anche a vietare di servire il ghiaccio nei ristoranti e a mettere un contatore in tutte le camere d’albergo per imporre ai clienti una tassa sul loro uso del riscaldamento e dell’aria condizionata.
Su una cosa, però, il ciarliero dott Pachauri rimane zitto: su quanti compensi percepisce per tutti questi importanti incarichi, che ammonteranno sicuramente a milioni di dollari. Non uno degli organismi per i quali presta la sua opera rende pubblici il suo stipendio o i suoi onorari; compresa l’ONU, che si rifiuta di rivelare quanto noi tutti lo paghiamo nella sua qualità di funzionario fra i più anziani.
Quanto alla stessa TERI, il principale datore di lavoro di Pachauri da quasi 30 anni, essa è così riluttante a parlare di soldi che non pubblica nemmeno i conti – il bilancio consiste in due diagrammi sulle entrate e uscite che non espongono alcuna cifra nel dettaglio.
Del pari riluttante a parlare è il dott. Pachauri riguardo ai legami di TERI con la Tata, l’azienda che l’ha fondata negli anni Settanta e il cui nome ha continuato a portare fino al 2002, quando è stato cambiato semplicemente in The Energy Research Institute. Un portavoce all’epoca disse: “Non abbiamo tagliato i nostri rapporti passati con i Tatas, il cambiamento è solo di convenienza”.
Ma il vero grande interrogativo riguardo al direttore generale di TERI rimane quello relativo al rapporto fra i suoi posti commerciali altamente remunerativi e il suo ruolo di presidente dell’IPCC.
TERI, ad esempio, è entrata nel novero dei migliori offerenti per gli appalti aperti dal Kuwait finalizzati a ripulire i disastri causati da Saddam Hussein nei loro campi petroliferi nel 1991. Il costo di tali appalti ($3miliardi) è coperto dall’ONU. Se vincerà, sarebbe la terza volta che la TERI beneficia di un contratto finanziato dall’ONU.
Certamente nessuno apprezza di più i servizi di TERI dell’UE, che ha incluso l’istituto del dott. Pachauri come partner in non meno di 12 progetti miranti ad assistere nelle decisioni sulle politiche UE per mitigare gli effetti del riscaldamento globale predetti dall’IPCC.
Chissà se quei 1700 lavoratori nel Teesside il mese prossimo saranno tanto contenti di perdere il posto di lavoro a favore dell’India, grazie ai meccanismi di quel “mercato delle emissioni” internazionale di cui il dott. Pachauri è così entusiasta.
(Traduzione di Alessandra Nucci)
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Intervista al cardinale Schönborn, primo cardinale a celebrare messa a Medjugorje: “La Madonna ha parlato ai veggenti, io ci credo”
“La Madonna ha parlato ai veggenti, io ci credo”
Intervista al cardinale Schönborn, prima eminenza a celebrare messa a Medjugorje: il Papa potrebbe venire qui” Dall’inviato Riccardo Jannello “I veggenti sono come i pastori di Betlemme. Non possiamo non credere che abbiano parlato con la Madonna e che intercedano con noi. Non tutti possiamo vedere la Madonna, che appare sempre agli umili perché è la donna più umile che ci sia. Come i pastori dissero a Giuseppe e Maria che c’erano gli angeli sopra la loro grotta, e loro non li avevano visti, così non possiamo pensare che a Medjugorje i messaggi che ci lascia la Vergine Maria non siano veri “.Il cardinale Cristoph Schönborn, vescovo di Vienna e primate d’Austria, ma soprattutto allievo prediletto di Joseph Ratzinger a Ratisbona (con il futuro Benedetto XVI si è laureato e ha seguito il dottorato), è la prima eminenza vaticana che in modo ufficiale celebra messa al santuario mariano bosniaco e che, con le sue parole, sembra finalmente dare a Medjugorje quel riconoscimento che ancora non esiste.
“Sono venuto a vedere in che modo sta l’albero, perché dei suoi frutti avevo già notizia: tanti fedeli della mia diocesi sono venuti qui a pregare e hanno poi scelto la vocazione sacerdotale o hanno ricostituito una famiglia che era in sfacelo. Penso davvero che qui si ascoltino cose molto importanti e soprattutto si colga nel senso migliore il bisogno di pregare che la società ci sollecita sempre di più”. Che cosa dirà al Santo Padre della sua esperienza a Medjugorje? “Il Papa non ha bisogno dei miei consigli. Sa benissimo quale importanza rivesta la Vergine Maria per la Chiesa cattolica e lui ne è un fervente devoto. Ha visitato diversi santuari mariani e penso che un giorno possa venire anche qui”. Che cosa pensa dei messaggi che la Madonna rilascia ai veggenti di Medjugorje? “Sono messaggi evangelici senza essere dichiarazioni straordinarie, ma dimostrano che la Vergine pensa alla sua gente con grande amore. Bisogna che il buon senso prevalga in tutti noi e i veggenti ce lo ricordano con le parole della Madonna. E d’altra parte ricordo sempre quello che ha detto Santa Bernadette di Lourdes: ‘A me non è stato chiesto di convincervi delle parole che ho sentito, ma solo di dirverle’. Saranno poi i fedeli a capire ognuno per il suo sentimento”. Lei ha parlato nell’omelia della notte di Capodanno di nuova evangelizzazione. A che cosa si riferiva in modo preciso? “Alla necessità di affidare la parola di Dio alle persone giuste, che possano raggiungere anche chi non prega e che invece può capire quale sia il messaggio cristiano, di pace innanzitutto. Attraverso la preghiera noi possiamo raggiungere anche chi ora è senza Dio”. Ma come mai la Chiesa finora ha visto in modo non sempre favorevole il caso di Medjugorje? “Direi che non è sempre stato così, c’è molto interesse per Medjugorje, ma bisogna anche andare con serenità a un giudizio finale. Direi che la Chiesa cattolica qui ha sopportato la guerra, il comunismo, di nuovo un conflitto e non si è mai arresa, anzi, dal 1981 qui i pellegrini sono molto aumentati di numero a dimostrazione che in questo luogo c’è qualcosa di speciale”. Lei in questi giorni questi pellegrini li ha incontrati. Che cosa ha sentito dalle loro parole, e, soprattutto, quali sono state le sue sensazioni nei luoghi dove questa fede si esplica? “Ho sentito da loro il grande bisogno di pregare e di rivolgersi alla Madonna con semplicità come fa lei con noi. Io ho sentito questa devozione e ho capito che davvero questo luogo ha un suo importante connotato che la chiesa deve capire”. Un giudizio finale? “Direi che la gente adora questo luogo e che può diventare qualcosa di molto importante e profondo”. © Copyright Il Resto del Carlino, 2 gennaio 2010
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